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Ordinazioni presbiterali: omelia

Immacolata - Cattedrale

08/12/2018

S. E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, carissimi Nicola, Andrea, Michele e Massimiliano, è con una certa emozione che celebro questa Eucaristia, nella solennità dell’Immacolata Concezione di Maria. L’emozione nasce perché è la prima volta che celebro il rito dell’Ordinazione dei presbiteri. Nella celebrazione di questo rito di Ordinazione in cui il Signore dona alla nostra Chiesa di Ferrara-Comacchio quattro nuovi presbiteri sento, inoltre, in comunione con tutta la Chiesa, profondamente realizzato il mandato apostolico.
Questo dono di nuovi presbiteri alla nostra Chiesa oggi è accompagnato da Maria, celebrata come l’Immacolata. Per una grazia singolare di Dio fin dal suo concepimento Maria è stata preservata dal peccato. Nel 1854 avvenne, non senza sofferenza nella Chiesa per le divisioni che creò, la proclamazione di questo Dogma mariano, che troverà nelle apparizioni a Lourdes l’ultima sua importante testimonianza. La pagina della Genesi ci ricorda questa condizione di peccato delle origini, nato dall’inganno e da una libertà usata male, che genera paura, distanza come esprimono gli interrogativi di Dio ad Adamo ed a Eva. Un peccato che, però, non porta Dio a rinnegare le sue creature e a distruggere il mondo, ma a continuare e rinnovare la vita nel dono della maternità di Eva, “madre di tutti i viventi”. La pagina della Genesi ci ricorda la libertà e il peccato dell’uomo. Cari ordinandi, nel ministero presbiterale il male, il peccato attraversa anche la nostra vita: importante è riconoscerlo e, grazie al presbiterio luogo di fraternità e nell’accostamento del sacramento della Riconciliazione, chiedere il perdono del Signore, con umiltà, assumendosi le nostre responsabilità, ma continuando ad affidarci al Signore. Vivere in solitudine il peccato porta al rischio di reiterarlo e di perdere la grazia che invece sostiene la nostra libertà e la nostra intelligenza. Al tempo stesso siate uomini che ascoltano e perdonano. Il vostro ministero chiede di prepararvi a celebrare il sacramento della Riconciliazione come un dono importante per restituire grazia, bellezza alla vita delle persone credenti. Don Milani diceva che sarebbe diventato sacerdote anche solo per confessare, talmente è importante questo ministero nel donare la grazia. Anche per questo valore importante della celebrazione del Sacramento della Riconciliazione, preparatevi sempre prima di celebrarlo con l’ascolto della Parola di Dio, con il costante aggiornamento teologico e morale, anche nel confronto con gli altri presbiteri che vi sono vicini in parrocchia e nelle unità pastorali, con quella attenzione sempre ad essere custodi di un peccato di una nostra sorella e di un nostro fratello che siamo chiamati a condividere nel segreto del nostro ministero.
L’Immacolata ci ricorda che con Gesù inizia una storia nuova, una nuova umanità, dove libertà e grazia dialogano. Maria, Immacolata testimonia questa nuova relazione tra Dio e l’uomo, in Cristo. In questo senso esemplarmente Maria è l’esempio della novità e della quotidianità dell’azione di Dio per e con l’uomo, della ‘benedizione spirituale ’ – come ci ricorda l’apostolo Paolo – donata dal Padre, attraverso Gesù Cristo. Ogni cristiano con il Battesimo diventa “santo e immacolato” e solo “nella carità”, in uno stile di vita di fede da figlio, animato dall’amore e dalla speranza può crescere nella santità. Cari ordinandi, il ministero presbiterale a cui il Signore oggi vi chiama è un ministero di servizio all’uomo, perché nel dono si scopre la presenza di Dio nella nostra vita e ci si lascia prendere per mano. Siete chiamati a essere maestri della fede. E qui mi piace ricordarvi quanto a tutti noi presbiteri Papa Francesco ha scritto nell’Evangelii Gaudium, in relazione all’omelia: “L’omelia è la pietra di paragone per valutare la vicinanza e la capacità d’incontro di un Pastore con il suo popolo. Di fatto, sappiamo che i fedeli le danno molta importanza; ed essi, come gli stessi ministri ordinati, molte volte soffrono, gli uni ad ascoltare e gli altri a predicare. È triste che sia così” (n.135). Il Vescovo di Cremona che mi ha ordinato nel 1984, Enrico Assi, in un incontro con noi ordinandi ci disse: “non esistono prediche belle e prediche brutte; esistono prediche preparate e prediche non preparate”. Preparate bene l’omelia domenicale, anche insieme a un confratello e ad alcuni fedeli, scrivendo anche, in alcune occasioni, un piccolo testo da distribuire, perché la ricchezza della Parola possa ‘correre’ raggiungere i nostri fedeli, arrivare tra le nostre case e orientare a uno stile cristiano autentico. Siete anche chiamati a essere testimoni della carità e della speranza. In voi le persone che incontrate nelle parrocchie a cui sarete assegnati, ma anche nei diversi luoghi di vita non devono percepire di essere di fronte a delle persone perfette, che hanno la verità in tasca, ma a uomini di preghiera e di ascolto quotidiano della Parola di Dio, che riconoscono i propri limiti, collaborano con i confratelli e con i laici, singolarmente e nelle loro esperienze associative, si confrontano con i problemi, li approfondiscono nella formazione permanente e fanno della comunità cristiana la loro casa, dove i primi ad essere amati sono i più deboli, sul piano materiale e spirituale, e dove i giovani alla ricerca, le nuove famiglie e i sofferenti trovano in voi parole di speranza.
Maria Immacolata ci è di esempio. Nel brano evangelico di Luca, che ci ricorda l’episodio dell’Annunciazione, ritroviamo i tratti di uno stile di vita cristiano che illumina anche il ministero presbiterale. Anzitutto l’invito alla gioia che l’angelo fa a Maria. Ogni azione di Dio con l’uomo e per l’uomo dona gioia. Il Vangelo è gioia. Evangelii gaudium ci ha ricordato Papa Francesco. Questa gioia cresce nell’intelligenza: sono le domande di Maria all’Angelo, che rendono l’uomo protagonista nell’accogliere la grazia, diversamente dalle domande i Dio nel racconto della Genesi, che segnalano il peccato. Questa gioia cresce nella responsabilità, che vede la nostra libertà accompagnata dalla grazia del Signore, impegnarsi anche nel cambiare ‘le strutture di peccato’ che umiliano l’uomo piegandolo a diventare complice di situazione di sfruttamento, di egoismo, di conflittualità. Questa gioia cresce nella consapevolezza del dono della vita: del vita di un figlio in Maria e di un figlio per Elisabetta. Questa gioia cresce nella preghiera e nell’affidamento al Signore.
“Ecco la serva del Signore”: le parole di Maria diventano le vostre parole di oggi, carissimi Nicola, Andrea, Massimiliano, Michele: “Eccomi, sono il Servo del Signore”. Parole che dicono la fede in Dio Padre che ci ha creato, nel Figlio che ci ha redento e nello Spirito Santo, Signore che dà la vita.