Un secolo fa, l’impegno evangelizzatore di mons. Stefano Ferrando in India e di don Albano Cecchetti in Giappone: ecco come fecero conoscere Cristo. Le lettere a mons. Bovelli
di Giulia Tonini
Sono una studentessa di lingua giapponese a Venezia e durante il periodo di tirocinio svolto presso l’Archivio diocesano di Ferrara ho potuto consultare alcuni fascicoli contenenti le varie corrispondenze dei missionari in Asia. Tra loro posso menzionare padre Enrico Frassineti, membro della società dei saveriani e missionario in Cina, e san Filippo Neri, agostiniano scalzo che nel 1700 si recò in missione nel Tonchino (una regione del Vietnam). Le lettere che però mi hanno più incuriosito sono state quelle dei salesiani don Albano Cecchetti, missionario in Giappone, e del Vescovo di Shillong (in India), mons. Stefano Ferrando.
Ma chi sono i salesiani? La Società Salesiana di San Giovanni Bosco viene fondata nel 1859 a Torino. I salesiani si dedicano all’istruzione ed educazione della gioventù povera in scuole, oratori, centri di formazione agraria e professionale, ma anche all’apostolato della stampa e alle missioni.
Dal 1906 estendono la propria missione in Asia, arrivando in India. Qui, mons. Stefano Ferrando svolge il proprio apostolato, più precisamente nella regione di Assam e in quelle confinanti col Tibet e Birmania. Nel 1926 don Vincenzo Cimatti fonda l’opera salesiana in Giappone, e spesso viene affiancato da altri confratelli come don Cecchetti.
MONS. FERRANDO IN INDIA
Mons. Ferrando giunge in India nel 1923 e qui dedica la propria vita al miglioramento delle condizioni delle comunità locali, concentrandosi soprattutto sull’istruzione e la sanità.
In India fonderà anche la prima congregazione femminile indigena nel nord-est del Paese, quando nel 1942 dà vita alla Congregazione delle Suore Missionarie di Maria Aiuto dei Cristiani. Queste lavorano in cooperazione con il clero visitando i villaggi più isolati, aprendo oratori dove insegnano il catechismo: si occupano quindi d’istruzione e si prendono cura degli orfani e malati. Nell’Archivio diocesano di Ferrara ho trovato una lettera di una di loro, sr. Maria Rorfuii, che nel 1934 scrive all’Arcivescovo mons. Ruggero Bovelli in occasione del S. Natale chiedendo le sue preghiere per loro e un supporto in denaro in modo da poter sfamare le orfanelle e le persone colpite dalle inondazioni, che avevano distrutto tutto il raccolto.
Tornando a mons. Ferrando, egli istituisce anche numerose scuole e centri di formazione professionale, e s’impegna nel dialogo interculturale e religioso, per costruire ponti fra le varie comunità.
In una sezione de “Il Bollettino Salesiano”, reperito online, ho letto infatti del suo viaggio in Bhutan risalente al 1936-37, visitando un giardino di tè dov’erano impiegati molti cristiani. Mons.Ferrando scrive della felicità che prova quando i fedeli che lo incontrano per strada vogliono fare offerte a sostegno della ricostruzione della Cattedrale, andata distrutta a causa di un incendio, fatto a cui fa riferimento anche in una lettera presente in Archivio dove appunto chiedeva un aiuto monetario ai buoni di cuore.
DON CECCHETTI IN GIAPPONE
La missione giapponese, invece, parte nella regione sud della nazione, il Kyushu, nello specifico a Beppu, una città della prefettura di Oita, e a Miyazaki, della prefettura omonima. È Papa Pio XI a sollecitare l’invio dei salesiani in quelle province abitate da 1 milione e mezzo di persone ma che contavano appena 300 cattolici.
Don Cecchetti, che arriva nella terra del sol levante negli anni ‘30 del secolo scorso, si ritrova ad affrontare un contesto religioso ed evangelico molto complicato: il Giappone sta attraversando un periodo di modernizzazione dinamico per tenersi al passo con la militarizzazione in aumento, e questo comporta tensioni politiche che portano allo scoppio del secondo conflitto mondiale. Ciò nonostante, don Cecchetti cerca d’integrarsi imparando la lingua e adattandosi alla cultura della popolazione per entrare meglio in contatto con essa. Don Cimatti, che ricordiamo fu l’istitutore dell’apostolato in terra nipponica, diceva ai suoi missionari: «Ci faremo in tutto l’imitabile simili a loro. Se questo non si attua, sono certo che la conversione del Giappone sarà di là da venire per molti secoli», e don Cecchetti segue il suo insegnamento. Questo approccio frutta molto per quanto riguarda la fiducia che la popolazione ripone in loro.
