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Un grido per la pace
Le parole dell'Arcivescovo Mons. Luigi Negri

Veglia di Adorazione per la Pace
Cattedrale di Ferrara 7 settembre 2013

09/09/2013

Secondo l’antica e sempre nuova consuetudine della Chiesa, nella preghiera e nel sacrificio, nel digiuno e nel silenzio di questo straordinario momento, noi abbiamo compiuto il gesto più grande che un uomo possa fare sulla terra. Infatti il gesto più grande che l’uomo può fare sulla terra non è pensare la giustizia e cercare di attuarla con i propri mezzi, bensì noi questa sera, seguendo il pressante invito di Papa Francesco, ci siamo consegnati a Cristo, poiché una pace non fondata sulla giustizia e sulla carità di Cristo è una distruzione, come ci hanno ricordato i grandi Pontefici, di cui abbiamo risentito momenti significativi di insegnamento.
La preghiera e l’adorazione sono una consegna, non qualcosa che si capisce, che si sente, che si analizza secondo i propri umori o le proprie attese. A Cristo ci si dona totalmente, e in questo darci a Lui questa sera, nel silenzio che ci ha fatto sentire tutta la gravità del momento ma anche la pace del momento, in questo consegnarci a Lui dobbiamo innanzitutto, fratelli miei, un grande e straordinario atto di gratitudine verso la Santa Chiesa di Dio, di cui siamo parte viva, debole magari ma viva; una gratitudine alla Chiesa perché non ha fatto mai mancare ai suoi figli e a tutti gli uomini di buona volontà, e al di là di essi anche ai potenti e ai cattivi, non ha fatto mai mancare la chiarezza del giudizio: Pio XII, le parole indimenticabili di quella sera, ormai così prossima allo scoppio di una delle più disastrose, infami ed infamanti guerre che hanno falcidiato decine di milioni di vite; la parola solenne e in semplicità profonda di Giovanni XXIII: la parola forte, drammatica, realistica di Giovanni Paolo II.
Il filo d’oro dell’insegnamento dei Papi è divenuto per noi stasera “giudizio nuovo”: la pace può nascere se abbiamo un giudizio nuovo in noi, e se questo giudizio nuovo lo viviamo e lo comunichiamo agli uomini.
Il giudizio è che solo Dio può donare la pace.
L’uomo porta nel dialogo quotidiano con Dio e con gli uomini un’enorme massa di male che è la radice della violenza, della sopraffazione, del dolore, dell’ingiustizia e di quella serie innominabile di violenze che vengono compiute sulla terra da coloro che acconsentono al male, che è acquattato nella profondità del nostro cuore. Come ce l’hanno richiamato in maniera straordinaria le nostre sorelle Trappiste, che da anni vivono in un convento claustrale in Siria; esse pregano mentre fuori fischiano le pallottole, si sentono crepitare le mitraglie, si sentono le urla dei feriti, di coloro che vengono violentati per le strade. Ci hanno detto: guardate che il male non è oltre noi, ma è una disponibilità negativa che è dentro ciascuno di noi.
E così la pace, che viene messa in questione così gravemente in questi tempi e in queste ore, in una regione di delicati equilibri, comincia ad essere violata nello spazio di famiglie dominate dall’odio e dalla violenza, nello spazio di rapporti umani nei quali si cerca soltanto egoisticamente l’affermazione di sé. La violenza comincia nello spazio della casa e dilaga poi irresistibilmente nella vita della società, nel concerto delle Nazioni, nel confronto fra Nazioni, Stati e Popoli che affrontano i problemi non secondo la luce della verità e della ragione ma secondo la tenebra dell’affermazione di sé e dell’egoismo.
Questo è il giudizio che ci viene comunicato e che diventa nostro.
Allora l’unica possibile pace è chiedere a Dio che ci riempia del suo Spirito, che ci doni la sua pace, che ci faccia operatori di pace nella nostra vita, ciascuno nelle circostanze in cui vive, con le responsabilità che ha, e a coloro che hanno responsabilità più grandi, e che devono assumere decisioni talora tremende sulla vita dei propri concittadini e non solo, a costoro sarà richiesto di più.
Che questa pace vissuta da noi, perché accettiamo che con essa ritorni Dio nei nostri cuori, che questa pace che sperimentiamo e viviamo, diventi come ha detto Papa Francesco nell’enciclica “Lumen Fidei”, una scia luminosa di salvezza nella vita degli uomini e della società.
Ci doni la pace il Signore Gesù, ci doni la pace per intercessione di sua Madre, la Vergine della Pace. Ci doni la pace cambiando il nostro cuore, e questo cuore cambiato, perché riposa nella pace di Dio, diventi fattore di testimonianza e di carità; diventi chiarezza di giudizio da dire davanti a tutti perché il giudizio di Dio e della storia si coagulano dentro il giudizio della Chiesa che dona oggi questo giudizio sul momento attuale, affinché ciascuno di noi ne comprenda la gravità e tutti se ne assumano le responsabilità.
Sentiamo vicinissimi a noi, questa sera, in questo popolo di Dio radunato dallo Spirito Santo dentro questa vita sociale di Ferrara e Comacchio, coloro che sono arrivati fin qui non in forza della certezza della fede ma in forza della grandezza della loro passione umana, della passione per la ragione che vieta di sperare il bene dal male, che vieta di sperare la pace dalla violenza, che vieta di sperare l’ordine dal disordine, che assume volti e forme terribili. Tanto terribili quanto pervasivi la vita dell’uomo e della società.
Insieme ai nostri fratelli uomini di buona volontà, noi fratelli cristiani, figli di Dio, fratelli di Gesù Cristo, redenti e resi nuovi dalla sua Passione, Morte e Risurrezione, lanciamo, come ci ha indicato di fare il Papa, il grido della pace che ci è stato consegnato come bene prezioso e che viene contenuto nella nostra preghiera e nella nostra testimonianza.
Dio è più forte del male dell’uomo, è più forte del male di tutti gli uomini, è più forte del male di tutta la storia di male che caratterizza la vicenda umana nella sua multiforme realtà.
A questa potenza di Dio ci affidiamo questa sera, e chiediamo di essere ciascuno di noi umili operai nella vigna del Signore, perché possiamo portare dentro il nostro cuore, e attraverso il nostro cuore, il cuore di Dio nel cuore di ogni uomo che incontriamo.
E così sia.

+ Luigi Negri
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio e Abate di Pomposa
Cattedrale di Ferrara 7 settembre 2013