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San Giovanni della Croce: omelia

Ferrara, Monastero Carmelitane Scalze

14/12/2018

S. E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Care sorelle carmelitane, cari fratelli e sorelle, ci ritroviamo attorno alla mensa del Signore, oggi, con un particolare ricordo del santo padre Giovanni della Croce, i cui scritti furono pubblicati per la prima volta 400 anni fa nel 1618. Ascoltando in questo giorno solenne la Parola di Dio, che S. Giovanni della Croce considerava la fonte primaria del suo pensare e agire, incontriamo anzitutto la pagina del profeta Isaia. Isaia, di fronte ai fatti della vita, talora dolorosi, disorientanti, ci invita a ‘non temere’, perché il Signore ci ha creato, ci conosce per nome, ci ama, ci stima, ci prende per mano nel viaggio della vita, anche nelle difficoltà della vita: il Signore è il Salvatore. Questa familiarità con Dio è una delle esperienze che caratterizza la vita dei mistici, anche di S. Giovanni della Croce. Come familiare in S. Giovanni della Croce è il riferimento allo Spirito Santo, che Paolo ricorda essere la guida dei figli di Dio, che “viene in aiuto alla nostra debolezza”, “intercede con insistenza per noi”. Lo Spirito, oltre che educarci alla preghiera a Dio come Padre, fa si che tutto ciò che noi facciamo concorra al bene. In altre parole, lo Spirito – per usare le parole della preghiera di Gesù nella pagina evangelica di Giovanni – ci guida e ci consacra alla verità, ci aiuta a non disperdere l’amore che il Signore, Dio Padre, ha riversato su di noi. Pertanto non contano più i luoghi dedicati a Dio, ma le relazioni con Dio. E’ quanto sottolinea anche S. Giovanni della Croce nel libro terzo della “salita al monte Carmelo” quando scrive: “Pertanto, anche se è meglio pregare nel luogo che è più decoroso, ciò nonostante è necessario scegliere quello dove il senso e lo Spirito sono meno impediti per andare a Dio. In tale senso conviene prendere quanto il nostro Salvatore risponde alla donna samaritana che gli aveva chiesto quale luogo, il tempio o il monte, fosse più adatto alla preghiera. Egli dice che la vera orazione non è legata né al monte né al tempio, ma che gli adoratori più graditi al Padre sono coloro i quali "lo adorano in Spirito e verità» (Gv 4,23-24). Perciò sebbene i templi e i luoghi appartati siano costruiti e dedicati per l’orazione, poiché la chiesa non deve servire ad altro che a questo, per una conversazione tanto interiore quanto è quella che si fa con Dio, si deve scegliere un luogo che meno occupi e attiri a sé il senso» (S 3,39,1-2; 326-327)”. S. Giovanni della Croce ci spinge a fermare l’attenzione più sulla verità che suoi luoghi che custodiscono la verità. La chiesa, il monastero hanno valore nella misura in cui aiutano a costruire una relazione esclusiva con Dio, nella misura in cui aiutano – per usare un verbo caro a Giovanni – a “vedere Dio” e a sentirlo paternamente vicino. Non possiamo creare barriere, fratture e condizioni per il nostro incontro con Dio. San Giovanni della Croce afferma più volte nei suoi scritti che la verità cresce nella libertà. E questo è un mistero straordinario: Dio Creatore e Signore, padrone della storia riesce a costruire una relazione veramente filiale con l’uomo, tale da lasciarlo libero. L’amore trasforma e converte, in qualche modo, chi ama nell'amato; l’affezione di carità fa penetrare il credente nell’intimo del Signore e il Signore nell'intimo del fedele. L'unità che la carità infusa perfetta stabilisce tra lo spirito del credente e lo Spirito del Signore nella trasformazione di amore fa dell'amante e dell'amato un unico tutto affettivo concreto. Il testo di san Paolo, nel discorso di san Giovanni della Croce, equivale alla petizione della preghiera sacerdotale in cui Gesù dice: «Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola come noi» (Gv 17,11). E subito dopo - è il brano evangelico di oggi – Giovanni tira le conseguenze di questo amore a Dio e al prossimo contemplato ogni giorno: la verità, l’unità, la missione, la conoscenza. Sono questi anche i percorsi di uno stile di vita cristiano: la verità è il punto di partenza, è il Signore , lo Sposo per ogni consacrata; l’unità è la comunione, la fraternità che nasce dal reciproco riconoscimento, che trova anche nel monastero un luogo concreto di testimonianza; la missione è l’apertura, è negare ogni chiusura, se non quella che salvaguarda la verità e le relazioni, come la clausura; la conoscenza è l’incontro quotidiano e definitivo con Dio, a cui regalare la nostra quotidianità.
Care sorelle e cari fratelli, il ricordo di S. Giovanni della Croce oggi ci spinge a metterci su questa strada, con un cammino e una salita, per usare due immagini del mistico, ma anche un percorso, uno stile di vita che ci abilita al riconoscimento della verità, alla costruzione della comunione, alla missione e all’ incontro con gli altri e con Dio. In questo senso, il ricordo di San Giovanni della Croce ci fa “salire” verso il Natale, tempo e spazio di riconoscimento del Verbo in mezzo a noi, della Verità che incontra l’uomo, della storia nuova, di figli, che viene inaugurata nel mondo. Il Natale diventa così una nuova creazione, con il canto di gloria a Dio nell’alto dei cieli e di pace agli uomini che Egli ama. Così sia