NEWS

“COLLABORATORI DELLA VOSTRA GIOIA”

Presentata in Seminario a Ferrara il 19 dicembre la Lettera Pastorale dell’Arcivescovo S. E. Mons. Luigi Negri

20/12/2013

“Collaboratori della vostra gioia” (2Cor 1, 24), è il titolo della prima lettera pastorale con cui l’Arcivescovo Mons. Luigi Negri si rivolge a tutti i fedeli della Diocesi ma anche ad ogni uomo e donna di buona volontà. Dunque la gioia, in piena sintonia con Papa Francesco, e una gioia che nulla ha a che vedere con il sentimentalismo ma nasce dalla fede in Gesù Cristo e dal suo progetto sull’umanità.
Non irrilevante la modalità scelta per la sua distribuzione, ossia la benedizione delle famiglie. Nell’introduzione Mons. Luigi Negri sottolinea infatti che si tratta di “un messaggio fraterno avvolto in una benedizione” che sarà consegnato a mano, dai sacerdoti o dai diaconi, per sottolineare la volontà di entrare nella famigliarità e nella vita quotidiana dei ferraresi-comacchiesi sia per farsi conoscere che per indicare i temi di fondo del suo Episcopato.
Divisa in quattro parti, la lettera inizia con la presentazione sintetica dell’Arcivescovo (Eredità) che permette di comprendere bene con quale storia e vissuto di fede personale egli abbia accolto il mandato del Papa, e l’animo che lo ha guidato nei primi passi dentro la nostra Chiesa. Un’eredità “che ha aperto il mio cuore e la mia mente, ancor prima che gli occhi, a sentirvi vivamente parte della mia vita. Noi siamo ora dentro un legame indistruttibile perché nasce dalla presenza di Cristo che, attraverso il Santo Padre, mi ha affidato voi come mia comunità definitiva, per sentirvi vivere in questa compagnia”.
Nella seconda parte viene indicato il primo valore che intende offrire alla coscienza e al cammino della Chiesa di Dio: il recupero dell’identità cristiana come identità di popolo ovvero “il rinnovamento della coscienza del mistero di Cristo presente nella Chiesa. È Cristo che ci rende ciò che siamo! … Rinnovare l’identità cristiana del popolo significa quindi aiutarci a riconoscere l’origine della nostra esistenza dal cuore e dalle mani di Cristo, attraverso la presenza e la testimonianza del Vescovo. Solo così possiamo acquisire continuamente il senso della nostra identità e della nostra missione”. Ne deriva, da un lato, che la Chiesa non si può riconosce in nessun altro fattore genetico: sociologico, storico, giuridico ecc., e dall’altro che la sua missione sarà essenzialmente quella di testimoniare Cristo, anche dove è chiamata ad interventi di natura eminentemente materiale: “Non si dà il pane senza desiderare di dare anche Cristo, e questo i cristiani lo debbono sapere!”
Più di ogni altra cosa è di Cristo che l’uomo ha bisogno: “Che si recuperi il senso del nostro inesorabile portare Cristo all’uomo, perché è l’uomo quella via che la Chiesa deve percorrere per approfondire la sua coscienza del mistero di Cristo e annunciarlo in maniera credibile, come ci ha ricordato in modo magistrale il Beato Giovanni Paolo II”.
Questa considerazione apre il tema centrale della lettera che è il binomio “Nuova Evangelizzazione” - “Missione”: “La Nuova Evangelizzazione è il rinnovarsi dell’identità ecclesiale e della sua capacità di missione ... è la vita del popolo cristiano, che entra nel mondo utilizzando le risorse che ha, ossia le risorse dell’intelligenza e del cuore: la capacità di creare cultura, di creare carità, di aprire la vita concreta e quotidiana alle grandi dimensioni del mondo. Incontriamo il mondo e l’uomo di oggi! L’uomo di oggi, segnato dalla lontananza da Cristo ma anche dal desiderio di reincontrarlo per rivivere la gioia del primo incontro. Diventiamo collaboratori della gioia degli uomini”.
Dopo un’attenta analisi sulla situazione dell’uomo “moderno”, nella terza e nella quarta parte l’Arcivescovo articola le modalità dell’incontro: da una lato la misericordia, dall’altro la tensione educativa.
Pagine intense - frutto di studi e di esperienze pastorali sul campo - capaci di trasmettere l’entusiasmo necessario per iniziare un lavoro comune, ovvero non per “fare da padroni sulla vostra fede (ma per essere) … collaboratori della vostra gioia…”. (2 Cor. 1, 24).