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Giornata diocesana della Gioventù 2019: La Chiesa e i giovani dopo il Sinodo

13/04/2019

Bondeno, 13 aprile 2019

S. E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Carissimi giovani, inizia con una cena, l’ultima, la settimana di Passione di Gesù secondo Luca. Ma questa ultima cena acquista anche un significato particolare: diventa la memoria, il memoriale della nuova alleanza; il dono per noi, per tutti; una presenza nuova di Gesù. È l’Eucarestia.
Questa cena è segnata anche dal tradimento. Non è solo il tradimento di Giuda, ma il tradimento di ciascuno di noi ogni volta che mangiamo indegnamente questo pane; ogni volta che ci allontaniamo dallo stile di vita di Gesù. Giuda è nostro fratello, diceva don Primo Mazzolari in una famosa omelia. Come pure è nostro fratello Pietro che promette di essere sempre fedele, ma poi tradirà Gesù. Il tradimento di Giuda si chiuderà con la disperazione e il suicidio. Il tradimento di Pietro si chiuderà con il pianto e il perdono, che addirittura lo renderà il primo tra i discepoli, il Papa.
Questa cena invita anche al servizio, segno di come gli apostoli saranno chiamati ad essere guide e pastori nella comunità cristiana. In quella cena nasce la ministerialità nella Chiesa. Non è il potere ma il servizio il tratto di chi guida la comunità. E neppure la responsabilità della guida di una comunità ha il suo segno nella spada, nella violenza, ma nella nonviolenza. Per questo Gesù dirà di riporre la spada nel fodero.
Dal cenacolo Gesù e i discepoli passano all’orto degli ulivi, a pregare. Gesù prega il Padre, nella sofferenza. E i discepoli non riescono a pregare il Padre e a condividere la sofferenza. C’è una distanza tra Gesù e i discepoli, ma anche tra noi e Gesù. Anche noi fatichiamo a costruire una relazione stabile con Gesù e il Padre.
Dall’orto degli ulivi inizia la via crucis, l’ora della passione in diverse tappe. Catturato, per Gesù inizia la derisione, le offese, le percosse. Poi viene il giudizio degli scribi e dei sacerdoti, di Pilato, di Erode, del popolo. E’ interessante notare che tutti contribuiscono ad affermare l’identità di Gesù, i suoi titoli messianici: Profeta, Cristo, Figlio di Dio, Figlio dell’uomo, Re. Il processo a Gesù è una catechesi cristologica, dove il servo di Javhè, il Messia sofferente, viene rivelato.
Il dialogo tra Gesù e Pilato, incentrato sul dubbio di Pilato, serve ad affermare la verità di Cristo. Come il dialogo tra la folla e Pilato serve ad affermare la falsità, il male, a liberare il condannato e a condannare l’innocente. Bene e male, Dio e l’uomo si scontrano e Dio afferma la verità, salva l’uomo non con il castigo, ma con il dono.
Il cammino verso il Calvario è ricco di incontri: il popolo, le donne, aiutato da Simone di Cirene, un ebreo libico: l’uomo dei dolori è aiutato da uno straniero a portare la croce.
La croce diventa non solo il luogo della sofferenza, ma anche del perdono: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”. E la Croce diventa anche il luogo in cui Gesù dona la salvezza eterna, regala il Paradiso a un ladro, a un condannato.
La morte di Gesù rivela al creato, con l’eclissi, alla folla ma anche nelle parole di un non credente, il centurione, chi è Gesù: “Veramente quest’uomo era giusto”.
E’ un racconto drammatico, ma anche dell’umanità di Dio fra noi, quello che abbiamo ascoltato. E’ il racconto – per usare il titolo del cammino e della veglia di stasera – “dell’amore rivelato”.
Cari giovani, la nostra fede poggia su questa “storia d’amore”, che abbiamo ascoltato dalle parole dell’evangelista Luca, discepolo di Pietro e di Paolo. Una storia d’amore, di servizio, di dono, di perdono del Figlio di Dio, e non di un uomo qualunque, che sarà confermata dalla risurrezione.
A partire da questa storia d’amore Papa Francesco, nel documento pubblicato dopo il Sinodo e rivolto a tutti i giovani cattolici del mondo, dal titolo “Cristo vive” – che vi invito a leggere e meditare - , invita a ‘camminare insieme’, e a costruire anzitutto un dialogo fra le generazioni: “Se i giovani e gli anziani si aprono allo Spirito, insieme producono una combinazione straordinaria” (C.V. 192). Nei primi capitoli (1-3), poi, il Papa, partendo dagli incontri di Gesù con i giovani, sottolinea che la Chiesa può essere evangelizzata dai giovani: “Sono proprio i giovani che possono aiutarla a rimanere giovane, a non cadere nella corruzione, a non fermarsi, a non inorgoglirsi, a non trasformarsi in una setta, ad essere più povera e capace di testimonianza, a stare vicino agli ultimi e agli scartati, a lottare per la giustizia, a lasciarsi interpellare con umiltà” (C.V. 37). Chiede questo anche alla nostra Chiesa di Ferrara-Comacchio, alle nostre parrocchie e aiutatele a crescere in questo, con la vostra presenza e non il vostro abbandono, con la vostra passione e non solo con la critica, con il vostro impegno e non solo a parole.
Al centro, poi, dell’esortazione del Papa c’è cosa offre la Chiesa ai giovani: l’incontro con il Dio vivo, morto e risorto: la Pasqua che vivremo di nuovo nella prossima settimana è il centro della fede che la Chiesa annuncia oggi e che chiama ogni giovane a una vita nuova e originale. Con il Gesù risorto, vivo siete chiamati a costruire una relazione, un’amicizia con cui arrivare a delle decisioni nella vita professionale, economica, anche politica. Anche a costo di sbagliare, ma bisogna decidersi e camminare con coraggio sulle strade del mondo. Il Papa lo scrive con chiarezza: “I giovani nelle strade. Sono giovani che vogliono essere protagonisti del cambiamento. Per favore non lasciate che altri siano protagonisti del cambiamento! Voi siete quelli che hanno il futuro! Attraverso di voi entra il futuro nel mondo. A voi chiedo di essere protagonisti anche di questo cambiamento. Continuate a superare l’apatia, offrendo una risposta cristiana alle inquietudini sociali e politiche, che si stanno presentando in varie parti del mondo. Vi chiedo di essere costruttori del mondo, di mettervi al lavoro per un mondo migliore” (C.V. 174). Lo chiedo anch’io a voi, cari giovani, in questa stagione di cambiamenti sociali e politici che riguardano anche il nostro territorio ferrarese, non delegate nessuno al vostro posto, ma mettete in campo la vostra partecipazione attiva, la vostra responsabilità nelle nostre città e nelle nostre Chiese, in un dialogo con gli adulti, con le istituzioni, intelligente, libero, concreto, appassionato.
In conclusione, cari giovani, con il Papa dico a voi: “Chiediamo al Signore che liberi la Chiesa da coloro che vogliono invecchiarla, fissarla sul passato, frenarla, renderla immobile. Chiediamo anche che la liberi da un’altra tentazione: credere che è giovane perché cede a tutto ciò che il mondo le offre, credere che si rinnova perché nasconde il suo messaggio e si mimetizza con gli altri” (C.V. 35). Così sia.