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San Tommaso Becket: martire della libertà religiosa

Parrocchia di Gualdo

29/12/2018

S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio
Cari fratelli e sorelle di Gualdo, sono contento di essere in mezzo a voi per celebrare la solennità del vostro patrono, San Tommaso Becket, in questo tempo che ci fa respirare ancora la gioia del Natale. Il patrono, in una comunità cristiana, è il primo testimone di vita cristiana a cui guardare e, al tempo stesso, un modello di santità a cui tutti siamo chiamati. La Parola di Dio di oggi ci accompagna in questo cammino di santità. L’apostolo Giovanni ci ricorda che i comandamenti sono le strade dell’amore cristiano e impegnano a guardare a Dio, come il principio e il fine della nostra vita, al valore della famiglia e, in essa, del padre e della madre, al rispetto delle persone, del loro corpo, delle cose e della dignità degli altri, della ricerca della verità. Camminare sulle strade dei comandamenti, come ha fatto nella sua vita S. Tommaso Becket, significa camminare verso la santità. Una santità che - come per San Tommaso Becket – è stata vissuta anzitutto nel lavoro, nell’impegno politico per il bene comune, come Cancelliere di corte, nella quotidianità di un impegno. Una santità che si è rinnovata nell’ordinazione presbiterale ed episcopale a Londra, dove la penitenza e il servizio ai poveri sono diventati centrali, e dove ha accolto il martirio con le parole del perdono sulle labbra. La santità di Tommaso Becket è il segno della verità dell’amore cristiano. Una santità che nella chiesa è esperienza quotidiana, che rinnova dal di dentro la storia dell’uomo. Papa Francesco, nell’esortazione apostolica dedicata alla chiamata alla santità, Gaudete et exultate – scrive: “Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere. In questa costanza per andare avanti giorno dopo giorno vedo la santità della Chiesa militante. Questa è tante volte la santità “della porta accanto”, di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio” (n.7).
E’ la santità che vediamo anche nella famiglia di Nazareth, in questo tempo natalizio, richiamata nel brano evangelico di Luca. Maria e Giuseppe, persone semplici, offrono al Signore nel tempio il figlio che è nato, Gesù, sapendo che ogni cosa, anche un figlio è dono di Dio. E in questa offerta del figlio al tempio, attraverso le parole di anziano sacerdote, Simeone, vediamo già i tratti di questo figlio: è il Messia, il Salvatore, “la luce delle genti e la gloria del suo popolo”. Ma nelle parole di Simeone leggiamo anche come seguire Gesù può significare soffrire – come per Maria – o morire come martire, ed è l’esperienza di S. Tommaso Becket che noi celebriamo. Una nascita che porta con sé anche la morte, il dono della vita: come in 38 paesi del mondo ancora, dove non solo la libertà religiosa non è un diritto, ma la dignità e la vita di chi crede non è rispettata. Papa Francesco ha ricordato spesso che “Oggi ci sono cristiani assassinati, torturati, carcerati, sgozzati perché non rinnegano Gesù Cristo… i martiri di oggi sono in numero maggiore rispetto a quelli dei primi secoli”. E per questo il Papa ha voluto beatificare l’8 dicembre scorso i diciannove martiri cristiani uccisi in Algeria tra il 1994 e il 1996. Una beatificazione che è stata celebrata per la prima volta in un paese mussulmano, l’Algeria. L’arcivescovo di Algeri ha detto a nome della piccola comunità cristiana algerina: “Siamo contenti di vivere questa beatificazione qui, in Algeria, perché sentiamo che è importante celebrarla non solo tra cristiani ma insieme ai molti amici musulmani. Anche loro hanno conosciuto il martirio. Novantanove imam furono assassinati perché si erano rifiutati di giustificare la violenza nel nome di Dio e della religione e con loro sono morti anche molti intellettuali, giornalisti, scrittori. Sono dei fratelli e delle sorelle che riconoscono e onorano con gratitudine. Partecipare in qualche modo a questa beatificazione è per loro una maniera per sottolineare che non è stato l'Islam ad uccidere, ma una ideologia che sfigura questa religione. Chi ha commesso questi atti assassini ha trasformato l'Islam in una caricatura di se stesso, in un'ideologia di violenza e di morte. Nella storia dell'Algeria, la violenza si è abbattuta non solo contro i cristiani ma anche contro i musulmani. Li hanno uccisi semplicemente perché sono rimasti fedeli al loro cuore, alla loro coscienza”. S. Tommaso Becket è un testimone di santità e di libertà, due strade che tutti noi siamo chiamati a percorrere. La santità è vista da noi spesso come qualcosa di straordinario, di pochi, e non invece quel cammino, quella chiamata universale ricordata dal Concilio Vaticano II che non ha dei luoghi esclusivi in cui crescere se non le nostre case, gli ambienti della nostra vita e del nostro lavoro, il nostro paese, la nostra famiglia, la nostra comunità. Lo ricorda ancora Papa Francesco in un passaggio molto bello dell’esortazione Gaudete et exsultate: “Per essere santi non è necessario essere vescovi, sacerdoti, religiose o religiosi. Molte volte abbiamo la tentazione di pensare che la santità sia riservata a coloro che hanno la possibilità di mantenere le distanze dalle occupazioni ordinarie, per dedicare molto tempo alla preghiera. Non è così. Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova. Sei una consacrata o un consacrato? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione. Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa. Sei un lavoratore? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro al servizio dei fratelli. Sei genitore o nonna o nonno? Sii santo insegnando con pazienza ai bambini a seguire Gesù. Hai autorità? Sii santo lottando a favore del bene comune e rinunciando ai tuoi interessi personali” (n.14).
Cari fratelli e sorelle, in questo tempo natalizio il ricordo del vostro patrono S. Tommaso Becket collega strettamente morte e vita, nascita e morte. La nascita e la morte sono anche i due momenti fondamentali della nostra vita: la cosa importante è dare a loro il significato più vero, che troviamo solo nell’amore cristiano. Nascere e morire nell’egoismo significa perdere la propria vita. Nascere e vivere nell’amore cristiano e nel perdono, come è stato per S. Tommaso Becket, significa ritrovare il senso profondo della nostra esistenza, come figli di Dio.