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La verità del Natale: omelia

Cattedrale di Ferrara e Concattedrale di Comacchio

25/12/2018

S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio
“Il Signore ha consolato il suo popolo”. Cari fratelli e sorelle, la gioia della notte di Natale, ci ricorda Isaia, consola il popolo di Dio che crede, di tutte le nazioni e di tutti i confini della terra. Nessuno è escluso dalla grazia del Natale. “Tutta la terra” che “ha veduto la salvezza del Signore” – recita il salmo – è chiamata a dare liberamente la sua risposta. Anche noi. Siamo chiamati, a Natale, finalmente ad accorgerci che Dio che aveva parlato in molti modi nel corso della storia, in Gesù dice la Parola definitiva. E’ una Parola che si fa carne, è il Figlio che entra nel mondo, ci ricorda la lettera agli Ebrei. L’ingresso di Dio nella storia porta la libertà dal peccato, una vita diversa, con una prospettiva, una speranza. L’evangelista Giovanni ci regala una pagina non facile, ma che ci aiuta a comprendere la verità del Natale. Dio, da cui la vita da sempre proviene, in tutte le sue forme, era quasi uscito dalla storia dell’uomo, che rischiava così di entrare nelle tenebre, di non ritrovare più sulla sua strada, nelle sue azioni, la presenza di Dio. Così Dio ha voluto visitare il suo popolo e ha preparato con Giovanni questa sua visita. E Giovanni ha predicato la conversione, l’abbandono della prepotenza, soprattutto dei potenti come Erode, la verità delle proprie azioni. Giovanni ha indicato ai suoi discepoli la vera luce del mondo, Gesù di Nazareth, Figlio di Dio. Gesù è venuto ad abitare in mezzo a noi, ed è questo il Natale. Ma la risposta alla sua venuta è stata diversa: c’è stato chi nel mondo “non lo ha riconosciuto” e chi, invece lo ha riconosciuto come Figlio di Dio. Chi riconosce Gesù come il Figlio di Dio riceve il dono di essere anch’egli figlio di Dio. Riconoscere e non riconoscere Dio corrisponde rispettivamente a questo scontro tra luce e tenebre, morte e vita. Il Natale diventa la ragione e il fondamento del nostro Battesimo, della nostra comunione e della corresponsabilità nella vita della Chiesa, della nostra relazione nuova con Dio, riconosciuto come un Padre. Con Gesù nessuno più diventa ‘estraneo’ alla nostra vita.
Gesù “pieno di grazia e di verità” ci rende “capaci di Dio”, di riconoscerlo dentro di noi, “la cosa più intima del nostro intimo”, dirà S. Agostino nelle sue ‘Confessioni’ e capaci di leggere la storia con occhi nuovi, di pensare per la nostra città nebbiosa cose nuove. E per fare questo occorre uno sguardo contemplativo, libero dai condizionamenti esterni, capace di recuperare una profonda interiorità. Non solo. La presenza del Figlio Dio nella nostra vita continua a regalarci “grazia su grazia”, perché costruisce una relazione definitiva con il Padre che si rinnova continuamente ogni volta che partecipiamo alla vita sacramentale: dopo il Battesimo nell’Eucaristia, nel perdono di Dio della Riconciliazione, quando le nostre nozze sono benedette dal Signore, quando diventiamo testimoni del suo amore nella Cresima, quando un giovane riceve il dono di presiedere una comunità nell’Ordine sacro, quando il Signore ci accarezza nella malattia e nell’unzione dei malati. Ogni sacramento è “grazia su grazia”, è la testimonianza dell’Incarnazione che si rinnova, il segno nella nostra vita che Dio ci è Padre e noi siamo suoi figli.
Il Natale è questo: riuscire a vedere, toccare Dio nella nostra vita. A noi è chiesto di riconoscere questa verità del Natale. Lo auguriamo a ciascuno di noi, ma soprattutto a chi è solo e malato, umiliato e tradito, e perciò fatica, in questo momento, a vedere la verità del Natale. Lo auguriamo alle nostre famiglie, a chi educa, a chi cura, a chi cerca il bene comune. Buon Natale.