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TUTTI I SANTI: OMELIA

L’esempio del Beato Carlo D’Asburgo Este (Cattedrale di Ferrara)

01/11/2018

S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle, la solennità di tutti i Santi ogni anno torna ricordarci la storia originale e sempre nuova di santità che accompagna la vita della Chiesa e a ricordarci la comune chiamata alla santità. I santi sono gli ‘eletti’, abbiamo letto nella pagina dell’Apocalisse, e attraverso di loro il Signore continua a ricordarci la verità del Vangelo vissuto nella quotidianità. “Ogni santo è una missione – ha scritto Papa Francesco nell’esortazione apostolica Gaudete et exultate -; è un progetto del Padre per riflettere e incarnare, in un momento determinato della storia, un aspetto del Vangelo” (E.G. 19). La pagina evangelica di Matteo, che ci ha ricordato le beatitudini, ci presenta chi sono i beati, i santi e, al tempo stesso, i passi del cammino di santità. Papa Francesco ci ha ricordato che “Gesù ha spiegato con tutta semplicità che cos’è essere santi, e lo ha fatto quando ci ha lasciato le Beatitudini (cfr Mt 5,3-12; Lc 6,20-23). Esse sono come la carta d’identità del cristiano. In esse si delinea il volto del Maestro, che siamo chiamati a far trasparire nella quotidianità della nostra vita”( G.E. 63). Con Papa Francesco ripercorriamo i passi del cammino comune e quotidiano di santità. Il primo passo nel cammino della santità è essere poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Il Vangelo ci invita a riconoscere la verità del nostro cuore, per vedere dove riponiamo la sicurezza della nostra vita, se nelle ricchezze, nel potere o nel Signore. Il secondo passo nel cammino di santità è essere miti. E’ un passo non facile in un mondo dove si litiga ovunque, dove da tutte le parti c’è odio, dove continuamente classifichiamo gli altri per le loro idee, le loro abitudini, e perfino per il loro modo di parlare e di vestire. Insomma, un mondo che è il regno dell’orgoglio e della vanità, dove ognuno crede di avere il diritto di innalzarsi al di sopra degli altri, di giudicare gli altri. Reagire con umile mitezza questa è santità” (G.E. 71e 74)). Il terzo passo nel cammino di santità è consolare chi è nel pianto. “Il mondo ci propone il contrario: il divertimento, il godimento, la distrazione, lo svago, e ci dice che questo è ciò che rende buona la vita. Il mondano ignora, guarda dall’altra parte quando ci sono problemi di malattia o di dolore in famiglia o intorno a lui. Il mondo non vuole piangere: preferisce ignorare le situazioni dolorose, coprirle, nasconderle” (G.E. 75). “Saper piangere con gli altri, questa è santità” (G.E. 76). Il quarto passo nel cammino di santità è il desiderio profondo, quasi una fame e sete di giustizia. La corruzione, la prepotenza scoraggiano spesso le persone che rimangono sole. Difendere gli oppresse, i poveri, i deboli è un passo importante nella vita cristiana. “Cercare la giustizia con fame e sete, questo è santità” (G.E. 79). Il quinto passo nel cammino di santità è vivere la misericordia. La misericordia ha due aspetti: è dare, aiutare, servire gli altri e anche perdonare, comprendere. La vendetta tradisce il perdono e la misericordia. “Guardare e agire con misericordia, questo è santità” (G.E. 82). Il sesto passo nel cammino di santità è la ricerca della purezza del cuore. Puro di cuore è colui che “sa amare non lascia entrare nella propria vita alcuna cosa che minacci quell’amore, che lo indebolisca o che lo ponga in pericolo” (G.E. 83). Il puro di cuore è sincero, non inganna, non fa discorsi insensati. “Mantenere il cuore pulito da tutto ciò che sporca l’amore, questo è santità” (G.E. 86). Il settimo passo è operare e ricerca della pace. “Questa beatitudine ci fa pensare alle numerose situazioni di guerra che si ripetono. Per noi è molto comune essere causa di conflitti o almeno di incomprensioni. E se riesco a fare più danno, sembra che mi procuri più soddisfazione. Il mondo delle dicerie, fatto da gente che si dedica a criticare e a distruggere, non costruisce la pace. Questa gente è piuttosto nemica della pace” (G.E. 87). Seminare pace intorno a noi, questo è santità. L’ottavo passo nel cammino della santità è sopportare la persecuzione per la giustizia. Significa andare controcorrente, mettere in discussione alcuni stili di vita della società di oggi. “La croce, soprattutto le stanchezze e i patimenti che sopportiamo per vivere il comandamento dell’amore e il cammino della giustizia, è fonte di maturazione e di santificazione” (G.E. 92). Due nuovi santi ce lo ricordano: Il Papa San Paolo VI e il Vescovo San Oscar Romero.
Questi otto passi, non facili, nella nostra vita, sono come otto gradini nella scala verso il Paradiso, dove contempleremo il volto di Dio e di tutti i Santi.
Nella professione della comunione dei santi, quest’anno vogliamo ricordare un beato della Casa d’Este, il Beato Carlo D’Asburgo Este. Lo ricordiamo a cento anni dalla fine della prima guerra mondiale, nel 1918, tra i protagonisti di una delle forze belligeranti, l’Impero Austro-Ungarico. Giovane erede al trono dell’Impero, il beato Carlo ha condiviso, con due tentativi, la ricerca della pace di Papa Benedetto XV, perché cessasse “un’inutile strage”, alla fine della quale si conteranno in Europa oltre 16 milioni di morti, 20 milioni di feriti e 24 milioni di profughi. Una ricerca di pace nata da una vita di preghiera intensa, da una storia matrimoniale e familiare di fede con la moglie Zita, unita a un desiderio profondo di giustizia, di unità e fraternità. La reliquia del suo corpo donata dal nipote, Sua Altezza Martino d’Asburgo Este e posta su un altare di questa nostra Cattedrale e nel Monastero di S. Antonio in Polesine - grazie all’interessamento della Gebesliga, l’Unione di Preghiera Beato Carlo per la Pace e la Fratellanza tra i Popoli, presente nella nostra Chiesa di Ferrara-Comacchio – a 100 anni dalla fine della Prima guerra mondiale e a 50 anni dall’istituzione da parte di San Paolo VI della Giornata mondiale della pace - diventerà un invito permanente a ricercare sempre la pace, l’unità e la giustizia, come strade nel cammino quotidiano di santità.