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“HO RESPIRATO A PIENI POLMONI UNA GRANDE TESTIMONIANZA DI CARITÀ”

Visita di S. E. Mons. Luigi Negri all'ospedale S. Anna di Cona

24/12/2013

La mattinata di venerdì 20 dicembre la visita di Mons. Luigi Negri all’Arcispedale S. Anna di Cona è stata intensa. Raggiunte le autorità civili e militari, e benedetta la “prima pietra”, quella già benedetta da Papa Giovanni Paolo II nel 1990, il vescovo si è recato alla cappella, accompagnato dal cappellano don Stefano Piccinelli che ha coordinato il programma della visita, per parlare alle autorità e ai membri del personale.
Essere aperti al dialogo e al confronto - ha affermato Mons. Negri - è possibile in quanto esiste una radice comune, il valore della persona umana, diventata irriducibile, e il rispetto di essa. La vita fisica non è un valore assoluto in sé, lo è nella misura in cui partecipa all’assolutezza della persona. Non possiamo combattere per il valore della vita dimenticando il valore della persona. Se tutti fossero curati adeguatamente, ma non potessero realizzare un cammino culturale e educativo adeguato, sarebbe una situazione patologica perché non rispettosa di quel principio non negoziabile che è il valore della persona.
L’ospedale ha una funzione profetica nella vita della nostra società perché, se vissuto come ospitalità, proclama il rispetto del valore della persona umana, in qualsiasi condizione si trovi. Il valore dei valori è la persona e da questo valore, riconosciuto e affermato, nasce il rispetto, che è la radice di ogni vero impegno etico, il quale vieta di ridurre l’altro a se stesso. Il rispetto, infatti, impone che l’alterità dell’altro sia riconosciuta e affermata: “Credo che il rispetto costituisca la fonte etica comune che tutti dobbiamo sentirci impegnati a recuperare. La Chiesa, che difende il valore della vita da sempre, si affida a voi, cristiani e laici che lavorate in uno spazio di ospitalità come questo, perché l’animus di questi luoghi, di questo vostro incontrarvi tra di voi e con i malati, sia un’espressione significativa e notabile di quel rispetto su cui solamente si può fondare un’autentica società che sia a misura d’uomo”.

Il Dott. Gabriele Rinaldi, Direttore Generale, ha ricordato i cambiamenti nella concezione della medicina. Dopo un periodo in cui ci si concentrava sulle malattie è seguito uno spostamento dell’attenzione verso i pazienti. Ora, alla luce dei cambiamenti epidemiologici e tecnologici, l’attenzione si sposta verso la persona, costituendo la nuova frontiera: non più la gestione di un evento che comincia e finisce, ma una società che sia in grado di accogliere le persone. La tecnologia è uno strumento e non può mai essere un fine. Il valore lo diamo con la nostra capacità di conoscenza e mettendola a servizio di color che ne hanno bisogno. “Fare la cosa giusta, al primo tentativo, sempre”. Questo è l’unico modo per poter dire che abbiamo un sistema efficace e efficiente. Vuol dire ricordarci che ogni persona che viene da noi ha un suo disegno, una sua prospettiva, attesa, significato, in qualsiasi momento.

Prima della Messa, l’Arcivescovo si è recato nelle unità di Nefrologia e Polispecialistica per gli auguri natalizi ai pazienti. In Pediatria ha fatto visita ad un bambino in fase terminale, evento che ha ricordato con commozione durante l’omelia della Messa in cui ha sottolineato di aver “respirato a pieni polmoni una grande testimonianza di carità, ciò che rende l’ospedale un luogo di ospitalità”; ci vogliono rigore professionale, pertinenza delle diagnosi e delle terapie certamente, ma prima e più profondamente l’ospedale è il luogo dove viene ospitato l’uomo nella profondità della sua verità personale. Curare è rimuovere il più possibile i condizionamenti che rendono pesante la vita dell’uomo sulla terra. Si combatte una battaglia che è a favore dell’uomo, prima di essere contro la malattia. Così quando la malattia vince non è una sconfitta, ma chiede al medico di orientare la propria carità in modo diverso, di accompagnare verso la morte. La salvezza non è la guarigione. E’ la presenza di Cristo che salva la persona anche dai suoi condizionamenti e che è giusto tentare di rimuovere, se possibile.
Per affermare che la Chiesa sente l’ospitalità verso i malati come essenziale alla sua missione, Mons. Negri ha ricordato che l’Arcivescovo di Milano è anche il parroco del grande ospedale conosciuto come “Cà Granda”. Nel suo senso più compiuto la Chiesa è il buon samaritano che va alla ricerca dell’uomo lasciato quasi morto sulle strada del mondo, perché ammalato o perché nessuno gli ha spiegato qual è il senso della sua vita. Due “quasi morti” altrettanto terribili; ai primi rispondiamo con la nostra capacità di carità, ai secondi la nostra capacità di carità si evidenzia nella proposta di una vita nuova.
La mattinata del Vescovo a Cona è terminata con una visita personale ai pazienti dell’Oncologia e della Geriatria.
Scolatica Blackborow