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DEDICAZIONE DELLA CATTEDRALE: OMELIA

Ferrara - Cattedrale

16/10/2018

S. E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

La solenne celebrazione della Dedicazione della Cattedrale, nel lontano 1177 alla presenza di Papa Alessandro III, cari fratelli e sorelle, carissimi confratelli, ci riporta ogni anno al Cenacolo, in cui il Signore spezzò il pane e condivise il vino, segni di una memoria di una presenza del Cristo morto e risorto in ogni celebrazione eucaristica. La Cattedrale è, infatti, in ogni Chiesa, il primo luogo della celebrazione eucaristica e il luogo da cui, ogni Giovedì santo, gli Oli benedetti raggiungono, come segni della Grazia, ogni nostra comunità parrocchiale. La Cattedrale richiama che scriveva Don Dossetti in alcune sue lezioni del 1965 - “Eucaristia e chiesa sono coestensibili e che la chiesa simpliciter non è altro che l’Eucaristia, cioè l’assemblea eucaristica» (G. DOSSETTI, Per una «Chiesa eucaristica, Bologna, il Mulino, 2002, p. 62). Nella Costituzione sulla sacra Liturgia la Chiesa si pensa a partire dal memoriale della Cena del Signore; realizza nell’Eucaristia il suo carattere comunionale ed esprime la consapevolezza di essere chiamata a pensarsi nella storia degli uomini e della donne sempre più come popolo messianico e profetico. Mons. Dante Balboni, prete ferrarese e illustre Bibliotecario apostolico, in un articolo de “La Voce di Ferrara” del 1979 scriveva che “la Cattedrale, monumento vivo della comunità diocesana… è la Domus Ecclesia dell’epoca paleocristiana, la Domus plebis Dei medioevale, la vera casa del Popolo di Dio”. Due parole rimangono nei secoli importanti nella definizione della cattedrale: casa e popolo di Dio”.
Casa. E’ questo anzitutto la Cattedrale, e per questo deve conservare, anche nella sua monumentalità e solennità, la dimensione familiare: luogo della preghiera insieme, della Liturgia comunitaria, dell’ascolto della Parola, del perdono, dei ricordi più cari, dei momenti più importanti della vita di una città, del suffragio dei Pastori. Casa. La Cattedrale è il luogo privilegiato dell’incontro tra Padri e figli, tra il Pastore e il suo gregge, ma anche del sentirsi tutti figli dello stesso Padre. Casa. Come per la casa di Zaccheo la Cattedrale è il luogo della conversione, del cambiamento della propria vita, dell’adesione a Cristo.
Popolo di Dio. La Cattedrale è il monumento, il segno più importante contro l’individualismo della fede, il monumento, il segno più importante contro una fede slegata dalla vita (come ci ricordano le sculture della Porta dei mesi), il monumento, il segno più importante contro una Chiesa clericale, che non dà spazio alle capacità, ai doni, ai carismi, di padri e madri di famiglia, di lavoratori, di giovani e anziani, di ammalati e bambini, di consacrati e consacrate. Il Concilio Vaticano II ci ha aiutato, sul piano magisteriale, a recuperare questa categoria del popolo di Dio che la Cattedrale da sempre ricorda. Popolo di Dio indica tutta la Chiesa e non una porzione di essa. É all’interno di questo popolo che si distinguono diversi carismi e ministeri e non è la non ministerialità ordinata a costituire il popolo di Dio. La valenza che il termine viene ad assumere è, per questa ragione, storico-salvifica. Si tratta di una Chiesa riscoperta come popolo messianico in Cristo. “Popolo di Dio” del Vaticano II esprime l’esigenza di partecipazione e di comunione di tutti i fedeli nel servizio profetico, sacerdotale e regale di Cristo (LG 10-12), che si traduce nell’inserimento attivo nei vari servizi ecclesiali e nei carismi dati per la comune utilità (LG 12). Si ritorna ad affermare concretamente che ogni fedele nella Chiesa è una “pietra viva” unita a Cristo “pietra angolare”: che alza le mani per pregare, che chiede a Dio come Salomone “ascolta e perdona”, che sente la vicinanza del Signore, ma anche la prossimità nei confronti degli altri, che sceglie, ha una vocazione, non divide, ma unisce, come ricorda Paolo ai Corinti che dicevano: “Io sono di Apollo”, “Io sono di Paolo”, “Io sono di Cefa”. Per questo la Cattedrale, con le sue pietre che ne fanno un monumento d’arte straordinario, è il luogo che meglio esprime il nostro essere popolo di Dio e, in esso, distinguere i ruoli, i servizi, come quello del sacerdozio ministeriale, che qui vede la sua consacrazione. Come lo è stato per voi, cari confratelli, 30 anni fa, quando il Vescovo Luigi Maverna vi ha imposto le mani e il dono dello Spirito vi ha reso ministri e maestri nella nostra Chiesa di Ferrara-Comacchio. Preghiamo il Signore perché questa Cattedrale continui a vedere un popolo di Dio che con il suo ‘sensus fidei’ costruisca la nostra Chiesa e in essa alimenti le vocazioni alla vita presbiterale, buone, numerose e perseveranti.