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Convegno Azione Cattolica: OMELIA S. Messa

Parrocchia S. Agostino- Ferrara

07/10/2018

S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari amici dell’Azione Cattolica, è una gioia per me incontrarvi oggi e vedervi convenuti attorno a un tema fondamentale nella vita della nostra Chiesa: la collaborazione tra laici e presbiteri. Un tema particolarmente importante per la scelta pastorale della nostra Chiesa, dopo un cammino di riflessione iniziato 20 anni fa, di realizzare tra gli 8 vicariati e le 169 parrocchie, una nuova struttura pastorale, ‘le unità pastorali’. Come le parrocchie e ancora di più le unità pastorali costituiscono un luogo pastorale dove la vita fraterna dei presbiteri, la valorizzazione di ogni esperienza di consacrazione, la partecipazione dei laici e la collaborazione tra presbiteri e laici diventano aspetti fondamentali di un nuovo cammino ecclesiale.
La pagina della Genesi e del Vangelo di Marco che abbiamo ascoltato, che presenta la creazione della donna e l’inizio di una storia d’amore e familiare che non può essere infranta facilmente, ci offre due elementi fondamentali della laicità nella Chiesa: la pari dignità dell’uomo e della donna e il valore di una relazione di comunione tra uomo e donna che genera famiglia, quasi una “piccola Chiesa”. Sono due elementi fondamentali nell’esperienza della Chiesa che strutturano anche l’impegno dei laici nella società, con il rispetto della dignità della persona e il riconoscimento della soggettività sociale della famiglia fondata sul consenso e la grazia matrimoniale. E’ così importante l’esperienza laicale nella Chiesa che il decreto conciliare A.A. afferma che “All'interno delle comunità ecclesiali la loro azione è talmente necessaria che senza di essa lo stesso apostolato dei pastori non può per lo più ottenere il suo pieno effetto. Infatti i laici che hanno davvero spirito apostolico, ad esempio di quegli uomini e di quelle donne che aiutavano Paolo nella diffusione del Vangelo (cfr. At 18,18-26; Rm16,3), suppliscono a quello che manca ai loro fratelli e confortano cosi sia i pastori, sia gli altri membri del popolo fedele (cfr. 1 Cor 16,17-18). Nutriti dall'attiva partecipazione alla vita liturgica della propria comunità, partecipano con sollecitudine alle sue opere apostoliche; conducono alla Chiesa gli uomini che forse ne vivono lontani; cooperano con dedizione generosa nel comunicare la parola di Dio, specialmente mediante l'insegnamento del catechismo; rendono più efficace la cura delle anime ed anche l'amministrazione dei beni della Chiesa, mettendo a disposizione la loro competenza” (n.10). Da qui nasce l’importanza dell’ impegno di collaborazione tra laici e presbiteri nelle nostre comunità, come sempre ricorda A.A.: “I laici si abituino ad agire nella parrocchia in stretta unione con i loro sacerdoti (18) apportino alla comunità della Chiesa i propri problemi e quelli del mondo, nonché le questioni concernenti la salvezza degli uomini, perché siano esaminati e risolti con il concorso di tutti; diano, secondo le proprie possibilità, il loro contributo a ogni iniziativa apostolica e missionaria della propria famiglia ecclesiale”” (n.10) .
La pagina della lettera agli Ebrei ci ricorda che il senso profondo di questa collaborazione tra presbiteri e laici non è di carattere organizzativo, ma teologico: siamo figli dello stesso Padre, siamo fratelli. La Chiesa fraternità anima la comunione, spinge alla partecipazione, apre alla missione, sorregge la collaborazione tra laici e presbiteri. L’incapacità di riconoscere l’altro come fratello, di tutelare i più piccoli nella loro crescita, rende incapaci di essere Chiesa e fa ritornare la Chiesa ad essere una società dove il potere conta più del servizio, l’autorità non è più servizio, l’egoismo prevale sulla prossimità. Papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium ci ammonisce: “Non voglio una Chiesa preoccupata di essere
il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti. Se qualcosa deve santamente inquietarci e preoccupare la nostra coscienza è che tanti nostri fratelli vivono sen¬za la forza, la luce e la consolazione dell’amicizia con Gesù Cristo, senza una comunità di fede che li accolga, senza un orizzonte di senso e di vita. Più della paura di sbagliare spero che ci muova la paura di rinchiuderci nelle strutture che ci danno una falsa protezione, nelle norme che ci trasfor¬mano in giudici implacabili, nelle abitudini in cui ci sentiamo tranquilli” (n.49). La Chiesa della fraternità è una Chiesa inquieta, che non si ferma davanti alle difficoltà, che genera nuovi legami e nuove relazioni, che entra in città, sapendo di essere “popolo di Dio”.
Cari fratelli e sorelle, chiediamo al Signore di aiutarci a camminare insieme, presbiteri e laici, persone e famiglie, perché la nostra Chiesa respiri, ami, conosca, soffra, speri a più voci e con più volti. E facendo nostro il desiderio di Papa Francesco preghiamo Maria, giovane donna, laica, perché possiamo imparare da Lei a vivere una nuova Pentecoste nella nostra Chiesa, perché il Padre non abbandoni alla tentazione, ma ci liberi dal male dell’individualismo, dell’egoismo, dell’autoreferenzialità, della pretesa.