NEWS

COMMEMORAZIONE DI TUTTI I DEFUNTI: OMELIA

Cattedrale di Ferrara

02/11/2018

S. E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, ci ritroviamo insieme, come ogni anno a ricordare tutti i nostri cari defunti. E’ un ricordo che è presente in ogni Eucaristia, memoriale della passione, morte e risurrezione, ma che in questo giorno si fa più intenso, comune perché la morte dei nostri cari ci ricordi il senso dell’esistenza. E’ la speranza cristiana, una virtù talvolta travolta dal nostro essere ancorati alle cose, alla realtà spesso drammatica di ogni giorno, dalla sfiduciai negli altri che ci raduna insieme, in questo giorno, per celebrare la passione e la morte, la risurrezione di Gesù, fonte della nostra salvezza. La speranza legge la storia di ognuno di noi dentro un progetto paterno di Dio, che come all’inizio ci ha creato così alla fine ci rende nuove creature nella sua Casa, il Paradiso. La Parola di Dio che abbiamo ascoltato ci richiama, nella pagina del libro della Sapienza, che chi cerca la giustizia quando muore, il suo passaggio nella nuova vita lo vede arrivare “nelle mani di Dio”. E’ bello pensare che i nostri cari - sacerdoti, religiosi e laici, genitori, figli, amici -, siano stati raccolti nelle mani di Dio, con la tenerezza e l’amore di un Padre che è vicino ai suoi figli. Ma questo guardare al loro amore alla giustizia ci deve rendere capaci di non disperdere un tesoro prezioso che ogni giorno è posto nelle nostre mani.
L’Apocalisse, nel suo sogno e nelle sue visioni, ci descrive la vita eterna come l’incontro con Signore, la comunione con Lui: Cristo è l’eschatos, è al principio e alla fine della nostra vita. Paradiso terrestre e Paradiso rimandano alla stessa situazione a cui siamo destinati: vivere da figli familiarmente con Dio, alla fine come all’inizio della creazione, in Paradiso, senza più il rischio del peccato, dell’allontanarci da Dio. Il Paradiso è fatto da tutti coloro che hanno amato Dio e il prossimo con tutto se stessi e come se stessi, purificandosi nell’incontro con il Signore. La vita eterna è il frutto di questo incontro con il Signore. Oggi siamo chiamati a ricordare in maniera particolare l’articolo del Credo che recitiamo ogni domenica: credo nella comunione dei santi e nella vita eterna. L’attesa della vita eterna è un aspetto fondamentale della fede e della vita cristiana. Se non si dà risurrezione, tutto l'edificio della fede crolla. Come è stato ricordato dalla Congregazione della Dottrina della fede, “Né le Scritture né la teologia ci offrono lumi sufficienti per una rappresentazione dell'aldilà. Il cristiano deve tener fermi saldamente due punti essenziali: egli deve credere, da una parte, alla continuità fondamentale che esiste, per virtù dello Spirito Santo, tra la vita presente nel Cristo e la vita futura - in effetti, la carità è la legge del Regno di Dio, ed è precisamente la nostra carità quaggiù che sarà la misura della nostra partecipazione alla gloria del Cielo -; ma, d'altra parte, il cristiano deve discernere la rottura radicale tra il presente ed il futuro in base al fatto che, al regime della fede, si sostituisce quello della piena luce: noi saremo col Cristo e « vedremo Dio » (cfr. 1 Gv 3, 2), promessa e mistero inauditi in cui consiste essenzialmente la nostra speranza. Se la nostra immaginazione non vi può arrivare, il nostro cuore vi giunge d'istinto ed in profondità” (Lettera su alcune questioni concernenti l’escatologia, 17.5.1979).
Il brano evangelico delle Beatitudini, se nella solennità di tutti i Santi ci ha ricordato i passi della santità, nella commemorazione dei defunti ci ricorda i gradini della scala del Paradiso. Se nella nostra vita cerchiamo la sicurezza in Dio, se non ci ergiamo a giudici degli altri, se siamo vicini a chi soffre, se ricerchiamo la giustizia, se difendiamo sempre l’amore e la pace, se amiamo la verità e non rifuggiamo nelle falsità e nelle calunnie per difendere noi stessi e i nostri errori: allora stiamo salendo la scala del Paradiso, della vita eterna. La vita eterna è la condizione di vita dei nostri cari defunti oggi, che sono ‘beati’, ‘felici’ perché liberati dal peccato, dal dolore, da tutte le sofferenze. I nostri cari, come figli di Dio, oggi vivono nella pace, sono in Paradiso.
Cari fratelli e sorelle, chiediamo oggi al Signore nella preghiera di illuminare i nostri occhi, perché sappiamo sempre cercare l’umiltà, la mitezza, la pace e la giustizia, il perdono, per prepararci con gioia all’incontro con il Signore.