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Omelia S. Messa Ordinazioni sacerdotali

Cattedrale di Ferrara 28 settembre 2013

28/09/2013

Voi, come tutti i cristiani, in un giorno preciso della vostra vita avete ricevuto il battesimo, e questo gesto, tremendo, misterioso e dolcissimo, vi ha legato al mistero di Cristo, redentore dell’uomo e del mondo. Da quel momento la vostra vita non è stata più vostra, nel senso immediato e naturalistico della parola, ma avete cominciato a vivere quella vita profonda che è la comunione con Lui: “Non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me” (Gal. 2,20).
Questo seme di immortalità seminato nel vostro cuore, come dice San Giacomo, certamente aiutato in maniera determinante dai contesti entro cui avete vissuto la vostra esistenza, la vostra fanciullezza, adolescenza e giovinezza, ha portato la grande ipotesi: essere tutti e solo di Cristo, per diventare parte viva del suo Mistero e poter contribuire in maniera determinante alla presenza di Lui, sacramentalmente, dentro il suo corpo che è la Chiesa, assumendo contemporaneamente e conseguentemente la responsabilità della guida del popolo cristiano.
Nella vostra storia sono state tracciate linee che vi hanno portato a questo momento unico e definitivo. Ciascuno di voi ricorderà certamente le persone che hanno influito in modo determinante sul vostro cammino: dai vostri genitori, agli amici, ai sacerdoti che vi hanno seguito fino al momento in cui, avendo la Chiesa dato il riconoscimento generale della vostra chiamata al sacerdozio, siete stati da Lei particolarmente amati, seguiti ed educati, perché questa storia trovasse il suo compimento.
Tutti i nomi che oggi mi vengono in mente si sintetizzano mirabilmente nel nome del pastore Mons. Paolo Rabitti, che ha guidato con intensità, profondità, affetto, generosità e reale dedizione il vostro cammino. Nel messaggio amabilissimo che ha voluto inviarmi per questa celebrazione vi ha ricordato nome per nome, caratteristica per caratteristica, a significare che egli ha camminato davanti a voi, e con voi, perché questo vostro cammino fosse effettivamente compiuto secondo la volontà del Signore e per il bene della Chiesa. A lui va la vostra personale gratitudine, la gratitudine di questa Arcidiocesi, la mia particolarissima, perché egli ha compiuto il sacrificio tipicamente evangelico di avere seminato largamente e di vedere altri subentrare al suo posto per ricevere il premio del suo lavoro e del suo sacrificio.
Fratelli miei, per la imposizione delle mie mani, di questo ultimo e certamente indegno Arcivescovo di Ferrara-Comacchio, voi ricevete una conformazione totale alla presenza di Cristo, alla Sua vita, responsabilità e vocazione. Siete congiunti a Lui in modo indisgiungibile. Da questo momento Egli si accompagna fisicamente e carnalmente a voi, perché attraverso la vostra presenza possa continuare la sua azione di generatore e rigeneratore del suo popolo.
Vi mando infatti ad essere generatori di quella porzione del popolo di Dio che sarà affidata alle vostre cure. La genererete nel sacramento del battesimo per poi chiamare i battezzati a partecipare alla suprema dignità della comunione totale con Lui, attraverso l’assunzione del suo corpo e del suo sangue, cioè della sua vita.
Rigenererete questo popolo con i sacramenti della via e della compagnia che Cristo fa al suo popolo e a ciascun cristiano. Ma questa singolare responsabilità si compirà quotidianamente nella vostra carità verso la nostra Chiesa. Una carità fatta di preoccupazione perché i germi sacramentali che avete posto nella vita dei vostri fedeli diventino chiarezza di giudizio su di voi, su di loro e sul mondo. Diventi carità che consente di vivere secondo la misura infinita di Dio, diventi responsabilità a concepire la vita, anche nei suoi aspetti quotidiani, dimessi e faticosi, come parte della grande missione della Chiesa.
Generate il popolo ed educatelo. Non si può generare senza desiderare l’educazione.
Voi sacrificherete ogni istante della vostra vita, le vostre energie intellettuali e morali, la vostra dedizione fisica e psicologica, perché questo popolo cresca insieme a voi verso la pienezza della misura di Cristo.
