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La Madonna del Parto: omelia

Ceneselli - Rovigo

21/10/2018

S. E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio
Cari fratelli e sorelle, ringrazio don Stefano per l’invito a celebrare con voi la festa della Madonna del Parto. Saluto le autorità presenti, che testimoniano come la fede sia vita e segni profondamente la città, il paese, la vita quotidiana.
Oggi facciamo festa in compagnia di Maria, Madre di Dio, in queste terre e in questa chiesa dove si venera Vergine e Madre sotto il titolo di S. Maria del Parto, almeno dalla fine del ‘400 fino ad oggi. La vogliamo sentire come una di noi e tra noi; donna di fede donna di casa; madre, familiare; cittadina di questo paese da secoli, che ha condiviso le nostre gioie e le nostre speranze, le nostre tristezze e le nostre angosce. Sempre in compagnia di Gesù.
L’antica festa della Madonna del Parto ci aiuta a entrare nel mistero dell’Incarnazione per ritrovare l’umanità e la semplicità di protagonisti come Maria e Giuseppe– come ci ricorda la pagina evangelica di Luca - che riscoprono non solo il senso della Parola di Dio attorno a quel bambino che nascerà, ma ritrovano anche la pace. Umanità e semplicità che caratterizzano anche l’anziano pescatore che ritrovò secoli fa l’antica immagine d’argilla che oggi veneriamo. La pace è uno dei doni dell’Incarnazione, della nascita del Figlio di Dio, da sempre, perché la venuta del Signore si trasforma in una nuova storia di pace per l’uomo, che soltanto chi non la comprende – come Erode – non percepisce, ma anzi trasforma il Natale in una nuova occasione di violenza, di morte. Lo ha ricordato anche Papa Francesco recentemente, quando parlando dell’aborto lo ha collegato alla pace e a tutte le altre aggressioni che l’uomo fa sull’uomo. Maria, meditando gli avvenimenti del Natale, diventa capace di diventare una donna di fede, la prima credente, ma anche una donna che ama, la ‘Serva del Signore’. Così Maria, dopo il parto diventa la Madre che ci invita a non distrarci, a non disperdere subito il mistero di Dio che ci ha regalato un figlio, un fratello, ritornando ad affannarci, arrabbiarci, ma a custodirlo, dando un significato diverso ad ogni gesto, alle relazioni familiari e sociali, alla quotidianità, spazio concreto in cui incontrare il Signore. Sono i sentimenti che ci regala la Madonna del Parto, mentre guarda suo figlio giocare e crescere.
Se la Madonna del Parto ci ricorda il dono del Figlio, da parte di Dio Padre, ricorda anche come ognuno di noi – abbiamo ascoltato dalla’apostolo Paolo nella pagina ai Galati – è figlio di Dio, che grida ‘Abbà Padre’. Come ci ricorda che ogni figlio è un dono, che costruisce il futuro. Le nostre città, i nostri paesi sono talora lo specchio del nostro egoismo, del nostro individualismo, che li rendono più luoghi di morte che di vita. Per fare solo un esempio a Ferrara e a Rovigo a fronte di un nato lo scorso anno ci sono stati due morti: a Ferrara a fronte di 845 nascite ci sono state 1781 morti e a Rovigo a fronte di 290 nascite ci sono stati 610 morti. A Ceneselli la situazione è ancora peggiore: a fronte di una nascita ogni anno ci sono più di tre morti: a 8 nascite corrispondono 27 morti. Senza accoglienza della vita si muore e le nostre città e i nostri paesi rischiano di morire senza una ‘cultura della vita’, che chiede naturalmente una famiglia per la vita, una politica per la vita, tutelata nel suo nascere nel suo crescere e nel suo morire.
Don Tonino Bello, nelle sue pagine mariane dedica un bel ritratto a Maria, donna accogliente. E’ la Madonna del Parto, che tiene sulle sue gambe il Figlio, Gesù. Il Vescovo Tonino commentando l’immagine di Maria, donna accogliente , immagine molto diffusa e familiare, di una maternità feriale, ma sempre originale, come la Madonna del Parto scriveva: “Santa Maria, fontana attraverso cui, dalle falde dei colli eterni, è giunta fino a noi l'acqua della vita, aiutaci ad accogliere come dono ogni creatura che si affaccia a questo mondo. Non c'è ragione che giustifichi il rifiuto. Non c'è violenza che legittimi violenza. Non c'è programma che non possa saltare di fronte al miracolo di una vita che germoglia. Mettiti, ti preghiamo, accanto a Marilena che, a quarant' anni, si dispera perché non sa accettare una maternità indesiderata. Sostieni Rosaria che non sa come affrontare la gente, dopo che lui se n'è andato lasciandola col suo destino di ragazza madre. Suggerisci parole di perdono a Lucia che, dopo quel gesto folle, non sa darsi pace e intride ogni notte il cuscino con lacrime di pentimento. Riempi di gioia la casa di Antonietta e Marco che non risuonerà mai di vagiti, e di' ad essi che 1'indefettibilità del loro reciproco amore è già una creatura che basta a riempire tutta 1'esistenza. Santa Maria, grazie perché, se Gesù l'hai portato nel grembo nove mesi, noi ci stai portando tutta la vita. Donaci le tue fattezze. Modellaci sul tuo volto. Trasfondici i lineamenti del tuo spirito”. E’ una canto mariano di un vescovo, di un apostolo che ha tutelato la vita e la pace.
Papa Francesco, nell’esortazione apostolica Gaudete et exultate, ha un passaggio molto bello a Maria con cui voglio concludere: “(Maria) È la santa tra i santi, la più benedetta, colei che ci mostra la via della santità e ci accompagna. Lei non accetta che quando cadiamo rimaniamo a terra e a volte ci porta in braccio senza giudicarci. Conversare con lei ci consola, ci libera e ci santifica. La Madre non ha bisogno di tante parole, non le serve che ci sforziamo troppo per spiegarle quello che ci succede. Basta sussurrare ancora e ancora: «Ave o Maria…” (E.G. 176). E’ la preghiera che, insieme, oggi vogliamo fare a S. Maria del Divin Parto.