NEWS

In ricordo delle Foibe: omelia Mons. Perego per Giorno del Ricordo

10/02/2019

In ricordo delle Foibe

Cattedrale di Ferrara, 10 febbraio 2019

+ S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Onorevoli Autorità, cari fratelli e sorelle, come ogni anno siamo riuniti per affidare al Signore la memoria dei morti delle foibe, vittime di una violenza ideologica e disumana. Una memoria che deve rimanere sempre viva non solo nel ricordo dei familiari delle vittime, ma anche nella vita democratica del nostro Paese. Ci mettiamo, anzitutto, in ascolto della Parola di Dio, Parola di verità e giustizia, che illumina il ricordo di ieri e la vita di oggi.
Il profeta Isaia nella sua visione entra nella gloria di Dio e contempla e canta la sua santità: un canto, il Sanctus, che è entrato nella Liturgia e ripeteremo anche oggi. Il profeta si sente inadeguato di fronte al Signore, perché le sue labbra sono impure e vive in un popolo dalle labbra impure. La parola, le parole degli uomini spesso sono impure, perché dicono il falso, o nascondono la verità per nascondere i propri errori, il proprio peccato. Un male e un peccato che talora non è più legato alla sola azione di un singolo, ma diventa strutturale, decisione comunitaria, confermata da una comunicazione diffusa. Come è avvenuto nelle foibe, in questo angolo d’Italia dimenticato e abbandonato dal 1943 alla fine della seconda guerra mondiale, una realtà drammatica e violenta, che ha accompagnato un esodo di decine di migliaia di persone, costretti a lasciare le terre dell’Istria, della Dalmazia e di Fiume per arrivare e trovare rifugio nelle nostre città e in altre città europee, con il disagio di un limbo identitario durato alcuni anni ed essere risolto solo nell’Italia democratica. Un dramma come altri che hanno segnato gravemente un momento storico del nostro Paese e dell’Europa.
Il Signore tocca le labbra del profeta, perché dica la verità, come ha toccato le labbra di tanti testimoni delle foibe che hanno fatto emergere la verità dimenticata, nonostante le fatiche. Non dobbiamo avere mai paura della verità. La verità libera l’uomo, sempre, e lo rende responsabile di ciò che ha fatto, anche dei suoi errori. Dobbiamo sempre cercare la verità, anche per non dimenticare, anche quando mette in evidenza i limiti di un sistema politico, economico o sociale.
La verità per i cristiani è una persona, Gesù Cristo, che il Vangelo di Luca di oggi presenta come il Maestro che aiuta Pietro, anzitutto, e i suoi discepoli a superare il peccato della diffidenza, della sfiducia per confidare nel Signore. Il Signore aiuta a scoprire la verità di se stessi, per poi ritrovare la verità degli eventi, della storia: un metodo importante per il discernimento.
L’apostolo Paolo si converte al Signore, via, verità e vita e diventa l’apostolo, l’evangelizzatore. La Verità, che è Gesù Cristo, lo rende libero davvero. Nel brano della lettera ai Corinzi che abbiamo ascoltato comprendiamo come Paolo abbia trovato nel Vangelo la verità da annunciare e che ha al centro un evento reale, la passione e la morte di Gesù, accompagnate dalla sua resurrezione. Come la verità genera stupore in Pietro, genera gioia in Paolo. Lo stupore e la gioia di Pietro e Paolo, due protagonisti della vita e della crescita della prima comunità cristiana, diventeranno uno stile dell’evangelizzazione cristiana, come ha ricordato anche Papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium.
Cari fratelli e sorelle, preghiamo oggi il Signore, Dio di verità, di aprire le nostre labbra rendendole sempre capaci di cercare e di dire la verità, prendendo il largo da uno stile comunicativo e ideologico che nasconde, offende, irride, dimentica la passione, la sofferenza di migliaia di uomini e donne di oggi, come ieri, in fuga, esodati, vittime innocenti di 37 guerre in atto nel mondo e per lo più dimenticate; vittime di violenze, di dittature che gravemente offendono la dignità umana, soprattutto delle persone più deboli, generando ancora morti innocenti. La verità chiede oggi la ricerca della pace, la giustizia, la tutela delle persone. La verità chiede di non dimenticare: di fare memoria delle foibe vergognose di ieri, ma anche di non tacere sui nuovi cimiteri in fondo al Mediterraneo o nei deserti, nelle foreste, nelle grandi periferie delle città al di là del Mediterraneo: sono le nuove foibe di oggi.
Non possiamo mai dimenticare, non possiamo mai tacere le morti innocenti, gli assassini di ieri e di oggi.
Dimenticare, come tacere, ci rende complici della violenza di ieri e di oggi.