Anche questa missione ha come obiettivo principale quello di assistere i poveri e formare nuovi catechisti, ma non solo: oltre alla predicazione religiosa, infatti, si lavora con gli emarginati e si portano avanti progetti di assistenza sanitaria ed educativa (numerose sono le fotografie che ritraggono don Cecchetti nelle scuole a Miyazaki). Il suo impegno per il sociale lo rende molto noto tra la popolazione, tanto che nel 1964 le autorità locali lo premiano per celebrare i 33 anni spesi nell’aiutare i giovani bisognosi.
Per far comprendere bene quanto sia stato importante il suo contributo, intendo ora parlare della Crociata della Carità, il cui manifesto ho esaminato in Archivio diocesano. Ma prima bisogna fare un passo indietro: a Miyazaki, circa agli inizi degli anni ‘30, sorge una Conferenza di S. Vincenzo de’ Paoli, con l’obiettivo di «soccorrere ed evangelizzare i pagani poveri o ammalati». Le principali attività della Conferenza comprendono: offrire un sostegno alle famiglie, sia finanziario che di beni primari, donando quindi loro del cibo; aiutare l’istruzione dei giovani, donando loro borse di studio e i materiali necessari; sensibilizzare i locali sulla situazione di povertà in cui versavano alcuni dei loro concittadini e incoraggiando la partecipazione alla carità, soprattutto dei fedeli. Inoltre, c’è la volontà di lavorare insieme ad altri gruppi religiosi per aumentare al massimo l’impatto di queste iniziative.
La Conferenza ha un ruolo cruciale nel contributo a solidificare a Miyazaki la coesione e sensibilità alle esigenze dei più vulnerabili; così, nel 1932 don Cecchetti accoglie la richiesta del Santo Padre Pio XI, lanciando la Crociata della Carità a favore della solidarietà e dell’assistenza di «poveri vecchi pagani o da poco rigenerati alla grazia», per costruire loro un ricovero. Si tratta di un movimento cristiano fondato sull’idea che la carità fosse un dovere, per permettere alla società di combattere le ingiustizie sociali e sensibilizzare i cattolici ad aiutare i più bisognosi attraverso raccolte fondi. Rappresentava, quindi, un invito a vivere la fede in modo attivo, manifestandola tramite gesti concreti di supporto e solidarietà.
Oltre alle opere di carità però, don ,Cecchetti si preoccupa di portare avanti l’evangelizzazione con l’istruzione di catechisti e la conversione di nuovi fedeli. A testimonianza di ciò, riporto il contenuto di una lettera del ‘36 trovata in archivio: don Cecchetti scrive all’Arcivescovo mons. Bovelli parlando del battesimo di un bambino giapponese a cui dà il nome del presule, Ruggero, oltre a rivolgere gli auguri in occasione del 20° anniversario della Consacrazione Episcopale. A questa deve aver allegato un santino di don Bosco in giapponese, che ho ritrovato tra le carte (e costituisce il vero motivo per cui mi sono appassionata all’argomento).
DIALOGO E INCULTURAZIONE
Approfondendo le mie ricerche, mai mi sarei aspettata di scoprire che l’opera del Signore si fosse instaurata con così grande successo in Asia, dove la religione è così differente dal cattolicesimo. Questo dev’essere il risultato del dialogo interculturale tra missionari e nativi, dove i primi sono stati abili nel comprendere e rispettare la cultura del posto, apprendendo per esempio la lingua, ed evitando di imporre gli usi e costumi occidentali. Oltre a questo, però, anche il modo di rappresentare il cattolicesimo in modi che fossero accessibili e stimolanti, deve aver giocato una buona parte nell’impatto avuto sugli abitanti: per esempio, come riportato da un articolo ne “Il Bollettino Salesiano”, don Cimatti amava usare la musica per coinvolgere la popolazione ed attirarla alla fede cattolica.
Questo dialogo ha permesso la costruzione di un ponte tra le due culture, mettendo in risalto il rispetto reciproco e il valore della carità, due principi fondamentali delle missioni salesiane.
Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 14 febbraio 2025
(Foto: don Cecchetti e alla sua sx l’ambasciatore Giacinto Auriti in visita, all’esterno della missione cattolica salesiana a Miyazaki)