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Messa per gli Alpini: omelia

III Domenica del Tempo Ordinario: Cattedrale di Ferrara

27/01/2019

S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Onorevoli autorità, cari fratelli e sorelle, carissimi alpini, è una gioia per me essere oggi con voi attorno alla mensa eucaristica, nella preghiera e nel ringraziamento al Signore, oltre che nel ricordo chi ci ha lasciato, sotto lo sguardo di Maria, venerata in questa Cattedrale come Madonna delle Grazie. Ci mettiamo oggi in ascolto della Parola di Dio. La prima lettura e il Vangelo mettono al centro il Libro sacro. La pagina di Neemia ci ricorda l’episodio in cui il sacerdote Esdra legge il Libro sacro e tutti lo ascoltano, “porgono l’orecchio”. Dopo la lettura Esdra spiega il senso della pagina letta e al termine tutti vivono la festa. Quando si legge e ascolta la Parola di Dio, il Signore arriva tra noi, entra nella nostra casa e tutto questo è motivo di gioia. Nella pagina evangelica è lo stesso Gesù che, dopo essere entrato nella sinagoga della sua città, apre e legge una pagina del Libro sacro, una pagina del profeta Isaia, che invita alla gioia, perché il Signore viene, porta la liberazione, la libertà, la pace. La parola del profeta Isaia pronunciata da Gesù perde il suo significato di attesa, di futuro. "Oggi" si conclude l’attesa del Messia: Gesù è il Messia atteso. Maria come il popolo di Israele, come gli abitanti di Nazareth, si è messa in ascolto della Parola di Dio, ha fatto diventare la Parola di Dio non una parola qualunque, ma la Parola che ha cambiato la sua vita di ogni giorno, le sue scelte, fidandosi del Signore. Nella Parola di Dio c’è il Signore che viene tra noi in ogni tempo, in ogni situazione. La Parola di Dio conserva sempre una contemporaneità. Per questo, la costituzione conciliare Dei Verbum ci invita a stare “in religioso ascolto della Parola di Dio” e a proclamarla “con ferma fiducia”, perché ognuno di noi “ascoltando creda, credendo speri, sperando ami” (D.V. 1). La Parola di Dio è sempre efficace, come lo è stato per Maria, perché aiuta a camminare nella fede, nella speranza e nella carità, le virtù che sono l’abito della vita cristiana. Per questo – ricorda ancora la Costituzione conciliare Dei Verbum - “La Chiesa ha sempre venerato la Sacra Scrittura come ha fatto per il Corpo stesso di Cristo, non mancando mai, soprattutto nella Sacra Liturgia, di nutrirsi del pane di vita dalla mensa sia della Parola di Dio che del Corpo di Cristo, e di porgerlo ai fedeli” (D.V. 21). La mensa del pane eucaristico e la mensa della Parola hanno la stessa importanza: l’una nutre il nostro corpo, l’altra la nostra mente. L’una spinge alla carità e l’altra spinge alla verità, che debbono camminare sempre insieme nella vita cristiana. Dopo aver ascoltato la Parola del Signore siamo chiamati ad assumere un dinamismo nuovo che nasce dalla fede in Dio e che ci conduce alla carità. La Paraola ci spinge, ci invia. Per questo, cari fratelli e sorelle, abbiamo il dovere – come ci raccomanda sempre la costituzione Dei Verbum – di leggere la Parola di Dio, con frequenza, accompagnandola con la preghiera, ricordando un monito di S. Gerolamo: “l’ignoranza delle Scritture, infatti, è ignoranza di Cristo” (D.V. 25). Nell’ascolto insieme della Parola di Dio, che è vita, storia di Gesù, cresce la comunione tra noi di cui parla Paolo, perché abbiamo lo stesso linguaggio, gli stessi riferimenti, giovani e adulti, uomini e donne, di qualunque città o nazione. Una comunione che ci fa sentire liberi, diversi, da una parte, ma anche legati strettamente gli uni agli altri, proprio perché, come in un corpo, ci ha ricordato l’apostolo Paolo, “se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui”. La Parola di Dio non solo parla di comunione, ma crea comunione, unità simile a quello spirito di corpo che gli Alpini, le 350.000 penne nere, hanno profondamente innato e che li distingue nel nostro Paese, nelle emergenze e nella quotidianità. Una quotidianità che oggi chiede un ‘supplemento di coraggio’, il coraggio della partecipazione attiva: ieri alla guerra, oggi alla vita del Paese e dell’Europa per difendere la democrazia, la giustizia, la pace e il bene comune, doni che oggi sono per noi un tesoro, ma che sono costati i sacrifici, il dolore, la vita di tanti alpini. Carissimi Alpini, il vostro esempio trascini i giovani del nostro Paese a vivere della stessa passione e dello stesso coraggio. Con voi in trincea durante la prima guerra mondiale e sulle rive del placido Don, nel secondo conflitto mondiale, c’erano anche molti sacerdoti, uno dei quali, Don Carlo Gnocchi, medaglia d’argento al valor militare, ha portato nel suo cuore e nella sua vita il volto, il dolore la morte di tanti alpini - ricordati in un bellissimo libro dal titolo ‘Il Cristo degli Alpini’ - e non ha voluto dimenticare al suo ritorno i figli orfani degli alpini, realizzando un’importante opera di carità, la ‘Pro Juventute’. La sua esperienza con gli alpini, ha trasformato quest’uomo, questo prete-soldato in un educatore che ha accolto nelle sue case tanti orfani di guerra, diventando loro padre, e costruendo con loro una nuova famiglia, così che la Chiesa lo ha proclamato beato, a Milano, in una piazza Duomo piena di Alpini, dieci anni fa, nel 2009. Chiediamo oggi al Beato don Carlo Gnocchi, Alpino di Dio, l’aiuto e la grazia di continuare a mantenerci disponibili al coraggio di aprire e ascoltare la Parola di Dio, che ci provoca a camminare sempre nella fede, aperti alla carità e alla speranza, nella Chiesa, per il mondo.