NEWS

Ricordo dei Santi Estensi - omelia

Cattedrale di Ferrara - Seconda domenica del Tempo Ordinario

20/01/2019

“A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune”. Queste parole che abbiamo ascoltato nella seconda lettura, di un brano della lettera di San Paolo ai Corinzi, cari fratelli e sorelle, hanno un particolare significato oggi, giorno in cui ricordiamo i cinque santi e beati della casa d’Este: San Contardo le tre Beate con il nome Beatrice e il Beato Carlo. Nei Santi, infatti, riconosciamo l’esito più alto della nostra vocazione, del nostro Battesimo, cioè una storia d’amore e di bene comune originale, illuminati e accompagnati dall’azione dello Spirito. Qualcuno si domanderà che significato abbia ricordare questi santi a distanza di secoli dalla loro vita. In realtà i santi sono sempre ‘contemporanei’, perché incarnano lo stile di vita cristiano, con profili diversi, ma che ricordano come “ciò che conta è amare”, che “solo l’amore è credibile”, come ricorda il titolo di un’opera del grande teologo Von Balthasar: l’amore che diventa ordinare la propria vita secondo la regola benedettina, la preghiera e il lavoro, per le Beate Beatrice I e II; l’amore che diventa rinuncia ai beni, carità e prossimità con i poveri in San Contardo; amore che si esprime nel matrimonio e nella cura dei figli nella Beata Beatrice, regina d’Ungheria; amore che si traduce anche in impegno per il bene comune e per la pace nel beato Carlo. Questa contemporaneità dei santi deriva anche da una città che ne conserva il ricordo e i segni della casa Estense: nei palazzi che hanno abitato, nelle strade che hanno percorso, nei fiumi che hanno solcato: tutto questo e altro non relega nella fantasia la loro vita, ma la ancora profondamente alla nostra terra. Questa contemporaneità dei santi nasce anche dalla concreta traduzione del comandamento dell’amore in gesti concreti, nella linea di ciò che la Parola di Dio di oggi ci ricorda.
Il brano di Isaia esprime il desiderio, il sogno del profeta per la città di Gerusalemme e che può riguardare ogni città, anche Ferrara. Non mi concederò riposo, dice Isaia, finché non splenderà la giustizia in Gerusalemme e Dio non la prenderà nella sua mano come una sua sposa. Giustizia significa rispetto, tutela, amore, pace, ma soprattutto misericordia che l’uomo costruisce solo se rimane in comunione con Dio, come i nostri santi ci insegnano. Papa Francesco, nell’esortazione Gaudete et exultate dedicata alla chiamata alla santità, scrive: “Non posso tralasciare di ricordare quell’interrogativo che si poneva san Tommaso d’Aquino quando si domandava quali sono le nostre azioni più grandi, quali sono le opere esterne che meglio manifestano il nostro amore per Dio. Egli rispose senza dubitare che sono le opere di misericordia verso il prossimo più che gli atti di culto: «Noi non esercitiamo il culto verso Dio con sacrifici e con offerte esteriori a vantaggio suo, ma a vantaggio nostro e del prossimo: Egli infatti non ha bisogno dei nostri sacrifici, ma vuole che essi gli vengano offerti per la nostra devozione e a vantaggio del prossimo. Perciò la misericordia con la quale si soccorre la miseria altrui è un sacrificio a lui più accetto, assicurando esso più da vicino il bene del prossimo”. Il realismo della carità è un segno di santità. Pensare di costruire la giustizia, la tutela, la pace, l’amore, la misericordia a partire da sé, dai propri interessi è un’utopia: al massimo costruiremo legami di convenienza, che si spezzano velocemente, e soprattutto non creano le condizioni perché una città cresca. Amore a Dio e amore al prossimo, e i santi estensi ce lo insegnano, camminano sempre insieme. L’apostolo Paolo parlando ai Corinzi, un porto di mare, dove s’incontravano le persone più diverse, continua questo discorso ricordando che l’amore a Dio e al prossimo cresce grazie alla grazia, alla nostra unione con lo Spirito e si traduce anche in una particolare conoscenza del mistero di Dio - è l’esperienza dei mistici -, in un linguaggio che arriva al cuore della gente - è l’esperienza di predicatori -, in una capacità di dialogo con i nuovi mondi e culture - come i missionari -, in miracoli, in guarigioni come è accompagnata la vita di tanti santi e anche dei beati e i santi della Casa estense. La santità è un tesoro di tante cose che lo sposo, che è Gesù, regala alle sue spose, le nostre chiese. Il brano evangelico di Giovanni parte proprio da un matrimonio, a Cana, dove sono insieme il Figlio e la Madre, per farci capire come Gesù è il Figlio di Dio e il miracolo della trasformazione in vino di anfore d’acqua è un segno chiaro. Al tempo stesso, l’episodio di Cana, ci fa comprendere il valore dell’intercessione di Maria, la prima Santa, che insieme a tutti i santi nella Chiesa formano quella comunione che diventa per noi, casa, famiglia dove trovare aiuto, conforto, ma soprattutto la strada per andare o ritornare al Signore. La verità, unita alla semplicità, della vita dei Santi e dei beati c’introduce in questa familiarità con Dio che, come a Cana, può trasformarsi in grandi doni per la nostra vita. Cari fratelli e sorelle, mentre guardiamo a questi nostri beati e santi della casa d’Este, chiediamo al Signore di educarci alla preghiera e al dono, strade per un cammino di santità anche oggi.