Create, generate ed educate un popolo di cristiani liberi, perché soggetti soltanto al Signore e alla Sua volontà, come ci ricordava Benedetto XVI nella sua indimenticabile visita pastorale alla Diocesi di San Marino-Montefeltro: aiutate i cristiani ad essere liberi, vivi e intraprendenti. Che rinasca e maturi ad ogni generazione un popolo che ha coscienza del suo essere di Cristo, ne vive la logica profonda, pensa e ragiona secondo il Signore. Soprattutto vive come ha vissuto il Signore, in quella inesorabile dedizione ad ogni uomo che ha incontrato, perché attraverso tale dedizione possa, se vuole, ritornare al Padre.
Soprattutto aiutateli a vivere la loro vocazione, qualunque essa sia.
Quella largamente maggioritaria del matrimonio e quella della vocazione alla vita consacrata, come modi per partecipare e vivere l’unica grande missione di Cristo e della Chiesa.
Vi mando ad un popolo cristiano che toccato dall’avvenimento della fede, e dedito ad essa, ha bisogno di una nuova coscienza, di una ripresa profonda dell’identità cristiana e delle sue caratteristiche fondamentali.
Vi mando a un mondo lontano, che non sente quasi più nessun interesse alla presenza di Cristo e della sua Chiesa. Passa accanto a noi come se noi non esistessimo, ma nonostante ciò non riesce ad impedirci di avere la sensazione che forse è lui a non esistere, secondo l’intuizione folgorante sempre di Benedetto XVI, che l’apostasia dell’uomo da Cristo finisce per diventare l’apostasia dell’uomo da se stesso.
Vi mando anche in un mondo che non solo è lontano ma è ostile, e usa la sua intelligenza, i suoi mezzi di comunicazione, le sue risorse intellettuali, morali, scientifiche e tecniche perché venga alla fine distrutto ciò che rimane della presenza cristiana nel mondo.
A questo mondo dovete andare. Questo mondo dovete sentire vostro. Vostro nel senso che dovete investirlo della vostra presenza che sa annunziare, che sa amare, che sa fare compagnia, che sa camminare lungo i sentieri dell’esistenza, anche quelli terribili, difficoltosi e drammatici, in cui l’uomo rischia di perdere qualsiasi dignità e qualsiasi verità.
Vi mando al mondo, cioè ad ogni uomo che incontrerete attraverso le istituzioni di cui sarete responsabili, attraverso le strutture che cercherete di guidare con il massimo di intelligenza, di lealtà ed onestà, attraverso forme anche nuove di apostolato che sentirete necessario realizzare di fronte a nuove attese e a nuove speranze.
Vi mando a farvi carico dell’uomo che ci vive accanto.
Vi mando a farvi carico del suo cuore, che è così profondo da sembrare incomprensibile all’uomo stesso e che pure è carico di grandi aperture, di grandi tensioni e desideri, di una nostalgia inesausta di grandezza, anche se accompagnato quotidianamente dalla terribile esperienza del limite, della violenza, della cattiveria e del tradimento.
Vi mando a scoprire quello che nel cuore dell’uomo grida il desiderio di Cristo.
Vi mando ad essere inesorabili nell’annunzio, chiari secondo la chiarezza che viene da Dio e che è custodita e comunicata di generazione in generazione dalla Santa Chiesa autorevolmente e irrevocabilmente guidata dal Papa e dai Vescovi cui Dio ha affidato la responsabilità della guida.
Imparerete a ragionare ogni giorno secondo il Signore se obbedirete a ciò che autorevolmente vi sarà proposto.
Imparerete ad amare secondo il cuore di Cristo se saprete farvi educare dalla grande tradizione di carità che da secoli è la forma più significativa della grande tradizione cattolica di questa Chiesa.
Vi saprete fare educare da tutti, anche da coloro che non credono, ma che porteranno molte volte nella vostra vita: desideri, attese, speranze e testimonianze significative.
Non ci sarà spazio né tempo per altro. Non ci si potrà attaccare a niente che a questo.
La prima lettura di questa liturgia, terribile ma insieme pacificante, mi esime dal dirvi che cosa non dovete fare ed essere: non dovete fare, ed essere, quello che hanno fatto i tristi pastori di Samaria. Dovete essere testimoni miti e fortissimi del Signore Gesù Cristo, che è venuto non per affermare se stesso ma per affermare la presenza del Padre nella sua vita e per questo ha rinunziato ad ogni suo progetto e ad ogni suo desiderio, affinché fosse fatta in Lui, ogni giorno, la volontà del Padre.
Se sarete e farete così, percorrerete la via regale dell’obbedienza e dell’umiltà, e in tal modo servirete Cristo e la sua Chiesa e si rinnoverà nella vostra esperienza di ogni giorno la grande e secolare certezza che la Chiesa ha sempre riproposto ad ogni generazione: servire Dio è regnare.
Su questa strada, in cui l’ordinazione vi mette, siate grandi come la grandezza con cui Dio sposa la vostra esistenza umana in questo momento. E così sia.

LETTURE: Am 6, 1.4-7; Sal 145; 1 Tm 6, 11-16; Lc 16, 19-31