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“Non di solo pane vivrà l’uomo” (Lc 4,4): Messaggio per la Quaresima 2019

08/03/2019


+ S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari fratelli e sorelle,

con le Ceneri, segno che ci ricorda il limite del nostro corpo e che talora noi acceleriamo al termine della nostra vita rinunciando alla sepoltura del corpo, inizia il tempo quaresimale. È un tempo in cui preparare le nostre ‘lampade’ per attendere la Pasqua, nella preghiera. È un tempo in cui fare ordine nella nostra vita, e a questo serve il digiuno. È un tempo in cui rafforzare uno stile di vita cristiano nella carità, che ogni anno guarda a qualcuno dei poveri a noi più prossimo. Ascolteremo nelle Domeniche quaresimali Dio che ci parla per invitarci alla penitenza, per liberare il nostro cuore dalle paure, cambiare alcune strade della nostra vita e contemplare la pazienza e la misericordia di Dio. La Quaresima ci rende più figli, più fratelli, perché ci aiuta a riconoscere i nostri limiti, soprattutto il limite di non guardare mai oltre le cose e oltre la storia, dimenticando un invito che sentiremo in Quaresima: “Non di solo pane vivrà l’uomo” (Lc 4,4).

Un consumo critico

L’enciclica Laudato sì’ di papa Francesco ci aiuta a trovare alcune strade della nostra cultura e azione da cambiare, in un’ottica locale e globale. Uno dei capitoli dell’enciclica è dedicato alla “cultura dello scarto” e alla proposta di un nuovo “stile di vita”. “La cultura ecologica – scrive Papa Francesco - non si può ridurre a una serie di risposte urgenti e parziali ai problemi che si presentano riguardo al degrado ambientale, all’esaurimento delle riserve naturali e all’inquina­mento. Dovrebbe essere uno sguardo diverso, un pensiero, una politica, un programma educativo, uno stile di vita e una spiritualità che diano forma ad una resistenza di fronte all’avanzare del paradigma tecnocratico. Diversamente, anche le migliori iniziative ecologiste possono finire rinchiuse nella stessa logica globalizzata. Cercare solamente un rimedio tecnico per ogni problema ambientale che si presenta, significa isolare cose che nella realtà sono connesse, e nascondere i veri e più profondi problemi del sistema mondiale” (L.S.111). Già nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium Papa Francesco aveva fatto riferimento “al relativismo pratico che caratterizza la nostra epoca, e che è «ancora più pericoloso di quello dottrinale». Quando l’essere umano pone sé stesso al centro, finisce per dare priorità assoluta ai suoi interessi contingenti, e tutto il resto diventa relativo” (L.S. 122). “Il ritmo di consumo, di spreco e di alterazione dell’ambiente - scrive il Papa - ha superato le possibilità del pianeta, in maniera tale che lo stile di vita attuale, essendo insostenibile, può sfociare solamente in catastrofi, come di fatto sta già avvenendo periodicamente in diverse regioni. L’attenuazione degli effetti dell’attuale squilibrio dipende da ciò che facciamo ora, soprattutto se pensiamo alla responsabilità che ci attribuiranno coloro che dovranno sopportare le peggiori conseguenze” (L.S.161).
Responsabilità e consumo critico sono due parole che diventano strade di impegno che invitano a considerare il nostro stile di vita e a rinnovarlo, consapevoli di essere custodi e non padroni del creato. “È diventato contro-culturale scegliere uno stile di vita con obiettivi che almeno in parte possano essere indipendenti dalla tecnica, dai suoi costi e dal suo potere globalizzante e mas­sificante. Di fatto la tecnica ha una tendenza a far sì che nulla rimanga fuori dalla sua ferrea logica, e «l’uomo che ne è il protagonista sa che, in ultima analisi, non si tratta né di utilità, né di benessere, ma di dominio; dominio nel senso estremo della parola»” (L. S. 108).

