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La Pentecoste rinnova la Chiesa

09/06/2019

Ferrara, 9 giugno 2019

S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, anche noi ci ritroviamo oggi “tutti insieme nello stesso luogo”, come gli Apostoli, per celebrare la solennità della Pentecoste. “Colmati di Spirito” in forza del Battesimo e del cammino di iniziazione cristiana, singolarmente e insieme, anche noi siamo chiamati a comunicare e a condividere l’esperienza della fede in Gesù Cristo, a dialogare nella nostra Chiesa e nella nostra città che, come allora Gerusalemme, è formata da persone di lingua, cultura, storia e religione diversa. A Gerusalemme erano “Parti, Medi, Elamiti, della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, dell’Egitto e della Libia, Cretesi e Arabi”; tra noi sono rumeni e ucraini, albanesi e nigeriani, indiani e filippini, cinesi e tunisini. Come la Chiesa degli Atti incontra e parla con tutti, perché lo Spirito, “Padre dei poveri”, è amore, dialogo, perché “lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina, piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò che è sviato” – come abbiamo pregato nella Sequenza odierna - così la Chiesa e la città di Ferrara oggi, in forza dello Spirito, è chiamata a incontrare e dialogare con tutti per testimoniare la fede in Gesù Cristo, l’Evangelii Gaudium. Ogni divisione, ogni chiusura è contro lo Spirito di Pentecoste: l’identità cristiana si alimenta e si esprime solo nell’incontro e nel dialogo. La Pentecoste ci ricorda che il mondo è la nostra casa, la nostra famiglia e che siamo chiamati a costruire fraternità. Il Padre e il Figlio ci donano lo Spirito perché sanno che non è facile “ricordare, insegnare” le “parole di Gesù Cristo”, come anche non è facile incontrare, dialogare, amare nello stile di Gesù di Nazareth.
Seguire Gesù, amare Gesù – ci ricorda la pagina evangelica di Giovanni -, significa costruire la nostra vita sull’amore a Dio e al prossimo, di cui i comandamenti sono una forma concreta di declinazione. Amare significa “prendere dimora” in Dio e questo noi possiamo farlo grazie al dono dello Spirito che sostiene la nostra libertà e la nostra volontà. Lo Spirito è ‘la mano di Dio’ che accompagna, educa l’uomo, e lo aiuta a costruire e a vivere la Chiesa, per non dimenticare le parole e i gesti di Gesù, lo stile di Gesù.
Con lo Spirito Santo gli apostoli sono capaci di missione, di evangelizzare. San Giovanni Paolo II nell’enciclica Redemptoris missio (n. 26) e Papa Benedetto XVI nel Messaggio per la Giornata mondiale della Gioventù del 2007 hanno ricordato che “prima di essere azione, la missione della Chiesa è testimonianza e irradiazione. Così avveniva all’inizio del cristianesimo, quando i pagani, scrive Tertulliano, si convertivano vedendo l’amore che regnava tra i cristiani”.
“Lo Spirito - ci ricorda Paolo nel brano della lettera ai Romani – ridona vita al nostro corpo “morto per il peccato”. Dalla vita nello Spirito di Pentecoste, che unisce, rafforza, consiglia, invia ha origine la Chiesa. “Separare lo Spirito santo dal Cristo presente nella struttura istituzionale della Chiesa – aveva detto Benedetto XVI ai giovani a Sidney – comprometterebbe l’unità della comunità cristiana che è precisamente il dono dello Spirito… E’ lo Spirito infatti che guida la Chiesa sulla via della piena verità e la unifica nella comunione e nelle opere del ministero (L.G. 4)” (Sidney, 19 luglio 2008). Cari fratelli e sorelle, diffidate da chi separa, divide dalla Chiesa e dal suo Magistero e Ministero. La storia della Chiesa è una storia che ci ricorda che ogni riforma nasce dalla santità non dalla divisione, dalla prepotenza. Sempre Paolo oggi ci ricorda di non avere paura, perché ogni battezzato, proprio in forza dello Spirito, è figlio, sente Dio, che è Creatore di tutte le cose, come un Padre, lo prega come un Padre, lo chiama Padre. Lo Spirito ringiovanisce, fa rivivere la Chiesa. Lo ha scritto con chiarezza Papa Francesco nell’esortazione apostolica “Christus vivit” al termine del Sinodo dei giovani. Con le sue parole anche noi “Chiediamo al Signore che liberi la Chiesa da coloro che vogliono invecchiarla, fissarla sul passato, frenarla, renderla immobile. Chiediamo anche che la liberi da un’altra tentazione: credere che è giovane perché cede a tutto ciò che il mondo le offre, credere che si rinnova perché nasconde il suo messaggio e si mimetizza con gli altri. No. È giovane quando è sé stessa, quando riceve la forza sempre nuova della Parola di Dio, dell’Eucaristia, della presenza di Cristo e della forza del suo Spirito ogni giorno. È giovane quando è capace di ritornare continuamente alla sua fonte” (C.V. 35). E sempre dalle parole di Papa Francesco raccogliamo l’invito a pregare lo Spirito Santo: “Invoca ogni giorno lo Spirito Santo perché rinnovi costantemente in te l’esperienza del grande annuncio. Perché no? Non perdi nulla ed Egli può cambiare la tua vita, può illuminarla e darle una rotta migliore. Non ti mutila, non ti toglie niente, anzi, ti aiuta a trovare ciò di cui hai bisogno nel modo migliore. Hai bisogno di amore? Non lo troverai nella sfrenatezza, usando gli altri, possedendoli o dominandoli. Lo troverai in un modo che ti renderà davvero felice. Cerchi intensità? Non la vivrai accumulando oggetti, spendendo soldi, correndo disperatamente dietro le cose di questo mondo. Arriverà in una maniera molto più bella e soddisfacente se ti lascerai guidare dallo Spirito Santo” (C.V. 131) . E così sia.