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Festa di S. Teresa di Gesù Bambino

Carmelo di Ferrara

01/10/2018

S. E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

“Rallegratevi”, “esultate”: questi due verbi della pagina del profeta Isaia che abbiamo ascoltato, care sorelle e cari fratelli, corrispondono al titolo dell’esortazione apostolica di Papa Francesco sulla santità: Gaudete et exultate. Perché il cammino della santità, di cui oggi ricordiamo un esempio in S. Teresa del Bambin Gesù, è un cammino fondato non sulle nostre capacità, intelligenza e volontà, ma sulla gioia che il Signore pone nel nostro cuore nell’incontro con Lui, nella contemplazione del suo volto, nel mettersi alla sua scuola, come bambini – usando sempre le parole di Isaia, “portati in braccio, sulle ginocchia, accarezzati, consolati”, che S. Teresa scoprirà tra il 1890 e il 1892. E’ “l’infanzia spirituale” – espressione discussa di sua sorella, madre Agnese di Gesù - che S. Teresa del Bambin Gesù ha vissuto e ci ha insegnato, che non è ingenuità, ignoranza, ma fiducia, abbandono nelle braccia materne e paterne di Dio, maturità della fede e della vita cristiana. S. Teresa aveva conosciuto nell’infanzia la gioia nei primi anni e poi il dolore per la morte della madre. Nel Natale del 1886 il Signore realizza la conversione di Teresa, adolescente. Da allora Teresa sente che la carità, sempre più perfetta le prende il cuore, la mente, la vita e inizia la sua “corsa”, usando lo stesso termine dell’apostolo Paolo. Entra così nel convento delle Carmelitane, nella Pentecoste del 1887, pochi mesi dopo sua sorella Maria. L’Incarnazione e la Pentecoste, Dio che si fa uomo, bambino e lo Spirito che è Amore e invia, saranno due momenti cristologici e spirituali che guideranno la sua vita contemplativa e, al tempo stesso missionaria. E’ l’amore di Dio che invia suo Figlio e il suo Spirito, l’amore ricordato dal brano della lettera di Giovanni, genererà continuamente la sua vita e la sua conoscenza di Dio. S. Teresa ha veramente “riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi”. Nonostante le difficoltà avute nel vedere riconosciuta la sua vocazione, tanto da arrivare ai piedi di Leone XIII. Nel 1888 rientra nel Carmelo, questa volta per sempre. E il Carmelo si trasformerà in un Calvario, dove il Crocifisso diventa il compagno di vita, perché tutto viene rimandato, a causa di continue sofferenze e malattie, ma anche la S. Scrittura diventa la sua compagna di vita, assume una centralità nella sua vita – come per ogni contemplativa ricorda oggi Papa Francesco ai nn. 18-21 della costituzione apostolica Vultum Dei querere -: una Parola che spinge a lasciarsi accogliere dalle braccia di Gesù, “l’ascensore”, dirà, e che l’aiuterà a trovare la perfezione. Nel frattempo anche sua sorella Celina entra nel Carmelo nel 1893 e la Madre la invita a scrivere la storia della sua anima. E’ il momento della scoperta dell’amore misericordioso di Dio, cioè di non scandalizzarsi del peccato - nelle sue diverse forme della violenza e della falsità, dell’odio e della calunnia, dell’egoismo e della malvagità -, ma di farsene carico nella sua vita: andare a tavola con i peccatori, guardare al mondo, sentire tutti nel nostro amore come per Gesù, fino alla morte, il 30 settembre 1897, a soli 24 anni.
La preghiera di Gesù, ricordata dalla pagina evangelica di Matteo, dove i piccoli e non i sapienti sono i destinatari della salvezza è stata la preghiera di S. Teresa nel suo ultimo anno di vita, e vuole essere anche oggi la nostra preghiera, che ci rende capaci, soprattutto se affaticati e oppressi, di guardare e andare al Padre e trovare ristoro.
Care sorelle e cari fratelli, Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, per intercessione di S. Teresa del Bambin Gesù, che per qualcuno “la più grande santa dei tempi moderni”, ci accompagni nel nostro cammino di perfezione della carità, di profezia e santità, nello stile delle beatitudini.