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Il Vangelo fonte di comunione nella Chiesa e nel mondo

Torreglia: Esercizi spirituali del clero diocesano

08/11/2018

S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio
Cari confratelli, in ogni nostra Eucaristia, la presenza reale del Signore passa non solo attraverso il pane e il vino, ma anche la Parola di Dio che ascoltiamo viva, efficace, tagliente, e che rinnova la nostra vita personale e insieme. Oggi la Parola di Dio ci raggiunge, anzitutto, attraverso un brano della lettera di San Paolo agli Efesini, che ci fa conoscere alcuni tratti della vita dell’Apostolo – ebreo, fariseo, persecutore – ma soprattutto per aiutarci a capire come in Gesù ci sia il compimento delle Scritture e una nuova relazione con Dio e con gli altri. In questo senso i cristiani sono “i veri circoncisi”. E’ il legame paterno con Dio e fraterno con gli altri, in Cristo e nello Spirito, che genera comunione e comunità, Chiesa, la nuova pagina della storia della salvezza. Una storia anche ‘scandalosa’, perché chi era lontano diventa prossimo, i peccatori vengono ascoltati e accolti, gli ultimi sono i primi. La parabola della pecora perduta, a cui essere attenti più che alle altre nell’ovile, o della moneta perduta, che chiede la nostra ricerca. stanno ad indicare uno stile di vita nuovo, non creato sulla separazione o sulla contrapposizione di razze o di caste, di puri e impuri, ma sulla comunione, sulla fraternità.
La comunione e la fraternità chiedono poi dei passi insieme e strumenti sempre nuovi. Il Sinodo dei vescovi, l’ultimo dei quali dedicato a “I giovani, la fede, il discernimento vocazionale”, è un luogo post-conciliare di comunione nella Chiesa, perché “riconosce e accoglie la ricchezza delle diversità delle culture e si pone al servizio della comunione dello Spirito” (Documento finale n. 10).
Nel documento finale dell’ultimo Sinodo dei Vescovi ci sono diversi spunti utili per costruire comunione nelle nostre comunità. Ne raccolgo alcuni.
Un primo spunto lo ricavo dal passaggio sull’iniziazione cristiana. Il documento richiama che “Quando la comunità si costituisce come luogo di comunione e come vera famiglia dei figli di Dio, esprime una forza generativa che trasmette la fede; dove invece essa cede alla logica della delega e prevale l’organizzazione burocratica, l’iniziazione cristiana è fraintesa come un corso di istruzione religiosa che di solito termina con il sacramento della Confermazione” (n. 19). E’ un passaggio molto bello, che ci ricorda di rendere sempre nuova la parrocchia, casa tra le case, come strumento di relazione tra persone più che di gestione di cose da fare.
Un secondo spunto nasce a partire dall’attenzione alla realtà interculturale di oggi. Scrive il documento: “All’interno di società e di comunità ecclesiali sempre più interculturali e multireligiose, è necessario un accompagnamento specifico al rapporto con la diversità, che la valorizzi come arricchimento reciproco e possibilità di comunione fraterna, contro la duplice tentazione del ripiegamento identitario e del relativismo” (n. 94). Il passaggio sinodale ci ricorda tentazioni che spesso ritornano nella nostra vita comunitaria, che si impoverisce se non ordina la ricchezza della diversità.
Un terzo spunto riguarda il nostro ruolo di formatori: “Va infine ricordato che tratti caratterizzanti del nostro essere Chiesa che raccolgono un grande apprezzamento dei giovani sono la disponibilità e la capacità di lavorare in équipe: in tal modo si è maggiormente significativi, efficaci e incisivi nella formazione dei giovani. Tale competenza nel lavoro comunitario richiede la maturazione di virtù relazionali specifiche: la disciplina dell’ascolto e la capacità di fare spazio all’altro, la prontezza nel perdono e la disponibilità a mettersi in gioco secondo una vera e propria spiritualità di comunione” (n.103) . Dobbiamo mantenere sempre vive queste “virtù relazionali” nelle nostre comunità, che sono non solo virtù umane necessarie, ma il sale dell’evangelizzazione, della missione.
Un passaggio molto bello del documento è quello inerente “la comunione missionaria” . “La vita sinodale della Chiesa è essenzialmente orientata alla missione: essa è «il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano» (Lumen gentium, n. 1), fino al giorno in cui Dio sarà «tutto in tutti» (1Cor 15,28). I giovani, aperti allo Spirito, possono aiutare la Chiesa a compiere il passaggio pasquale di uscita «dall’ “io” individualisticamente inteso al “noi” ecclesiale, dove ogni “io”, essendo rivestito di Cristo (cfr. Gal 2,20), vive e cammina con i fratelli e le sorelle come soggetto responsabile e attivo nell’unica missione del Popolo di Dio» (COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE, La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa, 2 marzo 2018, n. 107). Lo stesso passaggio, per impulso dello Spirito e con la guida dei Pastori, deve avvenire per la comunità cristiana, chiamata a uscire dall’autoreferenzialità dell’“io” della propria autoconservazione verso il servizio alla costruzione di un “noi” inclusivo nei confronti di tutta la famiglia umana e dell’intera creazione” (n.125) . La comunione, la sinodalità chiede quell’attenzione al “noi”, al “tutti” che l’Eucaristia ci ricordaogni giorno, condizione dell’essere Chiesa.
Cari confratelli, guardando anche ai giovani di oggi, siamo chiamati a coltivale una spiritualità della comunione, per costruire comunità che sappiano dialogare nella Chiesa e con il mondo. Solo nella comunione si riconoscono ‘i segni dei tempi’, per costruire il domani.