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Francescanamente - III Domenica di Pasqua: omelia mons. Perego

05/05/2019

Ferrara, 5 maggio 2019

S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

“E’ bello per noi stare qui”, sono le parole dei discepoli sul Tabor, il giorno della Trasfigurazione. Cari fratelli e sorelle, rimanere con il Signore, condividere la fede in Lui è bello. La bellezza nasce da una relazione con Dio, che è Padre, con suo Figlio, Gesù Cristo che ci accompagna, con il dono dello Spirito, a riconoscere il nostro essere creati a immagine e somiglianza sua, il nostro essere figli, che genera uno stile familiare, fraterno di relazioni con gli altri. La storia di Francesco d’Assisi e dei francescani nasce così: l’incontro con il Signore, il Crocifisso, in particolare nei poveri, ha generato un movimento straordinario di relazioni che ha raggiunto ogni parte del mondo, incontrando culture e religioni diverse: un movimento fondato solo sulla bellezza del rapporto con Dio, con gli altri e con il creato. E’ questa la povertà, la minorità francescana. Ed è questo l’amore cristiano.
La pagina evangelica di Giovanni che abbiamo ascoltato, una pagina pasquale, che vede un rapporto nuovo tra i discepoli e Gesù risorto, generato dalle apparizioni, dal miracolo della pesca miracolosa, conduce al ‘primato d’amore’ di Pietro. Il Risorto rende Pietro e tutti i discepoli capaci di amare, di guidare con amore la Chiesa. Non si può che seguire Gesù solo nell’amore a Dio e ai fratelli.
E’ una pagina molto bella, dove vediamo che dopo la risurrezione l’umanità di Gesù non scompare, ma continua a generare relazioni, capacità nuove, a generare famiglia, a generare Chiesa, a generare amore e servizio.
“Mi ami ?”, “mi vuoi bene?” Gesù lo ripete a noi oggi come a Pietro. Gesù non vuole altro se non che sappiamo amare. “Ciò che conta è amare”, aveva scritto Carlo Carretto dall’eremo di Spello; “Solo l’amore è credibile” aveva intitolato una sua opera il grande teologo Von Balthasar. Un mondo che soffoca l’amore – scrive Von Balthasar – “risulta un mondo senza donne, senza bambini, senza rispetto per il carattere di povertà e umiltà dell’amore; un mondo in cui tutto è visto in funzione del reddito e del potere, e tutto quello che non rende, che è gratuito, che non serve, è spregiato, perseguitato, cancellato; un mondo in cui anche all’arte viene posta la maschera e il volto della tecnica” (U. Von Balthasar, Solo l’amore è credibile, Roma Borla, 1977, p.140). Un mondo che soffoca l’amore soffoca anche la bellezza: la bellezza dell’altro, del sacramento del fratello, la bellezza del creato, la bellezza di ogni cosa generata e creata.
Perché gli apostoli non obbediscono al Sommo sacerdote che aveva espressamente proibito di predicare nel nome di Gesù, come ci ha ricordato la pagina degli Atti che abbiamo ascoltato? Ce lo ha ricordato Pietro: “Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini”. Quando si è scoperta la bellezza assoluta, il Sommo amore, l’intelligenza onnipotente che è arrivata a noi nel gesto di donazione del Crocifisso (“Gesù che voi avete ucciso appendendolo a una croce”, ricorda Pietro), non si può che dare la vita, non si può che scegliere la forma del servizio, del dono, dell’amore a Dio. E’ questa la forma della testimonianza cristiana dopo Pasqua, grazie anche al dono dello Spirito. E nulla, né la flagellazione di oggi, né il martirio di domani ferma gli apostoli. Perché il Crocifisso risorto, “l’Agnello che è stato immolato” – ricorda Giovanni nella pagina dell’Apocalisse – “è degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione”.
Cari fratelli e sorelle, la Parola di Dio che abbiamo ascoltato ci aiuta a comprendere come la ricerca della bellezza per un cristiano significa anzitutto la scoperta dell’altro, del femminile e del diverso per età, nazione, cultura: bellezza è diversità. Bellezza significa anche guardare il creato come un dono. Bellezza è anche ciò che è frutto della generazione, il figlio, e della creazione dell’uomo, in particolare le creazioni artistiche. La bellezza è la pro-esistenza, un’esistenza per gli altri, nel dono della vita quotidianamente offerta per amore. Descrive molto bene questo cammino di amore cristiano S. Agostino in un passaggio delle ‘Confessioni’, sottolineandone anche la fatica: “Tardi ti amai bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai. Si perché tu eri dentro di me e io fuori. Là ti cercavo. Deforme, mi gettavo sulle belle forme delle tue creature. Eri con me e non ero con te. Mi tenevano lontano da te le tue creature, inesistenti se non esistessero in te. Mi chiamasti e il tuo grido sfondò la mia sordità; balenasti e il tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la tua fragranza, e respirai e anelo verso te, gustai e ho fame e sete; mi toccasti e arsi di desiderio della tua pace” (Confessioni, X, 23).
La bellezza impegna ogni cristiano perché alla contemplazione chiede di unire l’azione, come ricordava J. Maritain. La bellezza porta con sé gioia, ottimismo. Giustamente Paolo VI, Papa oggi santo, scriveva che “Questo mondo ha bisogno di bellezza per non cadere nella disperazione”, facendo eco all’Idiota di Dostoevskij: “la bellezza salva il mondo” (F. Dostoevskij, L’Idiota, Milano, 1998, p.645). E’ il messaggio che vuole dare oggi ‘Francescanamente’.