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Pontificale di inizio "Settimana Madonna delle Grazie 2018"

Cattedrale di Ferrara

07/10/2018

S. E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio
Cari fratelli e sorelle, la solennità della Madonna delle Grazie, nostra Patrona, a cui ci prepariamo in questa settimana di preghiera, cade quest’anno in un tempo di grazia per la Chiesa. Infatti, a Roma, il S. Padre e molti Vescovi di tutto il mondo, accompagnati anche da una rappresentanza di giovani, sono riuniti in un Sinodo dedicato ai giovani, alla loro fede e al discernimento vocazionale. Anche Maria era una giovane donna, della stessa età di molti giovani di oggi, che ha risposto il suo sì al Signore che l’ha chiamata alla fede, ha accompagnato suo Figlio nella crescita e nella predicazione fino sotto la Croce, ha vissuto l’esperienza di una comunità che, grazie alla Pentecoste, ha iniziato un cammino di fede fondato sulla memoria eucaristica, sull’ascolto della Parola, sulla condivisione fraterna.
Cosa dice a noi, oggi, questa giovane donna, Maria, da secoli nella nostra Cattedrale invocata come Madonna delle Grazie?
Ascoltando la Parola di Dio di oggi, una brano della Genesi sulla creazione, un primo messaggio che incontriamo è quello della dignità della donna, creatura al pari dell’uomo: “osso delle mie ossa, carne della mia carne”. E’ una dignità e una parità oggi affermata anche sul piano dei diritti, ma che in realtà vede ancora la donna vittima di violenze, oggetto di traffico, non riconosciuta nel suo lavoro domestico ed educativo, spesso con una presenza residuale sul piano istituzionale. Anche nella Chiesa non sempre riconosciamo e valorizziamo una presenza femminile, che è certamente maggioritaria nella vita liturgica, catechistica e caritativa. Per queste ragioni Papa Francesco nell’esortazione Evangelii Gaudium ci ha ricordato che “La Chiesa riconosce l’indispensabile apporto della donna nella società, con una sensibilità, un’intuizione e certe capacità peculiari che sono solitamente più proprie delle donne che degli uomini. Ad esempio, la speciale attenzione femminile verso gli altri, che si esprime in modo particolare, anche se non esclusivo, nella maternità. Vedo con piacere come molte donne condividono responsabilità pastorali insieme con i sacerdoti, danno il loro contributo per l’accompagnamento di persone, di famiglie o di gruppi ed offrono nuovi apporti alla riflessione teologica. Ma c’è ancora bisogno di allargare gli spazi per una presenza femminile più incisiva nella Chiesa. Perché « il genio femminile è necessario in tutte le espressioni della vita sociale; per tale motivo si deve garantire la presenza delle donne anche nell’ambito lavorativo » e nei diversi luoghi dove vengono prese le decisioni importanti, tanto nella Chiesa come nelle strutture sociali” (E.G. 103).
La presenza e il ruolo di Maria nella vita della Chiesa, la sua santità, è la dimostrazione più bella ed evidente che la Chiesa ha una dimensione femminile, mariana che cammina insieme alla dimensione apostolico-petrina, come ricordava il grande teologo Von Balthasar, ripreso più volte anche da Giovanni Paolo II: “L’elemento mariano nella Chiesa abbraccia il petrino senza pretenderlo per sé. Maria è “Regina degli apostoli”, senza pretendere per sé poteri apostolici. Essa ha altro e di più” (Nuovi punti fermi, Jaca Book, Milano, 1991, p. 112). Dalla reciproca dignità dell’uomo e della donna nasce anche la reciproca esperienza di costruire una famiglia, come ricorda sempre la pagina della Genesi e la pagina evangelica, fondata sul matrimonio. L’esperienza matrimoniale e familiare ha il suo significato nel rispetto e nella comunione reciproca, nell’unità, nell’apertura alla vita che genera nuovi uomini e donne, nuove storie di creature, figli di Dio, nuove città. Tutto ciò che divide, anche il pregiudizio, la violenza come ci insegna la storia di Maria e di Giuseppe, non aiuta a tutelare l’uomo e la donna, non favorisce la vita.
Un secondo messaggio che ricaviamo dalla Parola di Dio di oggi viene dal brano della lettera agli Ebrei. E’ il messaggio della fraternità che nasce dalla fede in Gesù Cristo, ma anche dalla fede e dalla maternità di Maria. Il sì di Maria a Dio ha generato la storia di Gesù e la consapevolezza della nostra figliolanza divina e della fraternità umana. Come fratelli siamo chiamati a fare della Chiesa una fraternità. Questo ci impegna alla condivisione, ma anche al rispetto, alla fiducia reciproca. Purtroppo assistiamo ancora a contrapposizioni, separazioni, violenze che creano divisioni e discriminazioni, generano falsità e calunnie, anche nella Chiesa. Come ha affermato il Papa emerito Benedetto XVI, “la più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa”. Guardando, poi, alle nostre città, abitate da persone di diversa nazionalità e religione, non possiamo dimenticare il monito della dichiarazione conciliare Nostra Aetate: “Non possiamo invocare Dio come Padre di tutti gli uomini, se ci rifiutiamo di comportarci da fratelli verso alcuni tra gli uomini che sono creati ad immagine di Dio. L'atteggiamento dell'uomo verso Dio Padre e quello dell'uomo verso gli altri uomini suoi fratelli sono talmente connessi che la Scrittura dice: « Chi non ama, non conosce Dio » (1 Gv 4,8). Viene dunque tolto il fondamento a ogni teoria o prassi che introduca tra uomo e uomo, tra popolo e popolo,discriminazioni in ciò che riguarda la dignità umana e i diritti che ne promanano” (n.5). La Madonna delle grazie ci insegna e impegna alla fraternità, che si costruisce con il dialogo, il dono, il rispetto, la franchezza, il perdono, la preghiera anche per gli altri e con gli altri. Solo dalla fraternità, fondata sulle beatitudini, nasce la santità.
Cari Fratelli e sorelle, affidiamoci a Maria, invocata come la Madonna delle grazie. Alla fine del Rosario pregato tutti i giorni in questo mese d’ottobre, Papa Francesco chiede di aggiungere altre due preghiere: una chiamata ‘Sub tuum presidium’, con la quale si chiede a Maria di essere messi sotto il suo mantello, la sua protezione e quella a San Michele Arcangelo, composta da Leone XIII per ottenere protezione per la Chiesa e recitata in passato al termine di ogni Messa.“L’intercessione esprime l’impegno fraterno con gli altri quando in essa siamo capaci di includere la vita degli altri, le loro angosce più sconvolgenti e i loro sogni più belli” (n. 128) scrive Papa Francesco nell’esortazione Gaudete et exultate. Facciamo nostra questa richiesta del S. Padre per una intensità di preghiera mariana, a cui affidiamo anche il bene della nostra Chiesa e della nostra città.