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Saluto alla nuova unità pastorale di Borgo Vado

Santa Maria in Vado

30/09/2018

S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

Cari fratelli e sorelle delle parrocchie di S. Maria in Vado, San Gregorio, Madonnina e Santa Francesca Romana, è una gioia per me essere tra voi, oggi, nel giorno in cui inizia una pagina nuova nella vostra vita e storia di comunità. Questa pagina nuova non è semplicemente legata a una nuova struttura, l’unità pastorale di Borgo Vado, ma a un nuovo modello di vita e di stile comunitario. Da oggi non esiste per voi un parroco, ma una comunità presbiterale: quattro preti – don Andrea, don Fabio, Don Francesco e don Paolo -, un diacono permanente, Marcello, con età, esperienza e formazione culturale diversa che cammineranno insieme con voi, guidati da un moderatore. E con voi spezzeranno ogni giorno, soprattutto la domenica, il pane eucaristico, fonte di unità, culmine della vita cristiana. Con voi faranno un itinerario di fede legato all’età, ai sacramenti, perché la fede sia legata alla vita di ogni giorno e con intelligenza sappia rispondere alle domande dell’uomo. Con voi condivideranno una storia di condivisione, di sobrietà ed essenzialità, e di carità, perché la fraternità sia un’esperienza vera che faccia dire alle persone ‘guarda come si vogliono bene’, come dissero ai primi cristiani di Antiochia. Da oggi le risorse e i problemi, le gioie e le speranze di quattro comunità saranno condivise per offrire parole, gesti, opportunità nuove ad ogni persona e famiglia che abita sul territorio.
Questo cammino insieme, nuovo, chiede la capacità di tutti di ascolto e comprensione, di condivisione, di rinuncia. Non si può pensare di continuare come sempre si è fatto. L’unità pastorale non è la somma di quattro realtà che continuano ad avere i propri confini, le proprie attività, le proprie preoccupazioni, le proprie strutture. Sarebbe un rapporto sterile, perché chiuso. L’unità pastorale è una nuova storia di comunità, di una sola comunità ricca di persone ed esperienze diverse. Mi piacerebbe pensare come a una nuova famiglia che nasce sulla base di persone di due famiglie diverse e che genereranno nuova vita e vitalità. Nell’unità pastorale contano anzitutto le persone: la loro età, le loro storie, le loro gioie e speranze, le loro tristezze e le loro angosce, la loro fede o non fede, i loro dubbi. Nell’unità pastorale contano anche le altre comunità di fede oltre le parrocchie: le comunità religiose, i monasteri. L’unità pastorale diventa così una comunità più ricca di persone. Ma non solo. La comunità pastorale è anche più ricca di cose, di strutture per le quali è più facile una cura insieme, è più facile una condivisione di risorse, è più facile affrontare anche numerosi interventi che ridiano non solo alla chiesa, ma anche alla città luoghi di fede e di arte importanti per la crescita e lo sviluppo comunitario. Chi è più ricco aiuta chi è più povero, come ci invita a fare San Giacomo. Le cose, le risorse, il denaro non può essere semplicemente accumulato, ma condiviso per migliorare la qualità della vita di tutti nell’unità pastorale.
Questo cammino insieme deve essere profetico, deve saper riconoscere il passaggio di Dio nella quotidianità della nostra vita e sulla nostra strada, deve saper uscire e incontrare e incrociare il Borgo, provocare, indicare a tutti la Parola di Dio e uno stile di vita nuovo. “Fossero tutti profeti nel popolo del Signore” sentiamo oggi dire da Mosè nella prima lettura. Il dono della profezia può essere di tutto il popolo di Dio, soprattutto se insieme ascolta la parola di Dio e cammina insieme. Invece, talvolta, anziché essere profeti rischiamo di essere cattivi maestri, come ci ricorda la pagina evangelica: perché non tuteliamo i più deboli, non ascoltiamo le sofferenze, provochiamo e ci nascondiamo, offendiamo e nascondiamo la mano, accumuliamo e non dividiamo le risorse, cerchiamo il lusso e non la sobrietà. Se insieme non ci confrontiamo con la Parola di Dio, se insieme non ci affidiamo alla sua misericordia rischiamo insieme di dare scandalo.
Cari fratelli e sorelle, cari presbiteri ho fiducia nella vostra capacità di costruire una nuova storia di comunità, che possa essere esemplare in città e Diocesi. Avete il dono di avere ricevuto un miracolo speciale del Signore, una testimonianza efficace del mistero eucaristico. Sulla base di questa straordinaria presenza reale del Signore, affidandovi a Maria, Madre di Dio e della Chiesa, a San Gregorio, Pastore e Padre dei poveri, a Santa Francesca Romana, che accompagna e aiuta ad attraversare ogni mare, anche quello dell’indifferenza di una città, iniziate la ‘bella avventura’ di una nuova storia di comunità cristiana. Dio nostro Padre, con suo Figlio Crocifisso e risorto e il dono dello Spirito Consolatore benedicano questo cammino.