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IL DOCUMENTO DELLE CARITAS DELL'EMILIA ROMAGNA SUL “DECRETO SICUREZZA"

20/02/2019

Premessa: la Caritas e l'accoglienza dei migranti richiedenti asilo

In Emilia Romagna, come in tutta Italia, la Caritas è uno dei soggetti impegnati nell’accoglienza dei migranti richiedenti asilo. L’impegno della Caritas è l’impegno della Chiesa secondo uno stile di prossimità che si concretizza nella relazione con l’altro, umile e fiduciosa, ed esprime nelle opere più che nei discorsi il proprio valore cristiano.
Così si è espresso Mons. Douglas Regattieri, Vescovo della Diocesi di Cesena- Sarsina e delegato della Conferenza Episcopale E. R. per il Servizio della Carità, a proposito dell’impegno delle Caritas Diocesane nell’accoglienza dei migranti:
“La testimonianza dei fatti, più che le parole e i discorsi spesso lontani dalla realtà, è la carta di presentazione della nostra identità. Essa proviene da una consapevolezza di fondo che ha il suo radicamento nell’incontro con Cristo. E’ Lui che rende profondo, continuativo e gratuito lo sforzo di promuovere tutto l’uomo e tutti gli uomini. Si invera così nel concreto della nostra presenza quanto il Vangelo con disarmante semplicità afferma: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare… ero forestiero e mi avete ospitato” (Mt 25, 35).”
Tante sono state negli ultimi anni le progettualità avviate nella nostra regione dalle Caritas Diocesane in collaborazione con le istituzioni, con il coinvolgimento delle realtà parrocchiali e del Terzo Settore; tanti percorsi di speranza e comunione molti dei quali intrapresi spesso sulla base di un’esperienza quotidiana di incontro, ascolto e sostegno alle persone bisognose che precede e accompagna l’impegno verso i profughi.
Nella nostra Diocesi in particolare, la Caritas diocesana, tramite l’associazione “Amici della Caritas" di cui è promotrice, accoglie donne e minori presso il Centro Casa Betania già attivo dal 2014 in questo tipo di accoglienza. L’Opera don Calabria, anch’essa mettendo a frutto la propria esperienza, accoglie invece minori non accompagnati. L’Associazione Viale K e l’Associazione Mons. Filippo Franceschi propongono, secondo un modello lungamente sperimentato, l’accoglienza in comunità.
Si può dunque dire che l’accoglienza dei richiedenti asilo non costituisce una novità, ma il contesto ultimo e più attuale in cui si dispiega l’attenzione verso i più fragili che ordinariamente anche nella nostra Diocesi caratterizza una Chiesa viva e attenta.
Molte sono naturalmente le difficoltà e le fatiche per la complessità dei bisogni individuali e dei percorsi necessari di integrazione, ma anche queste difficoltà diventano misurabili e gestibili soltanto nella pratica quotidiana dell’accoglienza, in contrasto con una logica dell’emergenza che genera chiusura e disgregazione.
Su questa logica sembra oggi purtroppo radicarsi una cultura dell’esclusione e dell’inconsapevolezza, rispetto alla quale la Caritas, in linea con le posizioni della Conferenza Episcopale Italiana, avverte il bisogno di richiamare le coscienze ad un coinvolgimento fattivo e diffuso per l’accoglienza e il dialogo.

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IL DOCUMENTO DELLE CARITAS DELL'EMILIA ROMAGNA SUL “DECRETO SICUREZZA"

Noi, vescovo delegati della Conferenza episcopale dell’Emilia-Romagna per il servizio della carità, e i Direttori delle 15 Caritas diocesane della Regione, dopo la pubblicazione e l’entrata in vigore del cosiddetto “Decreto sicurezza” (la legge 132/2018), con l’intento di esprimere un parere che orienti i tanti fedeli che si rivolgono a noi per avere chiarezza e al fine di riaffermare ancora una volta – in ottemperanza alle finalità del nostro ministero e servizio ecclesiale e sociale - la nostra ferma decisione di metterci dalla parte degli ultimi e dei più svantaggiati che bussano alle nostre Caritas e ai nostri Centri di ascolto, confermiamo il parere negativo riguardo a questa legge, condiviso da tante realtà cattoliche in Italia, compreso Caritas Italiana, perché concretizza un atteggiamento vessatorio nei confronti di persone a cui si imputa il torto di essere straniere e povere, le quali saranno condannate a maggiore precarietà e marginalità, a danno di tutta la cittadinanza. Infatti, oltre a ledere la dignità di queste persone che senza documenti, senza lavoro, senza occupazione e attività di integrazione saranno costrette a trovare un proprio modo per sopravvivere, la legge indebolisce anche il nostro stesso corpo sociale, la cultura solidale che ci lega, si rafforza il nazionalismo e l’individualismo delle singole comunità e si costruisce un Paese forte solo con i deboli e chiuso. L’obiettivo di ogni politica sociale dovrebbe essere invece il maggior bene possibile di tutta la cittadinanza, tra diritti e doveri, legalità e convivenza. Anche le comunità cristiane, a cui apparteniamo, sembrano talvolta tentate da un atteggiamento conciliante verso questa cultura dell’esclusione e dalla inconsapevolezza che nasce dal delegare ad altri l’onere dei problemi e quello delle critiche.
Come Caritas diocesane dell’Emilia-Romagna, ci sentiamo quindi di impegnarci a due livelli:
a) Riteniamo giusta e da sostenere la decisione dei Sindaci e Presidenti regionali che hanno promosso il ricorso alla Corte Costituzionale. In Costituzione, l’art. 10, riconosce il diritto di asilo e in questo momento, di fronte ad un decreto sicurezza che, a giudizio di molti, non tutela questo diritto e mette in difficoltà ulteriormente le realtà locali, i Giudici della Consulta possono esprimersi in merito autorevolmente.
b) Inoltre, di fronte a gravi disagi inflitti alle persone, in coscienza, non si può rimanere inerti. Riteniamo dunque giusto mettere in atto una sorta di “obiezione di coscienza” ad un decreto che non tutela la vita delle persone. Non possiamo esimerci dagli obblighi di questa legge e tuttavia, come credenti e professanti, sentiamo il dovere di contrastarla con i mezzi a nostra disposizione: l’educazione delle comunità e delle persone a riconoscere il Signore Gesù presente in ogni fratello, in particolare nei poveri; l’accoglienza generosa e prudente di ogni persona che punti al loro sviluppo integrale; la cura di relazioni di prossimità e solidarietà per contrastare una cultura dell’esclusione e dello scarto; un’azione di advocacy e di partecipazione politica a difesa dei più poveri fondata sulla nostra Costituzione; lo studio di strumenti giuridici e amministrativi che permettano l’accompagnamento alla legalità delle persone che incontriamo.
In un momento di confusione e disorientamento pensiamo che la Chiesa debba avere il coraggio di essere se stessa, fedele a Gesù Cristo e al magistero di papa Francesco e dei nostri Vescovi e promotrice di una vera cultura della Carità.

Mons. Douglas Regattieri,
Vescovo delegato della Conferenza episcopale regionale per il servizio della carità e i Direttori delle 15 Caritas diocesane della Regione Emilia-Romagna
(Piacenza-Bobbio, Parma, Fidenza, Reggio Emilia-Guastalla, Carpi, Modena-Nonantola, Bologna, Imola, Ferrara-Comacchio, Ravenna-Cervia, Faenza-Modigliana, Forlì- Bertinoro, Cesena-Sarsina, Rimini, San Marino- Montefeltro)

Bologna, 12 febbraio 2019