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Rinnoviamo la nostra identità e diamo forza alla nostra missione

Messaggio di S.E. Mons. Luigi Negri ai Presbiteri, Diaconi, Religiosi, Religiose e all’intero Popolo di Dio della Chiesa di Ferrara-Comacchio

27/10/2013

Carissimi figli e figlie,
vengo a voi con un messaggio che intende comunicarvi i sentimenti profondi del presente ma soprattutto aprire umilmente e religiosamente i sentieri del futuro.
La terribile vicenda che è stata al centro di queste giornate, di cui portiamo il peso senza esserne causa, è una prova a cui dobbiamo rispondere per la verità della nostra vita cristiana e della nostra missione.

Ho già detto, in diverse sedi e anche di fronte a tutto il presbiterio, le cose che vi riassumo brevemente:
1- La vicenda accaduta più di trent’anni fa è un avvenimento infame che non può essere in nessun modo sottaciuto o giustificato. Chi lo ha compiuto si è macchiato di un peccato innominabile.
2- Ho già espresso alle vittime, in un primo incontro personale, la mia più profonda vicinanza e solidarietà cristiana, e con loro abbiamo posto le basi per un cammino futuro insieme.
3- La volontà di negare pervicacemente qualsiasi responsabilità da parte del sacerdote, ha reso la Diocesi di allora ingiustificatamente incerta e contraddittoria nelle sue reazioni, impedendo di fatto qualsiasi provvedimento che forse anche solo il buon senso avrebbe suggerito.
4- Solo in tempi recenti, durante l’episcopato di Mons. Paolo Rabitti, l’Arcidiocesi ha segnalato la vicenda alla Santa Sede, (dopo l’esame del DNA, prova evidente del gravissimo atto) da cui ha ricevuto le indicazioni alle quali mi sono tempestivamente adeguato, e che sono in atto.

Ora, alla luce di quanto detto, chiedo a me stesso e a voi: come ci interpella ciò che è successo? Siamo di fronte al mistero del male radicale, sia nelle sue origini che nelle sue conseguenze, a tutti i livelli.
Per questo credo che venga chiesto innanzitutto all’intera Chiesa Diocesana, come ho già indicato in questi mesi, di maturare la coscienza della propria identità ecclesiale e una nuova corresponsabilità missionaria.
Colpiti dai limiti intollerabili di alcuni di noi, non dobbiamo temere l’altrui o la nostra debolezza. Sempre consapevoli di dover chiedere perdono a Dio per le nostre infedeltà, dobbiamo però consegnarci in maniera totale al Signore Gesù Cristo, che vive in mezzo a noi e che costituisce l’unica nostra forza: “Tu Fortitudo mea”.
Questo recupero dell’identità ecclesiale non può avvenire se non in una comunione più profonda, leale ed appassionata con il Vescovo, che tiene le veci di Cristo, come scrive nelle sue indimenticabili lettere S. Ignazio di Antiochia.
Vivere sempre più a fondo il senso dell’unità con il Vescovo porta a recuperare l’unità stessa della vita della Chiesa locale: nella famiglia, nella parrocchia, nei gruppi, nei movimenti, nelle associazioni fino all’intera Diocesi. Il nostro popolo è chiamato in causa sulla sua identità, e la sua identità è consegnata all’unità e alla dipendenza.
Un secondo aspetto importante: questo recupero dell’identità si connette con un impeto missionario da mettere in atto. La stragrande maggioranza degli uomini che ci sono accanto in questa nostra città e Provincia vivono lontani dalla fede e da Cristo. A loro dobbiamo offrire in modo limpido e coraggioso la nostra testimonianza, affinché possano risentire la voce di Colui che “chiama ciascuno per nome”, come diceva S. Agostino.
E’ la missione che ci rafforza!
L’analisi sulle colpe o sulle difficoltà interne ed esterne alla Chiesa è necessaria e doverosa, ma non ci darà alcuna forza. La vera forza verrà dall’andare fino in fondo nel nostro mandato sacerdotale, religioso e laicale.
Indubbiamente occorrerà sempre di più, soprattutto nell’ambito della vita delle nostre parrocchie, un’autentica e fraterna vigilanza gli uni sugli altri perché le nostre comunità siano comunità sane, sia moralmente che religiosamente, consentendo così al Vescovo di esercitare pienamente la sua funzione di guida.
Credo allora che: riscatto dell’identità, rinnovata unità attorno al Vescovo, ripresa della missione in un clima di autentica benevolenza ecclesiale, senza gelosie, senza riserve, senza menzogne, ci permetterà di portare gli uni i pesi degli altri e così adempiere la legge del Signore.
Trent’anni fa si è sbagliato ma l’errore di allora si potrebbe ripetere ancora in futuro, se venisse trascurato questo mio invito.
Ecco la sfida che personalmente ho ricevuto da questi avvenimenti, e che vi trasmetto: non è la reazione analitica, ma l’incremento della mia responsabilità di pastore di questa Chiesa particolare e l’incremento della vostra responsabilità di ministri, religiosi, religiose e laici ad essere con me in questo cammino, che renderà la nostra Chiesa viva, una, protesa alla missione e piena di benevolenza al suo interno.
Se risponderemo così, queste cose orrende lasceranno progressivamente il posto all’aumento di comunione e alla benedizione per la vita.

+ Luigi Negri
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio e Abate di Pomposa
Domenica 27 ottobre 2013