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S. Messa con gli insegnanti di religione

09/05/2019

Ferrara, 8 maggio 2019

S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

“Io sono il pane di vita”. Gesù si presenta nel capitolo 6 di Giovanni – di cui abbiamo ascoltato un brano - come il Signore della vita usando il segno del pane, che sarà poi il segno del suo ultimo saluto, nella cena pasquale.
Il pane sazia (“chi viene a me non avrà fame”). Gesù basta per la vita. Merita tutto. La storia della santità è storia di consapevolezza che in Gesù c’è una vita.
Il pane aiuta a camminare, ad andare sulle strade, ad incontrare, nello stile di Gesù. Il pane di vita, che è Gesù, non è soltanto pane per la vita terrena, ma anche pane per il nostro futuro, pane della risurrezione, pane della Pasqua, ci regala la vita eterna.
Che Gesù sia pane di vita lo hanno capito dopo la Pasqua e la Pentecoste gli apostoli – come ci ricorda il libro degli Atti degli apostoli. Grazie a questo pane gli apostoli riescono a sopportare la persecuzione, la morte, come Stefano. E sembra che tutto sia contro. Anche che crescano i persecutori, come il giovane fariseo Saulo, che “entrava nelle case, prendeva uomini e donne e li faceva mettere in carcere”. Ma questo non ferma gli apostoli e i diaconi. Filippo continua a camminare, a predicare e “le folle, unanimi, prestavano attenzione alle parole di Filippo” e ammiravano i gesti: le guarigioni, la cacciata dei demoni. E “fu grande gioia in quella città”.
L’ascolto della Parola, che illumina, crea gioia: Evangelii Gaudium.
Lo spezzare il pane, che allarga la condivisione, crea gioia.
Gli Atti ci ricordano che la Chiesa che nasce e cresce offre una grande gioia alle città dove giunge.
La bellezza di insegnare Religione cattolica viene da qui: comunichiamo una storia di gioia, una storia di vita, una storia che ha futuro. La religione cattolica non è una materia morta – come può essere il latino – ma viva: fatta di idee ed esperienze nuove, di persone nuove, di parole nuove. Al tempo stesso è una materia viva, che offre una prospettiva di vita. Per questo diventa importante non solo insegnarla, ma viverla questa esperienza religiosa cattolica. Se la insegniamo senza viverla rischiamo di comunicare qualcosa di vecchio, inutile, morto. Se la viviamo, l’esperienza religiosa cattolica comunica tutta la sua bellezza, la sua forza, la sua novità, la sua vita.
Nella nota pastorale dei Vescovi italiani dal titolo “Insegnare religione cattolica oggi” (1991) si ricorda il valore autonomo, ma anche il contributo specifico dell’insegnamento della religione cattolica al progetto educativo della scuola e si indicano quattro ragioni di questo insegnamento e cioè “formare personalità”:
- “ricche di interiorità”,
- “dotate di forza morale”,
- “aperte ai valori della giustizia, della solidarietà e della pace”,
- “capaci di usare bene della propria libertà”.
Ma anche, aggiunse San Giovanni Paolo II in un Simposio dei Vescovi europei sull’insegnamento della religione cattolica, del 1991, personalità:
- aperte al confronto, alla tolleranza, al dialogo, alla convivenza democratica,
- che sappiano con l’intelligenza e il cuore cogliere il grande umanesimo cristiano,
- che contribuiscano a “dare all’Europa dei tempi nuovi un volto non puramente pragmatico, bensì un’anima capace di verità e di bellezza, di solidarietà verso i poveri, di originale slancio creativo nel cammino dei popoli”.
Questa attualità dell’insegnamento della religione richiede all’insegnante almeno cinque doti, come ricorda la Nota dei Vescovi italiani, al n. 19:
- capacità progettuale e valutativa,
- relazionalità,
- creatività,
- apertura all’innovazione,
- desiderio di ricerca e di sperimentazione.
Tutto questo chiede da parte dell’insegnante di religione passione e aggiornamento, contro il rischio di un insegnamento ripetitivo, banale e inutile.
Chiediamo stasera al Signore, cari insegnanti, di aiutarci a mantenere vivi questa passione e il desiderio di novità e attualità, che fanno dell’insegnamento della religione un luogo per rendere ragione della nostra speranza. Così sia.