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Omelia incontro di S.E. Mons. Perego con i giornalisti

12/02/2019

Cappella del Palazzo Arcivescovile, Ferrara, 12 febbraio 2019

S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio


Cari Giornalisti e Operatori della comunicazione, oggi si completa, nel brano che abbiamo ascoltato del libro della Genesi, il racconto più antico della creazione. Dio nella creazione realizza qualcosa di nuovo, il cielo, la terra, i mari, la natura, ma anche crea l’uomo e la donna, “a sua immagine e somiglianza”, con i quali costruisce una storia di relazione paterna e a cui consegna il mondo uscito dalle sue mani. Tutto è bello, perché immagine della bellezza di Dio. Tutto è buono, molto buono, perché generato dall’amore di Dio. Nella nostra fede la consapevolezza di Dio Creatore è un “punto fermo”. Quando l’uomo dimentica questa verità e pensa di essere lui il Creatore tradisce la verità e, soprattutto, rompe la sua relazione con Dio, che è la fonte dell’amore, la fonte della vita. S. Benedetto, nella sua regola, coniugando ‘ora e labora’, ha tradotto la verità della creazione che rende l’uomo in continua contemplazione del suo Creatore (‘ora’), ma anche colui al quale è chiesto di custodire e non distruggere, nel lavoro, il mondo che gli è stato consegnato (‘labora’). Nella Laudato si’, l’enciclica di Papa Francesco, in una bella pagina ricorda il senso profondo di questo racconto della creazione che abbiamo ascoltato, e per questo la ripropongo a voi: “Nel primo racconto dell’opera creatrice nel libro della Genesi, il piano di Dio include la creazione dell’umanità. Dopo la creazione dell’uomo e della donna, si dice che «Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona» (Gen 1,31). La Bibbia insegna che ogni essere umano è creato per amore, fatto a immagine e somiglianza di Dio (cfr Gen 1,26). Questa affermazione – continua il Papa - ci mostra l’immensa dignità di ogni persona umana, che «non è soltanto qualche cosa, ma qualcuno. È capace di conoscersi, di possedersi, di liberamente donarsi e di entrare in comunione con altre persone. Coloro che s’impegnano nella difesa della dignità delle persone possono trovare nella fede cristiana le ragioni più profonde per tale impegno. Che meravigliosa certezza - conclude papa Francesco - è sapere che la vita di ogni persona non si perde in un disperante caos, in un mondo governato dalla pura casualità o da cicli che si ripetono senza senso!” (n. 65).
La dignità umana non può che rimanere al centro di ogni comunicazione, al centro di un giornalismo che ama l’uomo, in tutte le sue storie, anche le più tristi. E’ la sollecitazione venuta da Papa Francesco nel Messaggio della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali di quest’anno, dove attraverso la scelta del tema «Siamo membra gli uni degli altri» (Ef 4,25). Dalle community alle comunità.”, il Papa sottolinea l’importanza di restituire alla comunicazione una prospettiva ampia, fondata sulla persona, e pone l’accento sul valore dell’interazione intesa sempre come dialogo e come opportunità di incontro con l’altro. Questo porta a una riflessione sullo stato attuale e sulla natura delle relazioni in Internet per ripartire dall’idea di comunità come rete fra le persone nella loro interezza, nel rispetto della dignità della persona. Alcune delle tendenze prevalenti nel cosiddetto social web ci pongono, infatti, di fronte a una domanda fondamentale: fino a che punto si può parlare di vera comunità di fronte alle logiche che caratterizzano alcune community nei social network? La metafora della rete come un corpo, di cui tutti siamo membra, come comunità solidale implica la costruzione di un “noi”, fondato sull’ascolto dell’altro, sul dialogo e conseguentemente sull’uso responsabile del linguaggio, oltre che il riconoscimento, dell’altro, come persona, con una dignità da rispettare, proteggere. “In virtù del nostro essere creati ad immagine e somiglianza di Dio che è comunione e comunicazione-di-sé, - scrive Papa Francesco nel Messaggio della Giornata di quest’anno - noi portiamo sempre nel cuore la nostalgia di vivere in comunione, di appartenere a una comunità. «Nulla, infatti – afferma San Basilio –, è così specifico della nostra natura quanto l’entrare in rapporto gli uni con gli altri, l’aver bisogno gli uni degli altri». Il contesto attuale chiama tutti noi a investire sulle relazioni, ad affermare anche nella rete e attraverso la rete il carattere interpersonale della nostra umanità. A maggior ragione noi cristiani siamo chiamati a manifestare quella comunione che segna la nostra identità di credenti. La fede stessa, infatti, - conclude il Papa - è una relazione, un incontro; e sotto la spinta dell’amore di Dio noi possiamo comunicare, accogliere e comprendere il dono dell’altro e corrispondervi”.
Tutto questo chiede un giornalismo responsabile, che non si nasconde dietro l’anonimato o il redazionale, che non si improvvisa, che sappia ricercare, confrontare, costruire relazioni, perché la verità nasce dalla verità delle relazioni anzitutto, oltre che dal rispetto delle persone. Il passaggio dalla carta stampata alla rete o il loro abbinamento rischia di far nascere un giornale e un mondo comunicativo da agenzia o da ritagli o da frasi estrapolate e di perdere la ricchezza delle relazioni, da cui nasce la verità di un fatto, di un evento. Così pure il giornalismo dove tutto diventa opinione rischia di far perdere la verità delle persone e delle relazioni.
Il nostro rapporto con Dio Creatore – sembra, poi, dirci il brano del Vangelo di Marco – ha perso il senso della familiarità, per acquisire, invece una sorta di giuridismo, moralismo, legalismo. E’ il richiamo forte che Gesù fa ai farisei e agli scribi, ma rinnova anche a noi, con un’affermazione anche forte: “così annullate la Parola di Dio con la tradizione”. Anche nel giornalismo c’è il rischio di ergersi a giudici anziché favorire con la comunicazione relazioni per facilitare conoscenza, fondamento della verità o per approfondire la realtà. Troppo moralismo attraversa la comunicazione, che spesso preferisce guardare indietro anziché guardare avanti oppure indugiare nel giudizio di particolari eventi, senza aiutare a camminare.
Rinnoviamo oggi la nostra fede in Dio Creatore e chiediamoci se alcune regole che guidano la nostra comunicazione salvaguardano la dignità umana e aiutano a costruire comunità, cioè a facilitare relazioni economiche, sociali, religiose, culturali, politiche che, a partire dai fatti, aiutino a costruire una nuova comunicazione, vera e reale, fondamento indispensabile per una nuova comunità, una nuova città.