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Vizi e virtù della politica: omelia

1 gennaio 2019: Giornata mondiale della pace

01/01/2019

S. E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio
“Gloria a Dio e pace sulla terra” è il canto natalizio che ritorniamo a cantare all’inizio del nuovo anno. Un canto che mentre riconosce la presenza di Dio nella storia la qualifica con un nome: pace. Ed è la pace nei cuori, nelle famiglie, nella città, che noi ci auguriamo e custodiamo oggi, all’inizio di questo nuovo anno. Una pace di cui sentiamo tutti forte il bisogno, come Maria, Madre di Dio, Giuseppe e i pastori a Natale, anche se sarà subito segnata dalla dura realtà della violenza, della strage degli innocenti, dalla fuga da Erode, dall’esilio in Egitto. Come ogni anno il S. Padre ha voluto accompagnare questo giorno d’inizio d’anno, solennità della Madre di Dio, con un Messaggio dedicato alla pace. La declinazione del tema della pace, quest’anno, incrocia la politica, la vita della città e dei cittadini. La pace come la speranza - scrive papa Francesco citando il poeta Peguy “è come un fiore fragile che cerca di sbocciare in mezzo alle pietre della violenza. Lo sappiamo” e lo vediamo - aggiungo io: nella prepotenza di alcuni poteri, nella violenza che arriva anche nei nostri quartieri e sulle nostre strade, colpendo sempre gli innocenti: l’anziano che torna a casa, il giovane ivoriano che esce dal lavoro, il tifoso che va allo stadio, il giocatore straniero in campo, la fidanzata che non ha voluto continuare una relazione difficile. Di fronte agli abusi e alla violenza “la politica è un veicolo fondamentale per costruire cittadinanza e le opere dell’uomo, ma quando da coloro che la esercitano, non è vissuta come servizio alla collettività umana, può diventare strumento di oppressione, di emarginazione e persino di distruzione”. Usare la politica per contrapporre, umiliare, creare scontro anziché dialogo, esclusione anziché inclusione, non aiuta a costruire pace nella città, ma alimenta divisione, odio, insicurezza sociale. E spesse volte la politica crea questa insicurezza non solo con i fatti, ma anche con le parole: false, volgari, offensive, dentro e fuori dai luoghi istituzionali, dentro e fuori dai social, e pertanto inutili a promuovere giustizia, pace e bene comune.
Citando il santo papa Paolo VI, nel suo messaggio per la pace, Papa Francesco ricorda che “prendere sul serio la politica nei suoi diversi livelli” - locale, regionale, nazionale, europeo e mondiale - “significa affermare il dovere dell’uomo, di ogni uomo, di riconoscere la realtà concreta e il valore della libertà di scelta che gli è offerta per cercare di realizzare insieme il bene della città, della nazione, dell’umanità”. Per una buona politica servono delle “virtù umane: la giustizia, l’equità, il rispetto reciproco, la sincerità, l’onestà, la fedeltà”. Le prossime scadenze elettorali, amministrative, regionali ed europee diventano l’occasione per ritornare ad affermare queste virtù contro il rischio di tollerare i vizi purtroppo presenti anche nella vita politica e ricordati da Papa Francesco, che “tolgono credibilità ai sistemi... come all’autorevolezza, alle decisioni e all’azione delle persone che vi si dedicano”. Questi vizi sono: “la corruzione – nelle sue molteplici forme di appropriazione indebita dei beni pubblici o di strumentalizzazione delle persone, la negazione del diritto, il non rispetto delle regole comunitarie, l’arricchimento illegale, la giustificazione del potere mediante la forza, la tendenza a perpetuarsi nel potere, la xenofobia e il razzismo, il rifiuto di prendersi cura della terra, lo sfruttamento illimitato delle risorse in ragione del profitto immediato, il disprezzo di coloro che sono stati costretti all’esilio”. Questi vizi della politica non generano pace, ma odio, disordine, non tutelano la giustizia e non costruiscono la sicurezza sociale e il bene comune: questi vizi tradiscono la politica. La politica, invece, se si traduce nella cura dei giovani, dei loro talenti, se crea fiducia, generando opportunità e pari opportunità, se tutela i diritti e genera dialogo e pace sociale diventa veramente “la più alta forma di carità”.
Cari fratelli e sorelle, all’inizio del nuovo anno, mentre ci auguriamo la benedizione di Dio e la pace in ogni nostra casa e comunità, l’invito più pressante, alla luce del messaggio del Papa, è diventare “artigiani della pace” attraverso una cittadinanza attiva e una partecipazione al voto nelle prossime tornate elettorali, ma anche a guardare alla politica come a un luogo importante per i laici di impegno responsabile per il bene comune. La politica è stata così per uomini di Ferrara come il servo di Dio Giovanni Grosoli (1859-1937): protagonista del movimento sociale cattolico ferrarese e nazionale, consigliere comunale e senatore, tra i firmatari dell’appello ‘liberi e forti’ del 18 gennaio 1919 che vedeva la nascita del Partito popolare italiano, Grosolì morì nel 1937, nel silenzio e nella povertà ad Assisi, dopo aver destinato tutti i suoi beni per i poveri e a coloro che erano stati azzerati dai risparmi nella Banca del Piccolo Credito Cooperativo di Ferrara da Lui fondata e fallita in seguito alla grande crisi economica del 1929: un esempio, tra gli altri, che illumina la vita della nostra Chiesa e città.
Maria, Madre di Dio e Madre delle Grazie, all’inizio di questo nuovo anno, ci aiuti a guardare alla politica come a uno strumento di pace e a guardare alla nostra città come a un luogo di educazione e di costruzione della pace.