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Te Deum: omelia

Cattedrale di Ferrara

31/12/2018

S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio
Cari fratelli e sorelle, siamo giunti al termine di un Anno. I giornali e le riviste, i programmi televisivi ci hanno presentato la rassegna degli eventi dell’anno trascorso, i politici e le loro realizzazioni. A noi tocca ringraziare Dio, Signore della storia, che ci ha accompagnato paternamente in questo anno: nel dono della vita che nasce e muore, nella fede, nel cammino sacramentale, nella salute e nella malattia. Lo facciamo con le parole de Te Deum, un canto di lode, una preghiera trinitaria del IV secolo, cantato, secondo una leggenda, da S. Ambrogio al Battesimo di S. Agostino, che si conclude con un affidamento a Dio Padre, da noi suoi figli. Infatti, il Te Deum è il canto dei figli che pregano e ringraziano il Padre al termine di un anno, ma anche lo ringraziano per il dono della vita nuova ricevuta nel Battesimo.
Ringraziare è anche ascoltare oggi la Parola di Dio, per sentirci guidati e benedetti dal Signore. E’ la benedizione di Dio, infatti, che è al centro della pagina del libro dei Numeri che abbiamo ascoltato. Una benedizione di Dio che trasforma il nostro volto, la nostra identità, ci converte e ci dona pace: un regalo di Dio agli Israeliti, ma anche a noi oggi, ad ogni uomo che confida nel Signore. Un regalo, la benedizione di Dio, che il Signore fa anche a noi, ricorda la pagina di San Paolo ai Galati, rendendoci addirittura suoi figli, capaci di chiamare e amare Dio come un Padre e di vincere il male. Forse non sempre siamo consapevoli, cari fratelli e sorelle, di questo dono grande che, nel Battesimo, Dio ha fatto a ciascuno di noi considerandoci, in Cristo, suoi figli: è un dono che ci fa sentire a casa nella storia, oltre che considerare il mondo una famiglia umana. La pagina di Luca ci porta in compagnia dei pastori per farci vivere ancora l’Incarnazione, il Natale, ma soprattutto per custodire, come ha saputo fare Maria, questo mistero di Dio tra noi, con noi. La cura del figlio ‘adagiato nella mangiatoia’, la meditazione di Maria, il nome Gesù dato al figlio insieme a Giuseppe, da una parte ci fanno sentire Maria Madre di Dio e dall’altra ci ricordano la necessità di non disperdere subito il mistero natalizio, ma di far diventare l’Incarnazione una tappa fondamentale del nostro cammino di fede. Al tempo stesso, il canto di lode e del Gloria dei pastori ci offre il motivo per ringraziare il Signore al termine di questo anno. Lui è all’origine, al centro e il fine della storia umana. Tutto ciò che avviene, seppur frutto della libertà dell’uomo e dei suoi limiti, è sotto il segno della grazia di Dio. Dio è vicino, è prossimo alle nostre giornate, alle stagioni della nostra vita, alle nostre scelte, alle nostre domande. Per questo al termine di ogni anno diciamo grazie al Signore e chiediamo la sua benedizione e la “pace in terra agli uomini che egli ama”.
Concludo ripetendo le parole finali della preghiera del Te Deum, che suonano come un affidamento filiale al Signore a conclusione di questo anno e aprendosi il nuovo: parole che canteremo insieme dopo la Comunione:
Soccorri i tuoi figli, Signore, che hai redento col tuo sangue prezioso.
Accoglici nella tua gloria nell'assemblea dei santi.
Salva il tuo popolo, Signore, guida e proteggi i tuoi figli. Ogni giorno ti benediciamo, lodiamo il tuo nome per sempre.
Degnati oggi, Signore, di custodirci senza peccato.
Sia sempre con noi la tua misericordia: in te abbiamo sperato. Pietà di noi, Signore, pietà di noi,
Tu sei la nostra speranza, non saremo confusi in eterno. E così sia.