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SETTIMANA MARIANA GIORNATA SACERDOTALE: OMELIA

Cattedrale di Ferrara

11/10/2018

S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio
(Gn 3,9-15.20, Salmo Giuditta 13,18-19, Gv 19,25-27)

Cari confratelli, come tradizione ci siamo radunati ai piedi della Madonna delle Grazie, Madre di Dio e della Chiesa, per celebrare il mistero eucaristico, memoria della Passione e morte e risurrezione di suo Figlio Gesù. Paolo VI, nel discorso alla sessione conclusiva dell’approvazione della Lumen gentium dichiarava "E’ la prima volta (...) che un Concilio ecumenico presenta una sintesi così vasta della dottrina cattolica circa il posto che Maria santissima occupa nel mistero di Cristo e della Chiesa" (Discorso di chiusura della III sessione del Vaticano II, 21 novembre 1964). Una rinnovata mariologia, come ricordava anche il teologo ferrarese don Giuseppe Mori, che ha rinnovato anche la nostra devozione a Maria, rendendola più cristologica ed ecclesiologica, evitando così di equiparare o contrapporre Gesù e Maria (come può avvenire con il titolo di Corredentrice), attribuendo nuove litanie, anche titoli nuovi, l’ultimo dei quali regalato da Papa Francesco: Maria, Madre della Chiesa.
La lettura di un brano del capitolo 3 della Genesi ci ricorda come la pari dignità, la relazione tra uomo e donna – di cui ci ha parlato sempre il libro della Genesi domenica scorsa – viene segnata, tentata dal male. L’uomo e la donna sono tentati dal desiderio di avere di più, di essere più grandi, di non avere bisogno del Signore. Il desiderio genera superbia. Maria non è schiava del desiderio e della superbia. La sua relazione con Dio è autentica, umile, da creatura a Creatore, il suo desiderio senza concupiscenza e per questo diventa Madre di Dio. Questa pagina della Genesi è importante ed in genere meditata troppo superficialmente. Ha un significato antropologico profondo. Adamo ed Eva si nascondono al richiamo di Dio che li chiama: “Dove sei?”. Maria invece non si nasconde, ma accoglie la chiamata di Dio con l’ "Eccomi". Non ha paura di mostrarsi a Dio, giovane donna, anche inesperta, con la sua fragilità, con le sue paure, con le sue domande. Il desiderio di avere ed essere di più rompe invece la relazione tra Adamo ed Eva. Infatti, Adamo ed Eva si accusano a vicenda del peccato non sanno prendersi la responsabilità dell'altro. Maria risponde, anche se con comprensibile timore, alla chiamata di Dio. Si mette in gioco nella relazione. Mette in gioco la sua relazione con Giuseppe, al contrario di Adamo, non peccando di superbia, ma concependosi come ‘serva’ di fronte a Dio. Una delle caratteristiche del nostro ministero presbiterato è quello di essere al servizio. Se nel nostro ministero entra l’interesse, la prepotenza, la concorrenza, segni del male, c’è il rischio di indebolire la qualità cristologica e mariana della nostra fede e del nostro servizio. Maria, Madre della Chiesa ci insegna a vivere ‘con’ e non ‘contro’, a camminare insieme, sinodalmente, come ha fatto Lei con Gesù e gli apostoli sulle strade di Galilea, della Giudea e della Samaria fino a Gerusalemme, sotto la croce, guardando suo Figlio morire per la salvezza di tutti gli uomini, nella vita della prima comunità cristiana. Il brano evangelico di Giovanni che abbiamo ascoltato ci riporta con Maria e con Giovanni sotto la Croce. E’ uno dei testi più vivi e appassionati del Vangelo di Giovanni. E’ il racconto dello “Stabat Mater Dolorosa!”. E’ una presenza silenziosa che appoggia il figlio nel suo dono fino alla morte, ed alla morte di croce (Fil 2,8). Le parole di Gesù che accompagnano questa presenza sotto la croce sono significative. Vedendo sua Madre, ed accanto a Lei il discepolo amato, Gesù dice: "Donna, ecco tuo figlio". Dopo dice al discepolo:"Ecco tua madre”. Sotto la croce nasce un nuovo stile di vita, nascono relazioni diverse, nasce la Chiesa. Don Giuseppe Mori ha dedicato un capitolo molto bello della sua mariologia - dal titolo, “Figlia di Sion, Serva del Signore”, come ricorderà chi tra voi lo ha avuto come insegnante – a questo episodio evangelico. “La Madonna e Giovanni, sul Calvario, sono soltanto due persone che seguono più da vicino l’agonia di Gesù, per vincoli di amore, oppure ‘rappresentano’ qualche cosa di più grande? Si domanda don Mori. E risponde che come in Gen. 3 “la donna e la sua discendenza sono così strettamente implicate nella lotta, in cui è in causa la salvezza” così “Cristo attribuisce a Maria un ruolo analogo, nella nuova creazione. Lo manifesta in questa ‘ora’, che è quella del rinnovamento, in questo giardino (19,41), che rinnova il giardino della caduta (Gn 3,24) e dove comincia un mondo nuovo” (p. 227). Nella persona del discepolo prediletto Maria diventa Madre di tutti i discepoli del Salvatore, di tutti i credenti, di tutti noi. A Lei, Madre della Chiesa e Madonna delle grazie, noi oggi ci affidiamo, con le parole di papa Francesco, scritte in conclusione all’esortazione apostolica Gaudete et exultate: “(Maria) ha vissuto come nessun altro le Beatitudini di Gesù. Ella è colei che trasaliva di gioia alla presenza di Dio, colei che conservava tutto nel suo cuore e che si è lasciata attraversare dalla spada. È la santa tra i santi, la più benedetta, colei che ci mostra la via della santità e ci accompagna. Lei non accetta che quando cadiamo rimaniamo a terra e a volte ci porta in braccio senza giudicarci. Conversare con Lei ci consola, ci libera e ci santifica. La Madre non ha bisogno di tante parole, non le serve che ci sforziamo troppo per spiegarle quello che ci succede. Basta sussurrare ancora e ancora: «Ave o Maria…» (G.E 176).
Cari presbiteri, vi invito venerare e amare con devozione e culto filiale Maria, sentendo la sua maternità come vicina alle gioie e alle speranze, alle tristezze e angosce della nostra vita presbiterale e della porzione del popolo di Dio a noi affidato. Cosi sia.