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Omelia San Maurelio 2019

07/05/2019

Basilica S. Giorgio, 7 maggio 2019

S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, cari confratelli, celebriamo oggi la solennità di S. Maurelio. copatrono della città di Ferrara, di cui, da secoli, veneriamo in questa basilica benedettina il corpo.
La Parola di Dio di oggi, nella pagina dell’Apocalisse, parla di Gesù come il “testimone fedele e verace”, di cui chi ascolta la voce ed entra in relazione diventa discepolo e, a sua volta, testimone. Dopo gli apostoli, i martiri sono stati i testimoni del Vangelo di Gesù. Anche S. Maurelio è un martire e un testimone. La testimonianza è la forma della vita della Chiesa. Non basta testimoniare il Vangelo a parole, il Vangelo va testimoniato con la vita. “La forza della testimonianza dei santi – ha scritto Papa Francesco nell’esortazione Gaudete et exsultate - sta nel vivere le Beatitudini e la regola di comportamento del giudizio finale. Sono poche parole, semplici, ma pratiche e valide per tutti, perché il cristianesimo è fatto soprattutto per essere praticato, e se è anche oggetto di riflessione, ciò ha valore solo quando ci aiuta a vivere il Vangelo nella vita quotidiana” (G.E. 109). E la forma quotidiana della testimonianza evangelica è il servizio, ci ricorda la pagina del Vangelo di Luca che abbiamo ascoltato: “Io sto in mezzo a voi come colui che serve”. “L’autentica fede nel Figlio di Dio fatto carne – scrive Papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium - è inseparabile dal dono di sé, dall’appartenenza alla comunità, dal servizio, dalla riconciliazione con la carne degli altri. Il Figlio di Dio, nella sua incarnazione, ci ha invitato alla rivoluzione della tenerezza” (E.G. 88). “La rivoluzione della tenerezza” che Papa Francesco invita a fare, in linea con la pagina evangelica e con l’esempio di S. Maurelio, è diventare piccoli, liberarsi da ogni prepotenza, superbia, supponenza, liberarsi dal peso delle cose. E’ la rivoluzione delle beatitudini, di chi è puro di cuore, mite, pacifico, capace di perdono, libero dalle cose materiali, che sanno condividere. I santi, come S. Maurelio, hanno impressionato la loro comunità, il mondo di allora per il loro stile di vita ‘beato’, al punto tale che sono stati indicati come esempio, come patroni delle nostre città. “Da ricco che era” S. Maurelio è diventato povero, pellegrino per la verità dalla Siria a Roma, per essere scelto poi come Vescovo di Voghenza e di Ferrara, come ci ricorda la tradizione.
La nostra storia di Chiesa, anche la storia della Chiesa di Ferrara-Comacchio, sull’esempio di S. Maurelio - per usare le parole di Papa Francesco – “è gloriosa in quanto storia di sacrifici, di speranza, di lotta quotidiana, di vita consumata nel servizio, di costanza nel lavoro faticoso, perché ogni lavoro è “sudore della nostra fronte” (E.G. 96). C’è però il rischio che alcune volte anche noi – come dice ancora il Papa, ci perdiamo in parole, in discorsi inutili, anziché vivere concretamente e quotidianamente la testimonianza di fede: “ci intratteniamo vanitosi parlando a pro¬posito di ‘quello che si dovrebbe fare’ – il peccato del “si dovrebbe fare” – come maestri spirituali ed esperti di pastorale che danno istruzioni rimanendo all’esterno. Coltiviamo la nostra immaginazione senza limiti e perdiamo il contatto con la realtà sofferta del nostro popolo fedele” (E.G. 96), conclude il Papa. Fare memoria di S. Maurelio significa raccogliere l’esempio e l’invito a passare dalle parole alla testimonianza, a legare la nostra fede alla vita di ogni giorno, in un cammino di santità a cui tutti siamo chiamati. E’ l’invito che raccogliamo anche dalle parole di Paolo alla comunità di Corinto. Paolo ricorda l’importanza della testimonianza evangelica: “guai a me se non predicassi” e aggiunge, anzitutto, un tema importante: “la gratuità”. Testimoniare il Vangelo è un dovere e un diritto. I martiri, anche S. Maurelio, hanno dato la vita per questa libertà religiosa, che dobbiamo saper conservare e difendere. Per noi e per tutti. Ancora oggi c’è chi muore e dona la vita per difendere la propria e l’altrui libertà religiosa, in diverse parti del mondo, facendosi “debole con i deboli”, “tutto a tutti”. Sono laici e consacrati, giovani e adulti in molti paesi del mondo: sono i nuovi martiri.
Papa Francesco ci ha ricordato che “tutti siamo chiamati ad offrire agli altri la testimonianza esplicita dell’amore salvifico del Signore, che al di là delle nostre imperfezioni ci offre la sua vicinanza, la sua Parola, la sua forza, e dà senso alla nostra vita” (E.G. 121).
Cari fratelli e sorelle, cari presbiteri, chiediamo al Signore, per intercessione di S. Maurelio, di educarci e accompagnarci nella via della testimonianza cristiana oggi, con coraggio e coerenza, con decisione e tenerezza: “perché il mondo creda” (Gv 17,21).