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OMELIA MESSA PER IL SERRA CLUB

Ferrara, Seminario

18/12/2018

S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari Serrani, è bello ritrovarci in prossimità del Natale, qui, nel nostro Seminario, per augurarci un Santo Natale e per riflettere insieme, alla luce della Parola di Dio, sul nostro cammino di fede che vede anche questo impegno specifico per la promozione e sostegno delle vocazioni presbiterali, di cui la nostra Chiesa vi è grata.
La Parola di Dio di oggi ci accompagna al Natale con alcune immagini tra la realtà e il sogno. La pagina del profeta Geremia ci ricorda che il Signore che viene è “il germoglio giusto”, è colui che rinnova la nostra vita e la vita del mondo: “sarà saggio ed eserciterà il diritto e la giustizia sulla terra”. Geremia è sempre diretto quando scrive. La Sapienza, che è un dono dello Spirito, ci impegna a ricercare la giustizia. I comandamenti ci ricordano, oltre ai doveri verso Dio, i doveri della giustizia: non ingannare, non rubare, non dire falsa testimonianza, rispettare le cose, gli affetti, il corpo tuo e altrui. Quando questi diritti non sono rispettati e tutelati è sempre stato il compito della Chiesa impegnarsi nella difesa della dignità dell’uomo e per il bene comune, in ogni ambito della vita. E la dottrina sociale della Chiesa è nata anche per tutelare questi diritti in una società industrializzata, sempre più complessa. E’ interessante che Geremia voglia prepararci al Natale guardando a questa realtà difficile della vita. Ma è proprio per questo che il Signore s’incarna, diventa uomo: per non abbandonare l’uomo al suo peccato e redimerlo, salvarlo. Il Natale è la salvezza che visita la nostra vita, la nostra casa, la nostra comunità ecclesiale. Dio è tra noi, Dio è con noi, l’Emanuele.
La pagina evangelica è molto bella. L’evangelista Matteo fotografa Maria “incinta per opera dello Spirito santo” e Giuseppe, suo sposo. L’attenzione dell’evangelista è più su Giuseppe, preoccupato e pensieroso, con al centro il sogno, il sogno di Giuseppe. Nelle pagine bibliche il sogno è il luogo della manifestazione di Dio, che non possiamo incontrare faccia a faccia, ma lo incontreremo così solo alla fine della nostra vita. Giuseppe in sogno viene raggiunto dall’angelo del Signore che lo invita a sposarsi e ad accogliere il figlio che nascerà da Maria come il Salvatore, l’Emanuele, Dio con noi. E’ molto bella, molto umana, questa Annunciazione a Giuseppe che corrisponde in qualche modo all’Annunciazione a Maria. Al centro di entrambe le annunciazioni c’è un figlio, dono di Dio, per la salvezza del mondo. Ma c’è anche, al centro delle due annunciazioni, una parola comune dell’angelo: “Non temere”. L’azione di Dio, la sua venuta tra noi non è per giudicarci, per condannarci, per umiliarci, ma per regalarci la salvezza. Il Signore ci dà qualcosa di più: la salvezza dell’anima e del corpo. Se è bella, questa pagina è anche non facile. Non è facile nella nostra vita lasciarci raggiungere dal Signore, lasciarci plasmare da Lui. Non appena ci chiama ci impegna, e per questo ci svegliamo dal sonno e ritorniamo alle cose di ogni giorno. E’ quanto sta avvenendo nei nostri giovani oggi e per questo forse faticano a lasciarsi coinvolgere dal Signore in un’originale storia vocazionale, quale è il ministero presbiterale. La realtà prevale sul sogno, nel senso che la complessità della vita, le pretese della vita di ogni giorno, di chi ci è vicino, ci fa temere di addormentarci e lasciarci raggiungere dal Signore. Nel recente documento della Congregazione del clero, Il dono della vocazione presbiterale, si ricorda che “la pastorale vocazionale ha come destinatari uomini appartenenti a diverse fasce d’età, anche se oggigiorno, visto il crescente numero di candidati di età adulta, con alle spalle una o più esperienze lavorative, si avverte la necessità di dedicare una particolare attenzione proprio a questa fascia d’età” (n.14). Il sogno e il risveglio, l’incontro con il Signore – come per Giuseppe – oggi spesso avviene in un’età giovanile e adulta, dove talvolta si ha paura o si è rimandata una risposta. Anche per loro vale la parola dell’angelo: “non temere”. La fatica degli educatori è proprio nel far comprendere questa parola “non temere”, abituare i giovani e gli adulti a fare “il salto della fede”, a fidarsi del Signore, per un cammino di maturità umana, intellettuale, affettiva, pastorale.
Per queste fatiche, la vostra preghiera, i vostri incontri di riflessione sono importanti, cari Serrani. Pregate perché il Signore aiuti i nostri giovani e adulti in ricerca a prendere “sonno” e a “risvegliarsi” nella fiducia nel Signore. Pregate perché i nostri giovani e adulti possano scegliere il Seminario come la casa dove il Signore spezza il pane con loro e li invia, come per i discepoli di Emmaus. Pregate il Signore perché le nostre famiglie, come Maria e Giuseppe, si lascino coinvolgere nel dono del Figlio, anche dell’unico figlio, perché così oggi sono la maggior parte delle nostre famiglie. Il Signore che ci raggiunge ancora in questo Natale, ci porti anche il regalo di alcune vocazioni buone e perseveranti. E con questi sentimenti ci auguriamo un Buon Natale.