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MESSAGGIO ALLA CITTÀ E ALLA DIOCESI

dell'Arcivescovo S. E. Mons. Luigi Negri a conclusione della settimana mariana

11/10/2014

All’inizio di questo nuovo anno pastorale, il nostro cuore è colmo di gratitudine per il cammino straordinario che il Signore ha aperto per noi e nel quale ci ha guidato attraverso circostanze bellissime, dense di verità e di commozione. Circostanze che hanno spalancato il cuore e la coscienza della nostra Chiesa a partecipare sempre più vivamente alla grande e quotidiana missione di Cristo nella sua Chiesa, di fronte al mondo e all’uomo di oggi.
Le prove non sono mancate, dolori inaspettati e gravissimi, difficoltà al nostro interno e soprattutto nella società, ma vivendo queste prove con la vita consegnata nella fede al mistero di Cristo, cercando di attuare ogni giorno sempre più profondamente la via della carità e della missione, ci troviamo oggi meno impreparati dell’anno scorso al tempo che si apre.
È il tempo di una grande povertà materiale che ha raggiunto livelli imprevedibili e inaccettabili.
La mancanza di lavoro così diffusa e la povertà di beni materiali, compresi quelli che consentono un’adeguata alimentazione, tendono a diminuire la dignità della persona e la sua capacità di creare la vita buona in sé e attorno a sé. La povertà di tanti nostri fratelli ci deve schiaffeggiare ogni giorno e toglierci da quella insensibilità che troppo spesso si ammanta di perbenismo, di difficoltà, di senso della impossibilità a risolvere i problemi giganteschi in cui si dibatte l’intera società mondiale. Che il nostro cuore senta sempre di più con il cuore di Cristo, che non trascurava di accogliere nessuna delle persone che incontrava, piccoli o grandi, intelligenti o meno, ricchi o poveri.
Che il nostro cuore senta l’impegno a vivere, in modo nuovo e più impegnativo, quella virtù della solidarietà che è comunque segno di una presenza viva ed attiva nella realtà sociale, ma insieme avverta, come una sfida continuamente aperta al cuore della nostra vita, questa non meno grave povertà morale ed etica che segna così dolorosamente il nostro tempo. Quella che vive accanto a noi è una generazione tendenzialmente disperata, perché priva di qualsiasi fiducia di trovare il senso ultimo dell’esistenza, o perché è addirittura incapace di formularlo nella propria coscienza: non cerca perché non sa più che cosa significhi cercare. Questa enorme povertà, che può anche convivere con una sazietà di beni materiali e intellettuali vastissimi, si diffonde irresistibilmente in tutti gli strati e le condizioni della vita sociale.
In tutto il mondo c’è il pericolo dell’Ebola, ma credo che questo contagio si potrà fermare; non so però se si potrà fermare il contagio di un “Ebola culturale”, “spirituale” e delle “coscienze” che tenta di distruggere l’umanità in noi ed accanto a noi. La sua forza sembra invincibile e condiziona pesantemente la nostra vita quotidiana, togliendola dai sentieri della fede, della speranza e della carità, e avviandola su altri che il grande filosofo tedesco, Robert Speamann, definì «sentieri oscuri del nulla». È in questo contesto che siamo chiamati ad annunciare nuovamente il Vangelo, come ho già ricordato a più riprese, per dare agli uomini e donne del nostro tempo una nuova speranza, e offrire loro la possibilità di tornare a dissetarsi alla fonte del Cristo, che è la via, la verità e la vita.
L’ultima, e non meno radicale, sfida che riceviamo dal nostro tempo - e di fronte alla quale dobbiamo insorgere come un solo popolo, quello dei cristiani unito agli uomini e donne di buona volontà - è la sfida sulla vita e sul suo valore assoluto, la difesa della vita nel suo misterioso cammino, dalla concezione fino alla morte naturale, che nessun potere, nessuna istanza, nessuna considerazione di carattere bio-fisiologico o statistico o di previsioni mediche, può minimamente minacciare. Gli uomini di cultura più avveduti già da qualche anno ci hanno messo di fronte ad una gravissima considerazione: la mancanza della difesa della vita, della libertà umana e della sua dignità sta diffondendo in tutto il mondo, da quello povero a quello iper-ricco, una riedizione sofisticatissima e crudelissima dell’eugenetica di ispirazione laicista ottocentesca che trovò poi i suoi esiti più nefasti nei campi di concentramento.
Siamo di fronte a una cultura che considera la vita umana come oggetto di scelta, di manipolazione, e indica le condizioni alle quali la scelta deve e può essere fatta, in modo da evitare accuratamente qualsiasi rischio di trovarsi di fronte ad una nascita condizionata, fisicamente e psicologicamente, da malattie che presentino il volto della gravità o addirittura della incurabilità. Scegliersi i figli come un nuovo e terribile supermercato, ovvero i figli ridotti a oggetti programmati per la soddisfazione dei propri genitori. Per non parlare delle donne ridotte ad “uteri in affitto” e al numero incalcolabile di embrioni umani coinvolti e bruciati in questo mercato della vita.
Fratelli e figli e amici, che vivete un sano cammino a partire dalla vostra laicità, noi non possiamo - per silenzio, per protervia, per debolezza - diventare conniventi con questo mostruoso fenomeno, un’immensa strage di esseri innocenti coinvolti prima della nascita, appena nati, oppure nei primi anni della loro esistenza, oppure negli ultimi momenti della vita fisica.
Io non ho paura a parlare di battaglia quando la battaglia, come nel nostro caso, è espressione di amore alla Verità che è Dio, al bene, al bello e al giusto. Non ho paura di dire che la Chiesa o combatte questa battaglia per la verità e per la salvezza della vita umana - anche nei suoi aspetti fisici - o, umanamente parlando, finirà per schierarsi con i colpevoli di questo delitto contro Dio e contro l’umanità. La nostra Chiesa di Ferrara-Comacchio non accetterà mai di essere connivente con coloro che ogni anno nel mondo massacrano milioni di esseri innocenti.
Affidiamo tutto ciò, con immensa fiducia, nelle mani della Madonna delle Grazie affinché non cessi, come ha fatto lungo i secoli della storia della nostra Chiesa particolare, di sostenerci con tutto il suo affetto e con tutta la sua grandiosa esperienza di carità.
Vi benedico di cuore

+ Luigi Negri
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio e Abate di Pomposa