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Omelia candidatura al diaconato di Gianluca Maragno

19/02/2019


S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Pontelagoscuro, 16 febbraio 2019


Cari fratelli e sorelle, sono contento di essere oggi a celebrare l’Eucaristia con voi, nella bella occasione in cui una persona tra voi, il caro Gianluca, inizia un cammino verso il Diaconato. Ogni scelta arricchisce una comunità, soprattutto se al centro c’è il desiderio di servire la Chiesa e, in essa, i più poveri.
Ci mettiamo anzitutto in ascolto della Parola di Dio. E incontriamo oggi il profeta Geremia che ci ricorda con forza di non allontanarci dal Signore per fidarci dell’uomo o, peggio ancora, per legarci alle cose. Dimenticare Dio è come pensare che una pianta, il tamarisco, possa sopravvivere nel deserto. Chi, invece, si fida di Dio è come “un albero piantato lungo corsi d’acqua, che non solo sopravvive, ma continua a dare frutti. L’uomo che confida nel Signore è beato, cammina nella santità. Non dimentichiamolo. Non dimenticarlo, caro Gianluca. Senza il Signore rischiamo di camminare nel deserto: dell’incertezza che ci circonda, della sfiducia, dell’odio verso l’altro, della contrapposizione. In compagnia del Signore impariamo, invece, le parole e i gesti dell’ascolto, del servizio, dell’attenzione all’uomo che sono i gesti e le parole del Signore nella storia della salvezza.
Il Vangelo di Luca ci fa immaginare Gesù in una pianura, nella nostra pianura padana, con tanta gente che viene da ogni parte, come è oggi il nostro mondo, plurale. E parlando, ieri ai discepoli e oggi a noi, Gesù ci ricorda le beatitudini come la carta d’identità del cristiano.
La povertà, il dolore, uno stile di vita critico, non rispondere all’odio, la nonviolenza sono i luoghi e i gesti dove già oggi, tra noi, cresce il Regno di Dio. Guai – ci ricorda Gesù – a dimenticare questi luoghi e gesti, abbandonandoci al lusso, al disprezzo delle persone: rischieremmo di chiuderci in noi stessi e di perdere la relazione con Dio. Non dimentichiamolo. Non dimenticarlo, caro Gianluca. Sei chiamato in questo cammino verso il diaconato ad affinare questo stile di vita di povertà, ma anche di attenzione ai poveri e ai malati, riconoscendo in loro il Signore tra noi, ma anche il volto bello della Chiesa.
Anche papa Francesco ci ricorda questo in un bel passaggio all’inizio dell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium: “Il grande rischio del mondo attuale, con la sua molteplice ed opprimente offerta di consu¬mo, è una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata. Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi è più spazio per gli altri, non entrano più i poveri,
non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del suo amore, non palpita l’entusiasmo di fare il bene. Anche i credenti corrono questo rischio, certo e permanente. Molti vi cadono e si trasformano in persone risentite, scontente, senza vita. Questa non è la scelta di una vita degna e piena, questo non è il desiderio di Dio per noi, questa non è la vita nello Spirito che sgorga dal cuore di Cristo risorto” (n.2).
La risurrezione di Cristo, la vita nuova – ci ricorda oggi Paolo nel brano della lettera ai Corinzi –, è il fondamento, la verità della nostra fede. È perché Cristo è vivo, è vita che noi confidiamo in Lui e camminiamo sulle strade della santità. In questo mondo di morte, di abbandono, di consumo, di interessi, di violenza continuare ad avere la compagnia del Signore, via verità e vita, significa avere la certezza di un futuro. Non dimentichiamolo. Non dimenticarlo, caro Gianluca. Sii sempre un uomo pasquale, perché il diacono è l’uomo della speranza. Non andare a ingrossare le fila dei pessimisti, ma con parole e gesti concreti costruisci fiducia, realismo, dialogo in questo tuo cammino verso il diaconato. Non dimenticare e non dimentichiamoci il monito di Papa Francesco sempre nell’ Evangelii Gaudium: “Ci sono cristiani che sembrano avere uno stile di Quaresima senza Pasqua. Però riconosco che la gioia non si vive allo stesso modo in tutte le tappe e circostanze della vita, a volte molto dure. Si adatta e si trasforma, e sempre rimane almeno come uno spiraglio di luce che nasce dalla certezza personale di essere infinitamente amato, al di là di tutto. Capisco le persone che inclinano alla tristezza per le gravi difficoltà che devono patire, però poco alla volta bisogna permettere che la gioia della fede cominci a destarsi, come una segreta ma ferma fiducia, anche in mezzo alle peggiori angustie” (n.6).
Cari fratelli e sorelle, caro Gianluca, che questa gioia del Vangelo riempia la nostra e la tua vita, aiutandoci a camminare sulle strade delle beatitudini, che sono strade di servizio all’uomo
e al mondo, di ‘diaconia’. Così sia.