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In compagnia del Beato Giovanni Tavelli

Omelia della dedicazione della Chiesa

27/10/2018

S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio
Cari fratelli e sorelle, oggi mi unisco per la prima volta alla vostra festa, nel ricordo della dedicazione di questa chiesa parrocchiale a Dio che qui ogni domenica parla alla comunità, diventa cibo per noi, ci invia ad essere testimoni. A guidarci in questo cammino è stato scelto dalla comunità l’esempio di un credente, il beato Giovanni Tavelli, santo Vescovo di Ferrara. In compagnia del beato Giovanni Tavelli, la dedicazione di questa chiesa è diventata l’indicazione di una casa tra le case , dove il Signore continua a rimanere tra noi, ci rende comunità e ci prende per mano nel cammino della santità. Una santità del quotidiano, come è stata anche quella del beato Giovanni Tavelli, che si vive nelle relazioni, nei legami, nelle gioie e nelle speranze, nelle tristezze e nelle angosce tra le esperienze di ogni giorno.
Per il beato Tavelli, la Bibbia è stata la principale maestra. L’esempio del patrono beato Giovanni Tavelli ci accompagna oggi, anzitutto, nell’ascolto della Parola di Dio, da leggere con molta umiltà, quasi “con senso di vergogna e povertà” – scriveva il Vescovo Tavelli alle monache gesuate di Santa Bonda di Siena – per raccogliere “alcune poche spighe” sfuggite ai mietitori, ai Padri della Chiesa La pagina del profeta Isaia, che vede il popolo d’Israele di ritorno dall’esilio radunarsi intorno al tempio di Gerusalemme, ci ricorda che senza la giustizia, l’ amore al prossimo, il servizio e il dono, l’accoglienza dello straniero, l’attenzione a tutti e non solo a qualcuno, entrare nella casa di Dio – “casa di preghiera tra tutti i popoli” - rischia di essere una profanazione. Non possiamo fare della nostra chiesa un luogo esclusivo, ma inclusivo: il corpo di Cristo è spezzato per tutti, il sangue di Cristo è versato per tutti. Da qui l’architettura di questa chiesa che accoglie, con la cupola della che aiuta a guardare in alto, a superare ogni forma di materialismo e di esclusivismo e che ci ricorda quanto scrive Papa Francesco nell’ Evangelii Gaudium: “Tutti hanno il diritto di ricevere il Vangelo. I cristiani hanno il dovere di annunciarlo senza escludere nessuno, non come chi impone un nuovo obbligo, bensì come chi condivide una gioia, segnala un orizzonte bello, offre un banchetto desiderabile. La Chiesa non cresce per proselitismo ma « per attrazione »” (E.G. 14).
L’apostolo Paolo, parlando alla comunità di Efeso, ricorda che in Cristo Gesù, “Voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio”. In Cristo Gesù tutti, di qualunque paese, nazionalità, etnia diventano figli; tutti, grazie al sangue di Cristo, diventano, “prossimo”, vicini e non lontani. Con la passione e morte e risurrezione Gesù ci ha riconciliati con Dio e tra di noi, ha portato la pace, ai lontani e ai vicini, e così ci ha resi tutti concittadini e familiari, un'unica famiglia, come un unico tempio santo, abitazione di Dio in mezzo ai popoli della terra. Il beato Giovanni Tavelli, da ‘gesuato’, cioè da imitatore di Cristo, ha fatto sue queste parole dell’apostolo Paolo unendo amore a Dio e amore al prossimo, e tra il prossimo guardando con particolare attenzione ai malati, per i quali, nella nostra città,m costruirà l’Arciospedale S. Anna. La riforma della Chiesa di Ferrara a Lui affidata da Papa Eugenio IV dal 1432 al 1446 ha al centro il comandamento dell’amore per rendere la chiesa “ospedale da campo”, per usare un’immagine cara a Papa Francesco, rompendo gli schemi di uno stile di vita mediocre e indifferente, chiuso e ipocrita.
IL beato Tavelli, con il suo stile episcopale da ‘gesuato’, ha aiutato i cristiani di Ferrara a guardare sempre a Cristo, con lo stesso coraggio di Pietro che nella pagina evangelica di oggi rivolgendosi a Gesù dice: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Questa stessa professione di fede che merita a Pietro il primato nella Chiesa universale merita al Beato Giovanni Tavelli di essere chiamato alla guida della Chiesa di Ferrara.
La stessa professione di fede, cari fratelli e sorelle, è chiesta oggi a noi per essere pietre vive della Chiesa corpo di Cristo, di cui questo edificio è immagine. In questo tempo “meraviglioso e tremendo” – come amava dire il Santo Paolo VI – siamo chiamati a una rinnovata testimonianza cristiana, fonte di una riforma della Chiesa a cui invitava Paolo VI mentre si concludeva il Concilio Vaticano II e ci invita Papa Francesco, che nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, ha voluto ricordare le parole di San Paolo VI: “La Chiesa deve approfondire la coscienza di se stessa, meditare sul mistero che le è proprio […] Deriva da questa illuminata ed operante coscienza uno spontaneo desiderio di confrontare l’immagine ideale della Chiesa, quale Cristo vide, volle ed amò, come sua Sposa santa ed immacolata (Ef 5,27), e il volto reale, quale oggi la Chiesa presenta […] Deriva perciò un bisogno generoso e quasi impaziente di rinnovamento, di emendamento cioè dei difetti, che quella coscienza, quasi un esame interiore allo specchio del modello che Cristo di sé ci lasciò, denuncia e rigetta” (E.G. 26). La solennità della dedicazione di questa chiesa parrocchiale è un invito a tutti e a ciascuno a un esame di coscienza per un esercizio nuovo di comunione e di corresponsabilità nella Chiesa, sull’esempio del beato Giovanni Tavelli, vescovo santo e nostro patrono, a cui è dedicata questa chiesa parrocchiale, casa di Dio.