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S. MESSA PER I SOCI AVIS: OMELIA

Ferrara- Cattedrale

20/10/2018

S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Un cordiale saluto al Presidente e a tutti voi soci dell’AVIS. E’ bello questo appuntamento, ormai diventato tradizionale, attorno all’altare, per vivere e celebrare insieme l’Eucaristia. L’Eucaristia è “per tutti”, e in questo motiva anche il vostro servizio per gli altri nessuno escluso. L’Eucaristia è dono, e anche per questo rende ragione del vostro dono del sangue. L’Eucaristia, infine, è comunione, genera unità, interesse comune, per il bene comune come la vostra esperienza.
Ascoltando la Parola di Dio, oggi, incontriamo il profeta Isaia. E’ un brano di un canto del Servo, quello che abbiamo ascoltato. Il Servo è colui che soffre per gli altri, che si dona: è l’immagine del Figlio di Dio e del Figlio dell’uomo. E’ l’immagine di Cristo. La sofferenza ha un duplice significato: da una parte ci fa incontrare le persone, ci rende consapevoli che un piccolo gesto, come il dono del sangue, può aiutare le persone; dall’altro la sofferenza ci rende consapevoli dei nostri limiti, della nostra creaturalità, e ci spinge ad essere uniti, a fare comunità. Il dono, anche il dono del sangue, esprime una dimensione fondamentale della persona, soprattutto di fronte alla sofferenza: l’altruismo. L’altro è un fratello. L’altro è il volto di te stesso e tutto ciò che fai per un altro esprime la tua umanità, e costruisce comunità. Senza dono non si costruisce comunità. A questo proposito, Papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium scrive: “Il bene tende sempre a comunicarsi. Ogni esperienza autentica di verità e di bellezza cerca per se stessa la sua espansione, e ogni persona che viva una profonda liberazione acquisisce maggiore sensibilità davanti alle necessità degli altri. Comunicandolo, il bene attecchisce e si sviluppa. Per questo, chi desidera vivere con dignità e pienezza non ha altra strada che riconoscere l’altro e cercare il suo bene” (E.G. 9).
L’Avis è un laboratorio straordinario in cui aiutare a riconoscere l’importanza dell’altro, al di là della sua esperienza di fede o provenienza, della propria appartenenza politica o sociale, ma solo a partire dal dono che riconosce dolore, sofferenza, richiesta di aiuto. In questo senso, è un valore aggiunto nella città, ma anche nella nostra Chiesa.
La pagina del Vangelo sottolinea il valore del servizio. “Chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore” dice Gesù ai discepoli che pensavano a un posto, a un riconoscimento per averlo seguito. Il servizio è una forma di solidarietà che costruisce il bene comune. Senza servizio non nasce una comunità, una città e neanche una chiesa, ma crescono gli individualismi, gli egoismi, la concorrenza, il materialismo. Il volontariato, nelle molteplici forme che si manifesta in Italia in oltre 35.000 associazioni, di cui l’Avis è una delle realtà più significative, è il volto del dono e del servizio nel nostro Paese: nella cordialità, nella gratuità, nella prossimità. Sempre Papa Francesco ricorda e apprezza che oggi nascano “molte forme di associazione per la difesa di diritti e per il raggiungimento di nobili obiettivi. In tal modo si manifesta una sete di partecipazione di numerosi cittadini che vogliono essere costruttori del progresso sociale e culturale” (E.G. 67). Ogni esperienza di servizio e di volontariato costruisce un futuro migliore, favorisce quella che Papa Francesco chiama “la rivoluzione della tenerezza” (E.G. 88). E’ bello, poi, che anche nell’Avis, tra i protagonisti ci siano i giovani. In questi giorni continua un Sinodo dei Vescovi di tutto il mondo sui giovani e con i giovani. La Chiesa e l’Avis condividono questa attenzione ai giovani, perché siano protagonisti nella vita della Chiesa e della società. E’ un’attenzione che nasce dalla comune speranza che sa leggere e stimolare nei giovani non solo aspetti problematici, ma anche possibilità ed esperienze nuove per rendere migliore la vita di tutti e di domani. E con questi sentimenti, cari fratelli e sorelle, continuiamo a celebrare questa Eucaristia, sacramento del dono e della lode.