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Requiem aeternam

S. Maria in Vado - Introduzione al concerto "Requiem" di Gabriel Fauré

04/11/2018

S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio
Cento anni fa, “un’inutile strage” – come la chiamò il Papa Benedetto XV - segnava profondamente l’Italia e l’Europa: 16 milioni di morti, la stragrande maggioranza dei quali giovani, 20 milioni di feriti, 24 milioni di profughi. Il Requiem aeternam, la preghiera per l’eterno riposo, stasera è per loro, qui rappresentati dai nomi di alcuni caduti delle nostre parrocchie, della nostra città che, in maniera significativa, sono stati raccolti in questa Basilica, attorno all’Eucaristia, quasi a ricordarci la necessità della preghiera di suffragio per chi è morto per servire la propria terra, ma anche per ricordarci il dolore che sta dietro questi nomi per le vedove, gli orfani di una Guerra Grande solo per la sofferenza che ha generato, “suicidio dell’Europa”, come disse ancora Papa Benedetto XV. Non solo stasera preghiamo insieme, cantiamo insieme l’eterno riposo. Il canto unito alla preghiera renderà ancora più struggente il ricordo e più viva la passione di tante persone che sono nate, hanno vissuto, hanno sofferto e sono morte durante la Grande Guerra.
Alla condanna dell’inutile strage, Benedetto XV univa l’impegno per la pace. E’ ciò che resta di quella Guerra, della successiva ancora più cruenta, e di tutte quelle che fino ad ora hanno segnato profondamente e continuano a segnare oggi 37 Paesi del mondo. L’impegno per la pace di papa Benedetto XV era sostenuto da proposte concrete: i benefici immensi del disarmo, la restituzione dei territori occupati, l’equità e la giustizia. Queste tre proposte sono ritornate nel Magistero della Chiesa fino al presente, unite anche all’obiezione di coscienza per le armi e alla condanna di tutte le guerre, perché sempre ingiuste.
Cinquant’anni fa, nel 1968, per non dimenticare la Grande guerra - ma anche le nuove guerre - San Paolo VI chiese alla Chiesa di iniziare ogni nuovo anno con una Giornata di preghiera per la pace.
Nelle sue parole del primo messaggio per la Giornata della pace del 1968 ritroviamo la necessità di difendere la pace nei confronti di quattro pericoli, che sempre la minacciano:
- “il pericolo della sopravvivenza degli egoismi nei rapporti tra le nazioni”: le chiusure, gli interessi, i nazionalismi sono realtà che ritornano anche oggi e minacciano la pace; e senza Europa la pace è ancora più in pericolo;
- “il pericolo delle violenze, a cui alcune popolazioni possono lasciarsi trascinare per la disperazione nel non vedere riconosciuto e rispettato il loro diritto alla vita e alla dignità umana”: è quella “rabbia dei poveri” ricordata l’anno prima nell’enciclica Populorum progressio, di chi ha perso tutto, i propri cari e i propri beni e non ha più speranza;
- “il pericolo, oggi tremendamente cresciuto, del ricorso ai terribili armamenti sterminatori, di cui alcune Potenze dispongono, impiegandovi enormi mezzi finanziari, il cui dispendio è motivo di penosa riflessione, di fronte alle gravi necessità che angustiano lo sviluppo di tanti altri popoli”: un pericolo grave ai tempi di San Paolo VI e che è ancora più grave oggi, con un rischio di armi di distruzione di massa che è cresciuto ancora di più, come viene richiamato spesso nelle parole magisteriali di Papa Francesco;
- “il pericolo di credere che le controversie internazionali non siano risolvibili per le vie della ragione, cioè delle trattative fondate sul diritto, la giustizia, l'equità, ma solo per quelle delle forze deterrenti e micidiali”: il rischio della mancanza di dialogo, di accordi internazionali, di rinunciare ad avere spesso di più, che ha generato anche negli ultimi anni nuove guerre, instabilità, migrazioni di massa.
Contro questi pericoli, nel ricordo per chi è morto, per chi è stato ucciso poiché la pace non è stata salvaguardata, vogliamo pregare il Signore, “nostra Pace”, con le parole del Santo Paolo VI, recitate 50 anni fa:
Signore, Dio di pace,
che hai creato gli uomini oggetto della tua benevolenza, per essere i familiari della tua gloria, noi ti benediciamo e ti rendiamo grazie; perchè ci hai inviato Gesù, tuo figlio amatissimo, hai fatto di lui, nel mistero della sua Pasqua, l’artefice di ogni salvezza, la sorgente di ogni pace, il legame di ogni fraternità.
Noi ti rendiamo grazie per i desideri, gli sforzi, le realizzazioni che il tuo spirito di pace ha suscitato nel nostro tempo, per sostituire l’odio con l’amore, la diffidenza con la comprensione, l’indifferenza con la solidarietà.
Apri ancor più i nostri spiriti ed i nostri cuori alle esigenze concrete dell’amore di tutti i nostri fratelli, affinché possiamo essere sempre più dei costruttori di pace.
Ricordati, Padre di misericordia, di tutti quelli che sono in pena, soffrono e muoiono nel parto di un mondo più fraterno.
Che per gli uomini di ogni razza e di ogni lingua venga il tuo regno di giustizia, di pace e d’amore. E che la terra sia ripiena della tua Gloria! Amen