Arcidiocesi

Storia dell'Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio

Storia della Diocesi di Ferrara, Comacchio e Arcidiocesi.


La sede di Ferrara.
La diocesi di Voghenza fu eretta nel IV secolo. Era originariamente suffraganea dell'arcidiocesi di Milano, ma nella prima metà del V secolo entrò a far parte della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Ravenna.
Nella seconda metà del VII secolo la sede episcopale fu traslata a Ferrara, ma i vescovi continuarono a portare il titolo di Voghenza per altri tre secoli: risale al 965 il primo documento in cui un vescovo si intitola Episcopus Ferrariensis. Per tutto il resto del X secolo si alternano nelle intestazioni il vecchio e il nuovo titolo.
All'inizio del XII secolo durante l'episcopato di Landolfo la sede vescovile che si trovava oltre il Po a san Giorgio transpadano fu trasferita nel sito dell'attuale città di Ferrara, dove fu edificata la cattedrale. Nello stesso periodo Ferrara si sottrasse alla giurisdizione metropolitica dell'arcivescovo di Ravenna, ottenendo da papa Pasquale II la bolla di esenzione Officii nostri dell'8 aprile 1106, confermata da altre due bolle di papa Innocenzo II, che iniziano entrambe con le parole Ad hoc in Apostolicae sedis cathedra e datate 11 maggio 1133 e 22 aprile 1139.[1]
Le cronache del 28 marzo 1171 registrano un miracolo eucaristico che sarebbe avvenuto nella chiesa di Santa Maria in Vado a Ferrara. Secondo la versione più comune del miracolo, dall'Ostia spezzata sarebbe uscito del sangue, ma non mancano versioni diverse, scritte in epoche posteriori.
Nel 1187 papa Urbano III morì a Ferrara e ivi si riunì il conclave che elesse come suo successore Gregorio VIII.
Nel 1269 morì Armanno Pungilupi, che dopo una vita di mortificazione era venerato dal popolo come beato. Fu sepolto nella cattedrale e successivamente la salma fu posta in un'arca di marmo e gli fu innalzato un altare. Il suo culto crebbe e fra il popolo circolavano voci su presunti miracoli dovuti alla sua intercessione. Tuttavia, il processo canonico istituito dal vescovo Alberto non solo rigettò il culto, ma reputò il Pungilupi colpevole di eresia, visto che nel 1254 era stato condannato dall'Inquisizione per alcuni errori circa l'Eucaristia. Nel 1300 il corpo del Pungilupi fu arso lungo le rive del Po, la sua arca venne distrutta e l'altare demolito. Ne seguì un tumulto popolare, sedato dalla forza pubblica.
Nel 1438 il concilio di Basilea fu traslato a Ferrara, dove rimase fino all'anno successivo in cui fu traslato a Firenze.
Il 22 luglio 1584 il vescovo Pietro Leoni istituì il seminario diocesano. Trasferito in nuovi locali nel 1724, il seminario verrà ampliato nel 1755.
Il 27 luglio 1735 Ferrara è stata elevata al rango di arcidiocesi con la bolla Paterna pontificii nobis di papa Clemente XII.
Nel 1798 la repubblica cisalpina, dopo aver costretto l'arcivescovo all'esilio, impose pesanti limitazioni al culto. Soppresse sette conventi di monache e obbligò le monache di un altro convento a tornare al secolo; molte chiese furono chiuse e adibite ad usi profani; furono soppresse tutte le confraternite; furono vietate tutte le manifestazioni pubbliche del culto, fra cui tutte le processioni; fu soppresso il capitolo cattedrale; furono confiscati i beni ecclesiastici e fu imposto che il concorso per i parroci tenesse conto solo dell'istruzione dei candidati.
Nel 1799 gli austriaci sconfissero i francesi e l'arcivescovo poté fare ritorno a Ferrara e porre fine a tutte le limitazioni previste l'anno addietro. Tuttavia, nel 1801 tornarono i francesi e ripresero la loro politica restrittiva in fatto di religione: alle limitazioni del 1798 aggiunsero nel 1806 una riduzione del numero delle parrocchie.
Nel 1803 in forza del concordato fra Napoleone Bonaparte e papa Pio VII, l'arcidiocesi di Ferrara fu elevata al rango di sede metropolitana e le furono date come suffraganee le diocesi di Adria, di Comacchio, di Mantova e di Verona.
Nel 1815 il Congresso di Vienna sottrasse a Ferrara le suffraganee a nord del Po e anche la diocesi di Comacchio ritornò nella provincia ecclesiastica di Ravenna. Ferrara si trovò così a non avere più diocesi suffraganee; negli Annuari Pontifici di fine secolo è segnalata come immediatamente soggetta alla Santa Sede.
L'8 dicembre 1976, con il decreto Ad maius Christifidelium della Congregazione per i Vescovi, Ferrara perse la dignità metropolitica, pur mantenendo il titolo arcivescovile, e divenne suffraganea dell'arcidiocesi di Bologna.

La sede di Comacchio.
È difficile datare l'origine della diocesi di Comacchio, anche se gli studiosi unanimemente attribuiscono la nascita della sede nel VI secolo. Il primo vescovo storicamente documentato è Vincenzo[2]; una lapide, che lo descrive come primus episcopus civitatis Cumiacli, è stata scoperta nella cattedrale cittadina, che lui stesso fece edificare all'epoca dell'arcivescovo ravennate Felice, ossia tra il 708 ed il 724.
La diocesi fu per lungo tempo, fin dagli inizi della sua storia, suffraganea dell'arcidiocesi di Ravenna. Durante il periodo napoleonico entrò a far parte della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Ferrara, ma poi nel 1815 ritornò ad essere suffraganea di Ravenna. Nel dicembre 1976 la diocesi fu sottratta alla sua antica metropolia per entrare a far parte della provincia ecclesiastica di Bologna.
Il 18 maggio 1965 con la bolla Pomposiana Abbazia di papa Paolo VI ai vescovi pro tempore di Comacchio fu concesso il titolo di abate di Pomposa.

Sedi unite di Ferrara-Comacchio
Già il 29 dicembre 1908 le due sedi erano state unite, ma l'unione durò fino al 7 luglio 1920 quando furono separate in forza del decreto Instantes supplicationes della Congregazione Concistoriale.
Il 15 luglio 1976, con la nomina di Filippo Franceschi, le due sedi furono unite in persona episcopi.
Il 30 settembre 1986 (Arcivescovo Luigi Maverna), in forza del decreto Instantibus votis della Congregazione per i Vescovi, fu stabilita la piena unione delle due diocesi e la nuova circoscrizione ecclesiastica ha assunto il nome attuale di Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio.

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