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LIDO ESTENSI. Immagini, luoghi e spazi del sacro

Il 16 agosto presso la parrocchia di San Paolo al Lido Estensi

17/08/2014

Il 16 agosto alle ore 21 presso la chiesa di San Paolo al Lido degli Estensi è stato presentato, in anteprima nazionale, il volume di Santino Langè: “Immagini, luoghi, spazi del sacro”. Ne hanno parlato S.E. Mons. Luigi Negri e il prof. Giovanni Gentili, oltre al direttore dell’Ufficio Tecnico Diocesano don Stefano Zanella.
Il volume tratta di un tema che dal Concilio Vaticano II ad oggi continua ad essere molto discusso all’interno della Chiesa, e non solo: la liturgia e gli spazi ad essa riservati. I contenuti della conferenza saranno pubblicati sul primo numero de “la Voce” di settembre.
Qui di seguito la relazione dell'autore, Santino Langè, inviata per l'occasione.

Presentazione del volume “Immagini, luoghi, spazi del sacro”
Il volume, come scrive Sua Eccellenza Monsignor Luigi Negri nella nota editoriale, “ha il merito di presentare l’insieme dei temi e dei problemi che caratterizzano l’esperienza liturgica nella vita della Chiesa e nell’impatto con la realtà culturale e sociale in rapporto con le manifestazioni espressive”
Non è affatto semplice tuttavia parlare e tracciare un significativo quadro di un itinerario storico e problematico sugli aspetti e le manifestazioni attuali di ciò che si intende come espressione della religiosità del mondo cristiano e in particolare cattolico: ciò che si può definire “arte” in modo provvisorio e incompleto.
Una operazione culturale così complessa richiede di annodare molti filoni che riguardano il modo di intendere i campi dell’espressione artistica nella storia della Chiesa; i significati e i compiti ad essa attribuiti; la posizione teorica rispetto al complesso dogmatico proprio del patrimonio globale da essa o dalle diverse sue configurazioni professato e annunciato.
In ragione di queste osservazioni, la suddivisione in temi e capitoli di questo testo cerca di motivare le implicazioni esistenti tra uomo e esperienza religiosa, esaminandone i rapporti nella storia, ma distinguendone le matrici (umane e religiose) che nella loro complessità consentono di evitare ambiguità o confusioni.
La prima grande serie di argomenti che scorrono in questi capitoli prende in considerazione (nei capitoli I, II, III) i mutamenti di senso che, nella tradizione ecclesiastica e in quella laica, sono andati ad indicare e circoscrivere il significato e gli aspetti dell’espressione umana, nel suo configurarsi come fatto religioso; dall’epoca del dibattito sull’iconoclastia tra VIII e IX secolo, la parola “imago”, che allora sintetizzava l’oggetto del contendere, si è profondamente estesa e ampliata scavando nelle profondità del significato primario del termine stesso, che è innanzitutto l’anelito umano di dare connotazione figurativa alla dimensione del divino, attraverso segni, dipinti e rilievi scultorei.
Ma già in quello scorcio di tempo dalla configurazione icastica e dalla fissità dell’immagine/simbolo si passa alla rappresentazione delle “historiae” raccontate con ogni mezzo figurativo quali l’affresco; la vetrata; il mosaico; l’alto e basso rilievo; i tessuti.
I secoli del Rinascimento e della Riforma portano gli schemi rappresentativi della figurazione medioevale alla espressione della soggettività attraverso lo strumento della prospettiva che conduce a collocare le figure nello spazio, fino a quando, dopo il Concilio di Trento, viene indicata chiaramente la funzione dlel’immagine nel suo dare vita alle forme di culto, analizzandole sia nella loro consistenza funzionale (Carlo Borromeo) sia nella capacità di trasmettere contenuti (Paleotti, Federico Borromeo): ciò che ha sostenuto Emile Male tra gli anni 1920-30 fu che la principale preoccupazione della Chiesa consisteva nel combattere le nudità; con questa affermazione non rese affatto un favore alla storia e limitò la questione ad un aspetto secondario non sempre preso ai tempi in considerazione, mentre in età contemporanea divenne spesso il leit motiv di opere critiche anche di alto livello.
