NEWS

L’acqua della Beata Beatrice d’Este: omelia

Festa della Beata Beatrice d’Este: Monastero S. Antonio in Polesine

18/01/2019

S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio
Care sorelle e cari fratelli, celebriamo oggi una Beata della casa d’Este il cui ricordo è rimasto vivo in questa città e comunità cristiana: la Beata Beatrice II. La santità è un dono. Lo ha detto più volte anche Papa Francesco: “la santità non è qualcosa che ci procuriamo noi, che otteniamo noi con le nostre qualità e le nostre capacità. La santità è un dono, è il dono che ci fa il Signore Gesù, quando ci prende con sé e ci riveste di se stesso, ci rende come Lui… la santità è un dono che viene offerto a tutti, nessuno escluso, per cui costituisce il carattere distintivo di ogni cristiano” (9 aprile 2018).
La Parola di Dio ci richiama alcuni elementi essenziali della santità a cui tutti siamo chiamati e testimoniata dalla Beata Beatrice II d’Este. Il Cantico dei Cantici ci ricorda l’amore, a Dio e al prossimo. Un amore che non è determinato semplicemente da un insieme di atti, ma coinvolge lo stile di vita, delle relazioni, il corpo e l’anima. L’apostolo Paolo, con un passaggio di un’intensità straordinaria, definisce questo amore cristiano quasi una ‘follia’, perché arriva a dare tutto per gli altri, con un legame a Cristo e alla Chiesa talmente unico e profondo da essere segnato dalla gelosia. Che non sia facile questa totalità dell’amore lo dimostra la parabola delle dieci vergini ricordata nel vangelo di Matteo. Anche nel prepararsi all’incontro con lo sposo da parte di dieci vergini ci può il rischio non solo di non prepararsi adeguatamente, ma di pensare di tenere per sé qualcosa: amare con tutto, con tutta l’anima e tutto il cuore, non è facile. La beata Beatrice II d’Este, la cui vita è stata segnata dal dolore più volte – con la perdita della madre a sette anni, l’uccisione del fratello Rinaldo, l’avvelenamento dello zio Aldobrandino, la morte dell’amata cugina Beatrice Regina d’Ungheria – ha saputo trovare nell’amore a Dio e al prossimo il senso della sua vita. Beatrice, professa religiosa nel 1254, sceglierà la regola benedettina per il cammino spirituale della sua vita, e nel 1257 si stabilirà nel monastero sull’isola di S. Antonio in Polesine, divenendo madre dei poveri e consolatrice degli afflitti. Dopo la sua morte, sepolta nel chiostro, per il concorso continuo di fedeli alla sua tomba, fu costruito uno spazio riservato attorno alla tomba, dalla cui lastra sepolcrale miracolosamente escono per buona parte dell’anno continue gocce d’acqua, uno stillicidio: un segno accompagnato da grazie che portò alla sua beatificazione. Un segno custodito con cura e devozione oggi dalle nostre monache benedettine di S. Antonio in Polesine. E’ interessante fermarsi a riflettere su questo segno dell’acqua che caratterizza la figura della beata Beatrice II d’Este. La nostra Beata non ci lascia in dono qualcosa di poco valore, ma di grande valore per ogni persona. L’acqua, infatti, è il segno di vita: senz’acqua c’è siccità, c’è morte. L’acqua è un bene della terra a noi affidata dal Signore e che la regola e la vita benedettina cura, incanala, tanto da contribuire a rendere fertile la nostra pianura padana. Nell’enciclica Laudato si' Papa Francesco ricorda l’importanza dell’acqua per tutti, come diritto di tutti. “L’acqua potabile e pulita rappresenta una questione di primaria importanza, perché è indispensabile per la vita umana e per sostenere gli ecosistemi terrestri e acquatici. Le fonti di acqua dolce riforniscono i settori sanitari, agropastorali e industriali. La disponibilità di acqua è rimasta relativamente costante per lungo tempo, ma ora in molti luoghi la domanda supera l’offerta sostenibile, con gravi conseguenze a breve e lungo termine. Grandi città, dipendenti da importanti riserve idriche, soffrono periodi di carenza della risorsa, che nei momenti critici non viene amministrata sempre con una adeguata gestione e con imparzialità. La povertà di acqua pubblica si ha specialmente in Africa, dove grandi settori della popolazione non accedono all’acqua potabile sicura, o subiscono sic¬cità che rendono difficile la produzione di cibo. In alcuni Paesi ci sono regioni con abbondanza di acqua, mentre altre patiscono una grave carenza” (n.28).
Anche per la nostra vita, per la vita della nostra città e del territorio ferrarese, l’acqua è un bene da custodire, da non sprecare e il ‘segno’ della Beata Beatrice II d’Este ci ricorda uno stile di vita cristiano che rispetta questo bene essenziale della terra, l’acqua. Ne deriva la necessità di uno stile di vita e di una politica ambientale che salvaguardi questo bene, perché - ricorda sempre Papa Francesco - “Le falde acquifere in molti luoghi sono minacciate dall’inquinamento che producono alcune attività estrattive, agricole e industriali, soprattutto in Paesi dove mancano una regolamentazione e dei controlli sufficienti. Non pensiamo solamente ai rifiuti delle fabbriche. I detergenti e i prodotti chimici che la popolazione utilizza in molti luoghi del mondo continuano a riversarsi in fiumi, laghi e mari” (n. 29).
Con le sue gocce d’acqua ogni anno la Beata Beatrice II d’Este ci ricorda un bene prezioso che ci educa a condividere, a non sprecare, a desiderarlo - come in questi momenti di siccità - perchè tuteli il nostro ambiente, la salute delle persone, la loro vita, il loro lavoro, il loro futuro. E’ lo scatto di responsabilità personale e pubblico attorno a questo bene che la Beata Beatrice oggi ci chiede, perché la santità non può che nascere dalla vita e produrre vita.