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S. Messa di suffragio dei Vescovi

03/11/2018

S. E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, la nostra preghiera di suffragio oggi ha un particolare ricordo per gli Arcivescovi di Ferrara-Comacchio defunti. Alcuni di loro sono sepolti in questa Cattedrale, altri in Cattedrali o luoghi diversi. Tutti sono nel cuore di questa nostra Chiesa, in cui il Signore li ha chiamati ad essere suoi discepoli, successori degli Apostoli. Immagino tutti loro nella comunione dei Santi e guardare, dalla casa del Padre, la nostra Chiesa che fatica talora nell’abituarsi a cammini nuovi di evangelizzazione, ma dove lo Spirito Santo continua a regalare storie di fede e di vita cristiana. Oso immaginare i nostri Arcivescovi che ci hanno preceduto nel Regno dei cieli come i nostri primi protettori, conoscendo il cuore e la mente della nostra gente. Amo anche pensare i nostri Arcivescovi come coloro che, nella comunione dei santi, hanno uno sguardo di attenzione particolare alle nostre gioie e speranze, alle nostre tristezze e angosce. Quest’oggi, nella preghiera, sono con noi, attorno a questo altare per celebrare nuovamente l’Eucaristia, memoriale della passione, morte e risurrezione del Signore.
Pensando a ognuno dei nostri Arcivescovi defunti, personalità diverse e straordinarie, ascoltiamo insieme la Parola di Dio. L’apostolo Paolo dice la sua gioia e il suo entusiasmo, perché Cristo viene annunciato, anche se in modo diverso l’uno dall’altro. I Vescovi sono evangelizzatori originali, ciascuno in modo personale, con la loro storia di fede e di vita, nelle diverse situazioni della vita e della storia in cui hanno esercitato il loro ministero. Ogni confronto non rende ragione dell’unicità e dell’originalità di ciascuno. Evangelizzare è il compito primario della Chiesa e il compito primo di un Vescovo. Ognuno degli arcivescovi di Ferrara-Comacchio, oggi defunti, si può dire che ha fatto proprie le stesse parole di Paolo: “Per me vivere è Cristo e morire un guadagno”. Per Cristo, con Cristo e in Cristo, per questa Chiesa gli Arcivescovi oggi defunti hanno dato la vita. Per questo rimangono nel ricordo di ogni credente di questa Chiesa. Per questo, come successori degli apostoli, rimangono pietre angolari di questa nostra Chiesa.
Il brano del Vangelo di Luca ci parla di un invito a pranzo di Gesù. In questa, come in altre occasioni Gesù racconta una parabola per dire come chi è primo si metta all’ultimo posto a tavola, perché l’onore non viene dal potere, ma dalla chiamata del Signore. I Vescovi sono stati servi di questa Chiesa. Il loro onore è stato essere chiamati dal Signore a compiere un servizio, un ministero, non ad essere i primi, le persone che posseggono di più, più stimate. Parlando a un gruppo di Vescovi, Papa Francesco ha ricordato che talora “l’annuncio del Vangelo subisce le tentazioni del potere” e della “mondanità”, che c’è il rischio di trasformarsi in “attori più che in testimoni” e proporre “un Vangelo senza Gesù crocifisso e risorto” mentre “annunciare significa dare la vita, senza mezze misure, pronti anche ad accettare il sacrificio totale di sé”. I nostri Arcivescovi, che ora sono nella casa del Padre, hanno esercitato questo servizio con fedeltà e amore alla gente, anche di fronte a disagi, difficoltà, incomprensioni. Il servizio chiede dedizione, passione, anche sofferenza.
Cari fratelli e sorelle, preghiamo oggi per i nostri Arcivescovi che ci hanno lasciato, ma i cui segni di carità, di preghiera, di annuncio hanno attraversato, arato e seminato questa terra, rendendola Chiesa di Cristo, popolo di Dio. Dal Paradiso i nostri arcivescovi guardino a questa nostra terra e a questa nostra Chiesa, perché non disperda il seme del Vangelo, ma lo custodisca e cresca dando frutti nuovi. Così sia.