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Seconda Domenica di Avvento:omelia

Cattedrale di Ferrara

09/12/2018

S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Continua il nostro cammino incontro al Signore che viene. La Parola di Dio di oggi ci ricorda che questo cammino insieme ha bisogno di essere accompagnato da un rinnovamento interiore, da una conversione. Per questo il profeta Baruc ci esorta, simbolicamente, a cambiare il nostro abito, lasciandoci vestire dal Signore. Il nuovo abito, il nuovo stile di vita che il Signore ci chiede e a cui ci abilita è formato dalla ricerca della giustizia, della pace. E’ l’abito dei figli di Dio, avvolti dalla sua gloria e accompagnati da Lui in tutto il cammino, tra le montagne e le selve. E’ un’immagine molto bella questa dell’abito nuovo con cui il Signore ci ricopre come suoi figli, perché sottolinea anche la sua paternità, che è un tema che accompagna tutto il nostro cammino di Avvento. San Paolo, scrivendo alla comunità di Filippi, rimarca questa idea che è il Signore Gesù Cristo, con la sua azione che ci trasforma e alimenta una carità intelligente, che “cresce sempre più in conoscenza e in pieno discernimento”. E’ la carità un altro elemento del nostro abito che ci prepara all’incontro con il Signore che viene e che ci rende anche “integri e irreprensibili”, preparandoci anche a un altro incontro, quello finale con il Signore. E’ interessante questo richiamo continuo, in Avvento, all’oggi dell’Incarnazione, al Natale, e anche al domani, alla vita eterna, che sottolinea fortemente come Dio è il Signore della storia. In questo senso possiamo leggere anche la pagina evangelica di Luca. Luca ci parla di un oggi, un particolare momento della storia, con i suoi protagonisti (il governatore Pilato, i tetrarchi Erode, Filippo e Lisania, i sommi sacerdoti Caifa e Anna) in cui è Dio che però cambia la storia con la figura di Giovanni. L’azione di Dio con Giovanni trasforma lo stile di vita, le attese e le pretese degli uomini avviando un cammino di conversione e di cambiamento di stile di vita, in forza del battesimo. Il battesimo aiuta a imboccare la strada nuova, “la via del Signore”, che aiuta ad affrontare le diverse situazioni anche difficili della vita e a incontrare il Signore. E’ la via del bene, indicata anche dai Padri della Chiesa (‘la via della vita e della luce’ indicata dalla Didachè in contrapposizione alla via della morte e delle tenebre), la via della carità che il nostro Battesimo ha inaugurato e che chiede di essere percorsa da ognuno di noi. . La teologia del Battesimo ha sempre saputo coniugare nel sacramento che inaugura la nuova via cristiana l’elemento del dono o grazia di Dio e l’elemento della libertà o testimonianza cristiana. Ricevuto il Battesimo, il cristiano cresce in una condizione di grazia, di familiarità con Dio e i fratelli, ravvivata dall’Eucarestia e dagli altri sacramenti, formata dalla catechesi. La carità è, anzitutto, questa familiarità con Dio e i fratelli, che origina una nuova condizione sociale, l’esperienza di fraternità quale è la Chiesa. In questo senso, la carità è prima di tutto dono, è un’esperienza che ci è donata. Dall’esperienza di un dono, dall’esperienza di una condizione di figliolanza e di fraternità da custodire, da vigilare nasce la testimonianza della carità cristiana. Chi è distratto non è caritatevole (“Quando Signore ti abbiamo visto affamato, assetato, nudo...”). Chi è chiuso in se stesso non vede il povero ( il giovane ricco). Chi è individualista non vede il fratello (“Nostro fratello Giuda” che considera sprecato l’olio profumato).Chi vive a difesa di quello che ha dimenticando che tutto è grazia non costruisce una nuova società (Lo stolto del Vangelo che accumula tesori). La testimonianza della carità matura, poi, nella “memoria”, sulla non dimenticanza del dono. Per questa ragione la carità muore senza l’ “adorazione”, che è rinfrescarsi la memoria di una Presenza (L’unica cosa che Madre Teresa regalava alle sue consorelle che andavano ad aprire una nuova Casa era un piccolo tabernacolo). Per questa ragione la carità muore senza “celebrazione”, che è “rimanere con il Signore” (Gv), che è rivivere la memoria di un dono (“erano assidui nella frazione del pane...”). Per