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IL PAPA AGLI SCALABRINIANI: DRAMMA DELL'INVERNO DEMOGRAFICO E DELLE PORTE CHIUSE

Ulteriore conferma della profonda sintonia tra S. E. Mons. Gian Carlo Perego e Papa Francesco

30/10/2018

“Io sono figlio di migranti, e ricordo nel dopoguerra – ero un ragazzino di 10/12 anni – quando, dove lavorava papà, sono arrivati i polacchi a lavorare, tutti migranti”. L’Argentina “- per la mia esperienza - è un cocktail di ondate migratorie. Perché i migranti costruiscono un Paese”.
Ha preso le mosse dalle proprie origini in un paese di immigrati, lunedì 29 ottobre, Papa Francesco parlando a braccio nell’udienza, in Sala del Concistoro, ai partecipanti al XV Capitolo Generale della Congregazione dei missionari di San Carlo (gli Scalabriniani). Questo accenno autobiografico è servito per riflettere su come lo stesso continente europeo sia frutto di diversi flussi migratori sedimentatisi nel tempo. “L’Europa è stata fatta da tante ondate migratorie durante i secoli”, ha affermato il Papa. “Il benessere è suicida”, ha proseguito, “perché ti porta a due cose: a chiudere le porte, perché non ti disturbino - soltanto quelle persone che servono per il mio benessere possono entrare - e dall’altra parte a non essere fecondi, per mantenere il benessere”. “Il dramma dell’inverno demografico e la chiusura delle porte: questo deve aiutarci a capire come è ricevere lo straniero”.
Inverno demografico che riguarda anche il nostro Paese, confermato, ad esempio, nel bilancio 2017 dell’Istat, che segnala un calo del 2% delle nascite rispetto al 2016 e un aumento dei decessi (+5,1%). A fronte di tutto ciò, “anche nel 2017 - spiega l’Istat - le immigrazioni internazionali si confermano più alte delle emigrazioni, contribuendo positivamente allo sviluppo demografico”.
Parole, dunque, quelle del Pontefice, non solo ripetutamente rafforzate da dati oggettivi, ma che confermano la profonda sintonia del nostro Arcivescovo S.E. Mons. Gian Carlo Perego con Papa Francesco; una comunione tanto nell’analisi quanto nella preoccupazione sul futuro delle nostre comunità e, al tempo stesso, la volontà di impegnarsi per un’accoglienza e un’integrazione diffuse e realistiche, senza inutili e dannose chiusure.