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Omelia Quinta Domenica di Quaresima - Riapertura della chiesa di S. Benedetto

06/04/2019

Ferrara, 6 aprile 2019

S. E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


“Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia”. Sono le parole del profeta Isaia che abbiamo ascoltato, cari fratelli e sorelle. Sono parole di speranza, che guardano al futuro. Per questo sono le parole che meglio possono accompagnare questo giorno in cui si riapre la nostra chiesa parrocchiale dedicata a S. Benedetto e con essa germoglia una vita liturgica, comunitaria rinnovata. L’incendio prima e poi il terremoto sono ormai cose passate” da non ricordare, se non per la sofferenza che ha portato nel cuore dei fedeli, che però oggi è sostituita dalla gioia. E il Signore, che incontriamo in questa chiesa, che è la sua e la nostra casa, ritorna ad aprire nuove strade, fiumi, cioè nuove opportunità, perché il suo popolo celebri le sue lodi.
Il peccato rischierà di allontanarci da questa casa, dal Signore e rischierà anche di costruire muri di separazione tra persone diverse, giovani e adulti, uomini e donne, vicini e lontani, ma la fiducia nel Signore, che conosce ogni cosa, ci riporterà in questa casa per costruire di nuovo comunione e corresponsabilità.
Queste due parole – comunione e corresponsabilità – che abbiamo cercato di coniugare nella lettera pastorale di quest’anno, rendono dinamica la vita della casa del Signore, perché in essa si traducono nella ‘actuosa partecipatio’, nella partecipazione attiva alla vita liturgica. E’ questo uno degli apporti più significativi della costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium. In questa chiesa, in questa casa il cristiano non può entrare da semplice spettatore, ma soltanto come soggetto attivo: nella preghiera, nel canto, nell’ascolto e nella proclamazione della Parola, nell’offerta, nel servizio riscoprendo così un ‘sacerdozio universale dei fedeli’, che rende pienamente partecipi di ogni atto celebrativo, seppur con un ruolo diverso dal ministero presbiterale e dal ministero diaconale. Sono chiare le parole del Concilio Vaticano secondo, nella costituzione Lumen Gentium: “Per la rigenerazione e l'unzione dello Spirito Santo i battezzati vengono consacrati per formare un tempio spirituale e un sacerdozio santo, per offrire, mediante tutte le attività del cristiano, spirituali sacrifici, e far conoscere i prodigi di colui, che dalle tenebre li chiamò all'ammirabile sua luce (cfr. 1 Pt 2,4-10). Tutti quindi i discepoli di Cristo, perseverando nella preghiera e lodando insieme Dio (cfr. At 2,42-47), offrano se stessi come vittima viva, santa, gradevole a Dio (cfr. Rm 12,1), rendano dovunque testimonianza di Cristo e, a chi la richieda, rendano ragione della speranza che è in essi di una vita eterna (cfr. 1 Pt3,15)” (L.G. 10). Come pure è un atto di responsabilità uscire da questa casa e andare in città con il tesoro di una relazione con Dio e con gli altri: che aiuta a vincere l’individualismo e l’egoismo, superare le distanze e a costruire nuovi legami, a valorizzare le opportunità, nel rispetto del creato, che è un dono, e del bene comune. L’ ‘actuosa partecipatio’ nella Liturgia diventa così ‘actuosa partecipatio’ nella vita familiare, economica, culturale, sociale e politica della città, al cui servizio è il ministero diaconale a cui oggi Sandro è stato ammesso, per iniziare il percorso conclusivo. L’ ‘ora’, la preghiera personale e comunitaria, sull’esempio della regola del vostro patrono S. Benedetto, è accompagnata dal ‘labora’, dal lavoro, dall’impegno, dalla passione che non è chiusa in uno spazio, ma si allarga sempre più, raggiunge tutti: anche per questo S. Benedetto è diventato patrono dell’Europa. A questo proposito, dobbiamo fare nostro il monito sulla parrocchia di Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium: “Attraverso tutte le sue attività, la parrocchia incoraggia e forma i suoi membri perché siano agenti dell’evangelizzazione. È comunità di comunità, santuario dove gli assetati vanno a bere per continuare a camminare, e centro di costante invio missionario. Però dobbiamo riconoscere che l’appello alla revisione e al rinnovamento delle parrocchie non ha ancora dato sufficienti frutti perché siano ancora più vicine alla gente, e siano ambiti di comunione viva e di partecipazione, e si orientino completamente verso la missione” (E.G. 28).
Il Vangelo segna l’inizio del cammino di Gesù verso il monte degli ulivi e verso il calvario. E prima di iniziare questo cammino, al mattino Gesù va al tempio, potremmo dire va in chiesa, per ascoltare la Parola di Dio e, da Maestro, per spiegarla al popolo. E in questa occasione ancora una volta, nel tempio, in chiesa, farisei e scrivono provocano Gesù portandogli davanti una donna che ha commesso adulterio per comprendere quale giudizio avrebbe dato su di Lei. E ancora una volta Gesù, partendo dalla situazione della donna, rilancia una domanda: chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Ma nessuno riesce a scagliare una pietra, perché tutti si riconoscono peccatori. Gesù non giustifica il peccato - e infatti dice alla donna: “va e d’ora in poi non peccare più” – ma a partire da una donna peccatrice aiuta a riconoscere la consapevolezza che tutti siamo peccatori. E la Quaresima che stiamo vivendo diventa anche un tempo importante per riconoscere il nostro peccato, per evitare di giudicare gli altri e per un cammino di conversione, così da riconoscere il Signore in mezzo a noi. La Chiesa che si riapre è anche un luogo per ricevere e imparare il perdono, un luogo di grazia, benedetto, dove il Signore ci raggiunge e aiuta a maturare la consapevolezza del nostro peccato, per renderci capaci di comprensione, di pazienza educativa, di perdono. Papa Francesco, nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, ci rende attenti, perché anche tra noi, nelle nostre comunità non ci sia “una cura ostentata della liturgia, della dottrina e del prestigio della Chiesa”, ma senza che ci “preoccupi il reale inserimento del Vangelo nel Popolo di Dio e nei bisogni concreti della storia. In tal modo la vita della Chiesa si trasforma in un pezzo da museo o in un possesso di pochi” (E.G. 95). Anche il ministero diaconale, a cui oggi Sandro è ammesso, diventa un servizio perché la parrocchia sia sempre nuova, soprattutto nell’attenzione ai poveri, agli ultimi.
Chiediamo di nuovo al Signore, cari fratelli e sorelle, che in questa chiesa che si apre e “intorno all’unico altare si progredisca nell’amore che lo Spirito Santo diffonde nei nostri cuori”. Così sia.