questa ragione la carità muore senza una “missione” (“Andate”), che è portare nella vita il “Signore della vita”: la carità chiede l’evangelizzazione (Paolo VI, Evangelii Nutiandi; CEI, Evangelizzazione e testimonianza della carità; CEI, Con il dono della carità nella storia). La testimonianza della carità cresce, infine, nell’intelligente relazione con la persona di Gesù e con i fratelli. Le ragioni della fede, come della speranza e della carità non sono assunte una volta per tutte, non possono essere espresse una volta per tutte, ma hanno continuamente bisogno di essere rielaborate e ridette in situazioni e scelte esistenziali diverse. Senza una “formazione-catechesi” legata alla vita la carità diventa impersonale. Senza una “formazione-catechesi” permanente la carità diventa abitudinaria. Senza una “formazione-catechesi” rinnovata la carità invecchia, non sa trovare formule nuove, non sa essere “credibile”.
E siccome abbiamo bisogno di esempi di carità per prendere la stessa strada volevo indicarvi stasera la figura e l’esempio del servo di Dio Giovanni Grosoli. Nato a carpi nel 1859, Grosoli ebbe la sua educazione prima a Bondeno e poi a Ferrara che lo portarono a maturare una scelta di consacrazione al Signore , ma come laico del Terz’Ordine domenicano e francescano, nella città. L’Eucaristia sarà sempre la fonte e il culmine della sua vita di carità. Una carità dai molti volti e dalle molte attenzioni: ai poveri, che visitava a domicilio, ai giovani studenti per i quali promuoverà il Circolo S. Giorgio nel suo palazzo in via Montebello e l’Accademia scientifico-religiosa, ma anche ai giovani operai, soprattutto agli spazzacamini che venivano in città dalle colline e che erano sottopagati, senza casa,mal vestiti e affamati per i quali fonderà l’Opera di patronato. L’attenzione anche ai malati porterà il Grosoli a fondare l’Opera di San Giovanni di Dio con il compito di assistere gli ammalati poveri ricoverati all’Ospedale S. Anna. Sempre con mezzi propri. La sua carità dai poveri si estese alle cause e alle strutture di peccato che generano disuguaglianza sociale e povertà. Da qui iniziò il suo impegno nel mondo sociale ed economico, nella realtà bancario (volle a Ferrara la Banca del Piccolo Credito, fondò il settimanale la Domenica dell’operaio e fu tra i fondatori dell’Avvenire d’Italia), diventando uno dei protagonisti del movimento sociale cattolico non solo a Ferrara, ma anche in Italia e poi nella politica, “la più alta forma di carità’, diventando prima consigliere comunale di Ferrara e poi uno dei fondatori del Partito Popolare italiano nel 1919, venendo eletto Senatore tra le sue file. Quando il fascismo nel 1931 chiuse le sedi dell’Associazionismo cattolico e si ebbe la condanna da parte di Pio XI nella Quadragesimo Anno, Grosoli decise di lasciare la politica e ritirarsi ad Assisi, uno dei luoghi che più amava per quella spiritualità francescana che sempre lo ha accompagnato e guidato nella sua vita, dove morirà santamente nel 1937.
Cari fratelli e sorelle, dalla Parola di Dio e dalla testimonianza del Servo di Dio Giovanni Grosoli nascono cinque piste per una rinnovata testimonianza della carità, dono e libertà del nostro Battesimo, in questo tempo di Avvento:
1. Il dono: comprendere il valore di una “condizione filiale e fraterna” in cui mi trovo nella Chiesa. Prima di una cosa il dono è la tua condizione di vita battesimale.
2. La libertà: guardare alle “scelte” della vita come a “possibilità” di amore responsabile.
3. La domanda: lasciarsi interpellare da chi attorno a me domanda, perché è ‘povero’materialmente e spiritualmente.
4. La memoria-celebrazione: il ricordo domenicale della condizione filiale stimola a costruire una Chiesa-fraternità, dove comunione e corresponsabilità diventano le strade da percorrere.
5. L’impegno della formazione: cercare di riscoprire le ragioni della fede, della speranza e della carità, cioè un percorso virtuoso diverso e libero dalle “strutture di peccato” che rischiano di condizionare la mia vita (lavoro, famiglia, denaro, tempo libero, strumenti di comunicazione sociale, potere...).
Il Signore, in questo tempo di Avvento, ci accompagni sulle strade della carità per una conversione di vita che porti a riconoscere e incontrare il Signore.