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V Domenica di Pasqua: S. Messa con i ‘Genitori in cammino’

19/05/2019

Ferrara, 19 maggio 2019

S. E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, carissimi ‘Genitori in cammino’, la Parola di Dio di oggi, con la pagina del Vangelo di Giovanni, ci porta ancora nel cenacolo, mentre Giuda esce per completare il suo proposito di tradimento di Gesù. E in questo contesto pasquale Gesù indica il nuovo comandamento ai discepoli: amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato. Il comandamento dell’amore è il cuore del messaggio cristiano, ma anche della morale cristiana. Ma è anche il cuore della missione cristiana: “da questo tutti sapranno che siete miei discepoli”. La credibilità della fede passa dall’amore cristiano, che si sperimenta nel Battesimo come dono e che informa la vita di ogni battezzato. Ricorda con forza questo impegno ad unire fede e amore un passaggio dell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium di Papa Francesco: “Il Vangelo invita prima di tutto a rispondere al Dio che ci ama e che ci salva, riconoscendolo negli altri e uscendo da sé stessi per cercare il bene di tutti. Quest’invito non va oscurato in nessuna circostanza! Tutte le virtù sono al servizio di questa risposta di amore. Se tale invito non risplende con forza e attrattiva, l’edificio morale della Chiesa corre il rischio di diventare un castello di carte, e questo è il nostro peggior pericolo. Poiché allora non sarà propriamente il Vangelo ciò che si annuncia, ma alcuni accenti dottrinali o morali che procedono da determinate opzioni ideologiche. Il messaggio correrà il rischio di perdere la sua freschezza e di non avere più ‘il profumo del Vangelo’ ” (E.G. 39).
Ogni stagione della nostra vita, la stagione della gioia e la stagione del dolore, la stagione della giovinezza e la stagione della vecchiaia, chiede sempre la capacità di testimoniare l’amore cristiano. La ‘missione’ cristiana oggi chiede di coniugare la nostra fede con la carità, l’amore. Papa Francesco, in una recente lettera sulla missione, invita a “superare la tentazione ricorrente che si nasconde dietro ad ogni introversione ecclesiale, ad ogni chiusura autoreferenziale nei propri confini sicuri, ad ogni forma di pessimismo pastorale, ad ogni sterile nostalgia del passato, per aprirci invece alla novità gioiosa del Vangelo”. L’esperienza di ‘Genitori in cammino’ è la conferma che anche nella stagione del dolore, difficile per chiunque, ma soprattutto per chi perde un figlio, l’apertura, il dono, la cura per l’altro – dal seminarista, alla famiglia in difficoltà, a chi vive un’esperienza difficile di sofferenza, alle associazioni di volontariato – non fanno dimenticare il dolore, ma gli dona un significato nuovo. E’ la dimostrazione che l’amore che accompagna il dolore genera nuovamente vita attorno a noi, genera una storia nuova, genera speranza, genera futuro. La chiusura nel dolore genera, invece, solo più tristezza, più abbandono, più disperazione. Questa capacità di amare noi la impariamo da Dio, ci ricorda la pagina dell’Apocalisse. Dio amore, ricco di misericordia, ha preso dimora tra noi attraverso suo Figlio, che ha abitato in mezzo a noi aiutandoci a costruire la città, cioè a costruire le nostre relazioni sociali. E in questo abitare tra noi non solo ci ha costituito suo popolo, ma ha condiviso con noi la gioia e la speranza, anche la sofferenza e il dolore: “asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto, né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate”, sono le parole che abbiamo ascoltato. Con Dio amore, incontrando la sua paternità attraverso suo Figlio che ci insegna ad amare, “le cose di prima” passano, trovano un significato nuovo: tutte le cose diventano nuove”. Giovanni ci invita a camminare sempre con il Signore, sicuri che in Lui ogni cosa, anche il dolore, trova il suo significato, ma soprattutto in Dio che è la vita ritroviamo la vita, l’oggi di nostro figlio. E’ una grande consolazione questa, perché amando Dio e costruendo una relazione filiale con Lui e con il prossimo noi continuiamo ad amare i nostri figli.
Oggi, poi, abbiamo ascoltato l’invito a restare “saldi nella fede”, nonostante le tribolazioni, le persecuzioni, di Paolo e Barnaba alle comunità che visitano: è il segno che la fede unita alla comunione, alla condivisione costruisce una nuova storia familiare, converte anche i più lontani, con responsabilità nuove per gli anziani. E qui c’è un riferimento importante al valore degli anziani nella comunità che nasce, ma anche in ogni comunità cristiana. Gli anziani sono coloro che spesso portano insieme i doni dell’amore e i dolori della sofferenza, della fatica, della perdita, dell’abbandono. Per questo, gli anziani sono i primi in una comunità cristiana e sono le persone spesso più credibili. Gli anziani conoscono il valore delle cose e del tempo, sanno attendere e insegnano la pazienza, hanno un’esperienza che può diventare testimonianza.
Cari fratelli e sorelle, cari ‘Genitori in cammino’, l’ascolto della Parola di Dio, una Parola che consola e accompagna ogni giorno, unita alla considerazione del dono degli anziani come guida nelle nostre comunità, ci diano nuove ragioni per nutrire la nostra speranza in questo nostro tempo e in questo nostro mondo. Così sia.