A partire dall’età barocca invece e soprattutto dall’età dei lumi il tema dell’espressione si ampliò a comprendere aspetti e capitoli che non sono da identificarsi con quelli legati al primitivo significato medioevale della “imago” anche se quando si parla di “arte sacra” nella maggioranza degli utenti di questo termine si cade sempre nell’identificazione dell’arte con la pittura e la sua funzione religiosa è per lo più messa in relazione alla devozione personale.
Negli ultimi momenti dell’Illuminismo, cioè a partire dal criticismo kantiano, e durante tutto il XIX secolo, l’indagine sulle manifestazioni artistiche accentua sempre più gli aspetti comunicativi ponendoli in antitesi a quelli legati alla fruizione del piacere, anche se vengono prese in esame l’estensione e l’intenzione e l’autonomia con cui le forme nascono rispetto ai messaggi. E’ questo un processo assai lungo che ebbe perfino dei rigurgiti estetistici di indubbia importanza e ampia presa come avvenuto per le teorie crociane dell’arte che ancora oggi costituiscono l’inconscio presupposto di chi si occupa della categoria del “bello”.
La cultura cristiana fece tesoro di queste aperture e acquisizioni di carattere linguistico, iconologico e comunicativo ricostituendo a partire dal terzo/quarto decennio dell’Ottocento un serio movimento liturgico, che accentuò la viva espressione dei contenuti della fede lasciando in secondo piano la ritualità che fu uno dei punti centrali del dibattito fra cattolici e luterani durante il Cinquecento. A partire con l’abate Gueranger (metà XIX secolo) a Romano Guardini (prima metà del XX secolo) e tra gli altri Vagaggini e De Luca (dopo 1940) cresce la corrente che lega il fondamento dell’espressività cristiana alla liturgia, elaborando così le basi teoriche per il definitivo e quasi indissolubile legame dei due momenti (arte e liturgia) proclamato solennemente con la “Costitutio de Sacra Liturgia” nella sessione III del Concilio Vaticano II del 1963 che attinge i contenuti fondamentali nella “Mediator Dei” di Pio XII del 1947.
In questa prospettiva la dimensione dell’espressione sacra si è ampliata a comprendere tutte le manifestazioni che hanno prodotto trasformazioni nel mondo fisico in nome della testimonianza cristiana: dalle concezioni del territorio; al paesaggio culturale; ai luoghi dell’insediamento e alle presenze dello spazio sacro per eccellenza che è la chiesa come tempio e come spazio contenitore dell’assemblea. A partire dagli atti estremi della liturgia, e cioè il Battesimo e il Sacrificio, fino a tutti i momenti nei quali essi si articolano, quali la Parola, le letture, la devozione alle immagini, la catechesi.
A questi temi sono stati dedicati i capitoli IV, V, VI, VII e VIII del volume, che sono da leggere con una duplice avvertenza poiché in primo luogo non si tratta di tematiche che si sono aggiunte progressivamente lungo il corso dei secoli e neppure di risposte che il mondo cristiano ha dato all’evoluzione della sensibilità secolare. Ma semplicemente rappresentano un flusso quali il senso dello spazio territoriale, urbano, del paesaggio e degli itinerari che non si è identificato in modo chiaro in sistematiche canoniche ma piuttosto di uso.
In secondo luogo l’arte –- nelle sue molteplici manifestazioni -– non può essere delineata come successione di stili laddove i più recenti di essi cancellano la validità per la loro produzione al futuro.
La loro storia non è quella del progresso e della scelta del momento più favorevole a tle fine, è sempre un ripensamento globale che ripropone significati nascosti o perduti reinglobandoli nel divenire di quel tempo che possiamo rammemorare.
Come ben ha rappresentato il Borromini nella cuspide di Sant’Ivo alla Sapienza in Roma, la storia è quella spirale che dà forma al passare della vita non secondo una linea retta che crede di arrivare diritta a scoprire il futuro – anche a costo di violenza – ma continuo ripercorrere i passi della vita riportandone alla luce le obliterazioni.
Santino Langè