Un altro stile di vita


“La situazione attuale del mondo «provoca un senso di precarietà e di insicurezza, che a sua volta favorisce forme di egoismo collettivo» - ci ammonisce papa Francesco. Quando le persone diventano autoreferenziali e si isolano nella loro coscienza, accrescono la propria avidità. Più il cuore della persona è vuoto, più ha bisogno di oggetti da comprare, possedere e con­sumare. In tale contesto non sembra possibile che qualcuno accetti che la realtà gli ponga un limite. In questo orizzonte non esiste nemmeno un vero bene comune. Se tale è il tipo di soggetto che tende a predominare in una società, le norme saranno rispettate solo nella misura in cui non contraddicano le proprie necessità. Perciò non pensiamo solo alla possibilità di terribili fenomeni climatici o grandi disastri naturali, ma anche a catastrofi derivate da crisi sociali, perché l’ossessione per uno stile di vita consumistico, soprattutto quando solo pochi possono sostenerlo, potrà provocare soltanto violenza e distruzione reciproca” (L.S. 204). Da qui l’invito al cambiamento di stile di vita: “Un cambiamento negli stili di vita potrebbe arrivare ad esercitare una sana pressione su coloro che detengono il potere politico, economico e sociale. È ciò che accade quando i movimenti dei consumatori riescono a far sì che si smetta di acquistare certi prodotti e così diventano efficaci per modificare il comportamento delle imprese, forzan­dole a considerare l’impatto ambientale e i modelli di produzione. È un fatto che, quando le abitudini sociali intaccano i profitti delle imprese, queste si vedono spinte a produrre in un altro modo. Questo ci ricorda la responsabilità sociale dei consumatori. Acquistare è sempre un atto morale, oltre che economico. Per questo oggi il tema del degrado ambientale chiama in causa i comportamenti di ognuno di noi” (L.S. 206)

Uscire da sé verso l’altro

L’attenzione al creato, il consumo critico sono forme di attenzione all’altro, ma anche nuovi modi di fare carità oggi. “È sempre possibile sviluppare una nuova capacità di uscire da sé stessi verso l’altro – scrive ancora papa Francesco -. Senza di essa non si riconoscono le altre creature nel loro valore proprio, non interessa prendersi cura di qualcosa a vantaggio degli altri, manca la capacità di porsi dei limiti per evitare la sofferenza o il degrado di ciò che ci circonda. L’atteggiamento fondamen­tale di auto-trascendersi, infrangendo la coscienza isolata e l’autoreferenzialità, è la radice che rende possibile ogni cura per gli altri e per l’ambiente, e fa scaturire la reazione morale di considerare l’impatto provocato da ogni azione e da ogni decisione personale al di fuori di sé. Quando siamo capaci di superare l’individualismo, si può effettivamente produrre uno stile di vita alternativo e diventa possibile un cambiamento rilevante nella società” (L. S. 208).
A questo proposito vi invito, anche quest’anno, a finalizzare la vostra carità al Fondo diocesano per i disoccupati aperto nella nostra Arcidiocesi da due anni e che ha destinato già 100.000 euro a tale scopo, realizzando, borse lavoro e interventi a favore di artigiani e commercianti in difficoltà.

Cari fratelli e sorelle, mentre iniziamo il cammino quaresimale la nostra Cattedrale viene chiusa al culto per alcuni mesi, fino all’autunno. È un altro ‘digiuno’ imposto dalla sicurezza e dai restauri post-terremoto. Spero che anche questo digiuno ci aiuti a desiderare e amare ancora di più questa nostra ‘casa di Dio e del popolo di Dio’, quale è la Cattedrale, non solo per la sua straordinaria bellezza artistica, ma soprattutto per il suo significato religioso per la nostra città e la nostra Chiesa di Ferrara-Comacchio.
Il Signore vi benedica e vi accompagni in questo cammino quaresimale.