NEWS

Quinta Domenica di Quaresima: Il pane del perdono

09/04/2019

Ferrara, 7 aprile 2019

S. E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle, siamo all’ultima domenica del cammino quaresimale, guidato quest’anno dalle parole “non di solo pane vive l’uomo”. Ci ha guidato in questa Quaresima la consapevolezza di una visione dell’uomo non solo come corpo, ma anche come anima, e una visione della realtà e della storia non solo in maniera materialistica e consumistica.
Il Vangelo segna l’inizio del cammino di Gesù verso il monte degli ulivi e verso il Calvario. E prima di iniziare questo cammino, al mattino Gesù va al tempio, potremmo dire va in chiesa, per ascoltare la Parola di Dio e, da Maestro, per spiegarla al popolo. E in questa occasione ancora una volta, nel tempio, in chiesa, farisei e scribi provocano Gesù portandogli davanti una donna che ha commesso adulterio per comprendere quale giudizio avrebbe dato su di Lei. E ancora una volta Gesù, partendo dalla situazione della donna, rilancia una domanda: “chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Ma nessuno riesce a scagliare una pietra, perché tutti si riconoscono peccatori. Gesù non giustifica il peccato - e infatti dice alla donna: “va e d’ora in poi non peccare più” – ma a partire da una donna peccatrice aiuta a riconoscere la consapevolezza che tutti siamo peccatori e bisognosi della misericordia di Dio. E la Quaresima che stiamo vivendo diventa anche un tempo importante per riconoscere il nostro peccato, per evitare di giudicare gli altri e per un cammino di conversione, così da riconoscere il Signore in mezzo a noi, “ricco di misericordia”. La Quaresima ci aiuta a comprendere il valore del ‘pane del perdono’, che il Signore spezza continuamente per noi, attraverso il segno sacramentale della Riconciliazione nella Chiesa, con il quale il Signore ci raggiunge e aiuta a maturare la consapevolezza del nostro peccato, per renderci capaci di comprensione, di pazienza educativa, di perdono a nostra volta. Il sacramento della Riconciliazione ricrea il cuore dell’uomo e al tempo stesso aiuta a rinnovare, a ricreare il cuore della comunità, della città, vincendo egoismo, odio, distanze e aiutando a creare “un cuor solo e un’anima sola”. Il dito con cui Gesù scrive sulla sabbia la nuova legge dell’amore corrisponde al dito con cui Dio nell’esodo scrisse la legge e i comandamenti (Es 31.18): antico e nuovo testamento trovano la loro sintesi in questo episodio che regala una delle pagine più belle della misericordia di Dio.
Anche il popolo d’Israele, ci ha ricordato il profeta Isaia, ha rischiato più volte di dimenticare il perdono di Dio e le grandi opere fatte dal Signore: “non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche!” dice il Signore al popolo. Quante volte anche noi rischiamo di ripiegarci su ciò che è immediato, su ciò che è facile, su ciò che immediatamente ci soddisfa, oppure rifugiarci nel passato, nella tradizione e dimentichiamo le cose importanti che il Signore ci ha dato e continua a rinnovare nella Chiesa: la vita nuova in Cristo, una comunità, affetti, doni. “Ricordare” le opere che il Signore ha fatto per noi è il primo gesto per continuare a vivere, ma soprattutto per vivere con responsabilità e fiducia. La nostra fede ha bisogno di ricordare per non essere travolta semplicemente dalla quotidianità di cose solo ripetute e non vissute interiormente.
Capisco che guardare al Signore, ricordare le sue opere significa relativizzare ciò che ci viene presentato continuamente come nuovo, autentico. Ma Paolo ammonisce anche noi, come i Filippesi, a fidarsi del Signore, e a considerare tutto ciò che ci viene presentato come importante, vitale – lo svago, le passioni individualiste, il profitto e altre cose – come “spazzatura”. Anche Papa Francesco, in un passaggio dell’esortazione apostolica Gaudete ed exsultate, dedicata alla chiamata alla santità, ci rende attenti a questo pericolo: “Il mondo ci propone il contrario: il divertimento, il godimento, la distrazione, lo svago, e ci dice che questo è ciò che rende buona la vita. Il mondano ignora, guarda dall’altra parte quando ci sono problemi di malattia o di dolore in famiglia o intorno a lui. Il mondo non vuole piangere: preferisce ignorare le situazioni dolorose, coprirle, nasconderle” (G.E. 75). Invece, “la persona che vede le cose come sono realmente, si lascia trafiggere dal dolore e piange nel suo cuore è capace di raggiungere le profondità della vita e di essere veramente felice… La vita ha senso nel soccorrere un altro nel suo dolore, nel comprendere l’angoscia altrui” (G. E. 76), conclude Papa Francesco. Meglio “guadagnare Cristo” ci ricorda Paolo. La corsa dell’apostolo Paolo deve diventare anche la nostra corsa per conquistare la meta, cioè lo stesso amore che ha avuto il Signore, la stessa relazione con il Padre che merita la risurrezione dai morti. Sappiamo di dover correre ancora, di non essere arrivati alla meta, bisognosi continuamente di una purificazione delle parole e dei gesti della nostra vita. La Pasqua ormai vicina ci ricorda questo mistero della Passione, morte e risurrezione di Cristo che è fonte e al tempo stesso meta della nostra fede, del nostro cammino di vita cristiana, della partecipazione alla vita comunitaria, della nostra corsa, dove anche le sofferenze, i nostri limiti, le nostre debolezze concorrono alla conformazione a Cristo, perché ci spingono al rinnovamento della nostra esistenza.
Cari fratelli e sorelle, il Signore ci accompagni in queste ultime tappe del cammino quaresimale, perché la nostra preghiera, la penitenza e la carità, il perdono rinnovino la nostra vita, la nostra speranza e ci preparino alla gioia pasquale.