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Messa natalizia all’Ospedale: omelia

Cona, Ospedale

20/12/2018

S. E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle,
siamo nel tempo della Novena di Natale. La preghiera in questi giorni si intensifica, perché la gioia del Natale sia piena. Il profeta Isaia ci spiega il motivo di questa gioia: l’Emanuele, Dio è con noi, tra noi. La gioia del Natale non è legata alle cose, a nuove cose, ma a Dio che viene ad abitare in mezzo a noi. E ciò che è una profezia, una promessa per il profeta Isaia diventa realtà con il Natale. Il brano evangelico di Luca ci ricorda l’annuncio di questa venuta dell’Emanuele. Maria è una donna di Nazareth sposa di Giuseppe, incinta, al sesto mese. Sembrava una maternità come tante altre, come tante che avvengono in questo Ospedale, ma Dio, attraverso l’angelo, la raggiunge per dire a Maria che il figlio che nascerà da Lei sarà il Figlio di Dio. Maria, dopo un momento di paura, chiede ragione di ciò che sta avvenendo, di questa nascita. La risposta dell’angelo è la storia di un’altra maternità, quella di Elisabetta. Dio è il Signore della vita. Ogni vita viene da Lui, perché ogni uomo è “immagine e somiglianza di Dio”. Niente di ciò che accade è estraneo a Dio. Dio, però, costruisce una relazione, fin dall’inizio – ricordate le domande ad Adamo nel Paradiso terrestre? – con l’uomo, libero e ragionevole, a cui chiede una collaborazione, una decisione. L’Ospedale è uno dei luoghi più evidenti dove la collaborazione tra Dio e l’uomo avviene ogni giorno: nella nascita, nella sofferenza. Per questo Papa Francesco, in una sua intervista del 2013, ha scelto l’Ospedale, “l’Ospedale da campo”, come metafora della Chiesa, dicendo: “Io vedo con chiarezza che la cosa di cui la Chiesa ha più bisogno oggi è la capacità di curare le ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli, la vicinanza, la prossimità. Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia. È inutile chiedere a un ferito grave se ha il colesterolo e gli zuccheri alti! Si devono curare le sue ferite. Poi potremo parlare di tutto il resto. Curare le ferite, curare le ferite… E bisogna cominciare dal basso”. La vicinanza di Dio, che è quotidiana, conta sulla collaborazione, sulla professionalità, sull’intelligenza dell’uomo, ma anche sull’azione pastorale della Chiesa, che ha visto sempre l’Ospedale come un luogo importante per il ministero della cura. E proprio perché l’uomo, libero, secondo le proprie competenze – medico, paziente, familiari - è chiamato in Ospedale a decisioni importanti sulla vita che nasce, sulle cure, sul dolore, sul fine vita, la Chiesa vive anche in Ospedale, oltre a promuovere luoghi di cura e Ospedali, e si manifesta anche metaforicamente come Ospedale, “luogo per curare le ferite”. Il Natale ci viene a ricordare anche in Ospedale l’importanza che Dio ci sia vicino, al punto tale da prendere la nostra natura umana e da vivere in una famiglia, in una città della Galilea. Talvolta la sofferenza, la paura del dolore, della morte portano i nostri pensieri e le nostre preghiere lontano da Dio: ma siamo noi ad allontanarci, Dio è sempre vicino. E Dio ritorna oggi a dire a noi come a Maria: Non temere. Vivere la sofferenza accompagnati anche dal Signore significa affrontarla in compagnia con il Signore della vita, che non può essere indifferente a un figlio. I santi che sono ricordati in questa cappella – medici come Moscati, madri di famiglia come Benedetta Porro, padre Pio, S. Lucia, ultima arrivata, ci ricordano che non ci può essere sofferenza che possa allontanare dal padre, ma anzi che ogni sofferenza può essere meglio vissuta con la compagnia del Padre. L’Ospedale è un luogo dove sperimentiamo continuamente e quotidianamente la presenza di Dio. Anche la prossimità di medici e infermieri, di un corpo ospedaliero, al corpo del malato, di chi soffre, è un’esperienza che dice che l’uomo è chiamato ad amare, a comprendere, a dialogare, a sostenere. L’Ospedale è la dimostrazione che la fraternità non è solo una parola bella, rivoluzionaria, ma è una realtà che nelle corsie ospedaliere si vive ogni giorno. La riforma sanitaria quarant’anni fa ha cambiato molte cose, ha strutturato meglio le relazioni, le amministrazioni, le cure, ma ha lasciato al centro la dignità del malato. E’ questa dignità dell’uomo, soprattutto se malato e sofferente, che il Natale viene a riaffermare con tante persone, dai pastori ai magi, che si ritrovano davanti alla grotta di Betlemme. L’Annunciazione di oggi ci prepara al Natale ormai vicino, ma ci ricorda anche che la maternità di Maria rimane un dono per sempre alla Chiesa. E con questi sentimenti ci auguriamo un Buon Natale.