NEWS

Omelia solennità Madonna di Fatima

14/05/2019

Villanova, 13 maggio 2019

S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, è una gioia celebrare con voi, oggi, l’Eucaristia e camminare con voi, tra le vostre case e le vostre strade, in processione, nella festa della Beata Vergine e Madre Maria di Fatima. Ai piedi di Maria anche oggi ritornano il desiderio di aiuto alla vita – come nella Visitazione di Maria alla cugina Elisabetta - le preoccupazioni delle famiglie – come a Cana – la sofferenza dei malati – come sulla via crucis – la morte innocente – come sotto la croce -, l’attesa dello Spirito – come nel cenacolo a Pentecoste. La vita di Maria incrocia la vita del popolo di Dio, la nostra vita. “In mezzo al popolo sta sempre Maria” (E.G. 284), ci ha ricordato Papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium. Da Maria noi impariamo la fedeltà a Dio: “il popolo legge in quell’immagine materna tutti i misteri del Vangelo”. “Come una vera madre, cammina con noi, combatte con noi, ed effonde incessantemente la vicinanza dell’amore di Dio. Attraverso le varie devozioni mariane, legate generalmente ai san¬tuari, condivide le vicende di ogni popolo che ha ricevuto il Vangelo, ed entra a far parte della sua identità storica” (E.G. 286), ha scritto sempre Papa Francesco.
La Parola di Dio di oggi ci invita a seguire Gesù, sull’esempio di Maria. Nel Vangelo la parola “seguimi” Gesù la rivolge all’apostolo Pietro, accompagnandola con alcune domande che indicano come seguire Gesù non comporti solo ascoltare e conoscere la sua Parola, ma amarlo come Lui ci ha amato. La fede è vita, è una vita di amore, di pace e di perdono: è il messaggio che Maria ci ha regalato anche nelle apparizioni ai Pastorelli a Fatima: un messaggio che aveva significato in tempo di guerra e di odio fra le persone nella nostra Europa, ma continua ad avere senso e valore oggi, in un mondo segnato troppo spesso da scelte individualiste, di egoismo, contro la vita e la pace. Nell’esortazione Gaudete et exsultate, dedicata alla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo, Papa Francesco ci rende attenti a due errori. Anzitutto all’errore “dei cristiani che separano le esigenze del Vangelo dalla propria relazione personale con il Signore, dall’unione con Lui, dalla grazia. Così si trasforma il cristianesimo in una sorta di ONG, privandola di quella luminosa spiritualità che così bene hanno vissuto e manifestato san Francesco d’Assisi, san Vincenzo de paoli, santa Teresa di Calcutta e molti altri. A questi grandi santi né la preghiera, né l’amore di Dio, né la lettura del Vangelo diminuirono la passione e l’efficacia della loro dedizione al prossimo, ma tutto il contrario” (E.G. 100). L’altro errore è dei cristiani che considerano l’attenzione al prossimo, ai poveri qualcosa di “superficiale, mondano, secolarizzato” o lo relativizzano, considerando sacra la vita di chi non è nato e non “la vita dei poveri che sono già nati, che si dibattono nella miseria, nell’abbandono, nell’esclusione, nella tratta delle persone, nell’eutanasia nascosta dei malati e degli anziani privati di cura, nelle nuove forme di schiavitù, e in ogni forma di scarto”. E conclude il Papa: “Non possiamo proporci un ideale di santità che ignori l’ingiustizia di questo mondo” (G.E. 101).
Fatima, con lo sguardo di Maria, ci invita a testimoniare la fede nella vita di ogni giorno, con l’umiltà di chi si affida a Dio, come Pietro nella Parola di Dio. Solo così, come Pietro, impariamo ad amare, che è solo ciò che conta nella vita cristiana. Il primato di Pietro e dei suoi successori fino a papa Francesco è un ‘primato d’amore’ che nella Chiesa testimonia e, al tempo stesso, indica la strada del cristiano, il comandamento dell’amore.
Fatima ci invita ancora, oggi, in compagnia di Maria, Madre di Dio e Madre della Chiesa, alla preghiera per tutti coloro che sono lontani dall’amore di Dio e del prossimo e che vivono in una situazione di peccato, che può generare odio, rifiuto, guerra e anche a una preghiera per “tutti i fratelli nel Battesimo e in umanità, in particolare per i malati e le persone con disabilità, i detenuti e i disoccupati, i poveri e gli abbandonati”, ha ricordato Papa Francesco nell’omelia della Messa di Canonizzazione di Francisco e Giacinta a Fatima, il 13 maggio 2017. Raccogliamo anche noi, stasera, questo invito del S. Padre e offriamo la nostra preghiera, perché possiamo riscoprire il valore del perdono e della riconciliazione, strade dell’amore cristiano. Oggi come ieri a Fatima, ai piedi di Maria.